Lo vedi in Sicilia in piena armonia con la natura: il mistero del "ginnasio romano"
Scoperto nel 1864 dall’archeologo Francesco Saverio Cavallari si trova lungo la via Elorina, l’antica Akradina. Le ipotesi su questo sito archeologico sono varie
Il ginnasio romano di Siracusa
La lontananza mostra quasi dei fossili, uno sguardo vicino delle spoglie in pietra disposte con una perfezione geometrica e architettonica classica. Parliamo dei resti del ginnasio romano di Siracusa. Ma un momento: sarà questa la sua vera identità? Perché questa costruzione, misteriosa per funzione, è stata identificata erroneamente come un ginnasio.
Le ipotesi su questo sito archeologico sono varie: qualche studioso lo identifica come santuario dedicato al culto di Serapide e altri come il “fratello” dell’Iseion di Pompei, tempio di epoca romana destinato ai culti orientali. Scoperto nel 1864 dall’archeologo Francesco Saverio Cavallari si trova lungo la via Elorina, l’antica Akradina, uno degli antichi quartieri della città aretusea. Un ritrovamento imponente probabilmente del I secolo d.C dalla struttura che comprende un quadriportico, un teatro e un tempio.
Oggi circondato dalla natura, se dovessimo riportarlo al suo antico splendore in 3D, avrebbe il quadriportico sopraelevato con colonne calcaree e in stile dorico verso l’interno, ad oggi sopravvissute solo quelle della zona nord - est. Lungo il portico, a est, sono ancora visibili le basi di tre statue con figure maschili togate che a quanto pare erano numerose; due superstiti si possono osservare al Museo Archeologico regionale Paolo Orsi.
Si tratta di una statua marmorea femminile di grandi dimensioni, forse per uso funerario, risalente all’età flavia o traianea (I- II secolo). E una di un magistrato romano con toga e una capsa o scrinium, sorta di portadocumenti usato oggi dagli avvocati, di età adrianea (130-140 d.C.). Il teatro, al centro della piazza, aveva un palcoscenico che aderiva alla fronte ovest del tempio adiacente e serviva da scena monumentale. Infine il tempio, periptero in marmo, era posizionato su un alto podio a camera al quale si accedeva tramite due scalette laterali.
Al suo interno, esisteva un ambiente coperto con un pozzo, davanti un basamento quadrato riconducibile forse all’altare e a un pozzo; alle spalle, invece, esisteva una piccola cavea teatrale un tempo rivestita in marmo della quale rimangono i gradini inferiori. Osservandolo la sola cosa che resta è un silenzio assordante di una vita che lo circondava insieme all’aura di mistero data dall’acqua salmastra, elemento di cui è circondato, perché il suo livello è al di sotto di quello del mare, nettamente superiore al periodo della sua nascita.
Ma tornando all’ipotesi di Serapide, sopra citata, di particolare rilevanza è un’iscrizione dedicata proprio al dio greco - egizio che permette di riconoscere forse il suo culto presso il ginnasio. Anche Cicerone menziona tempio e culto nel passo di Verrine, II 2, 160: “... E che dirò io dei siracusani, dato che questa vendetta fu loro comune con tutti i cittadini romani residenti nella loro città e con quasi tutte le province? Quanta folla, quanto affluenza di popolo - mi dicevano - si era radunata qui quando statue di Verre furono abbattute e rovinate? E dove? Nel luogo più frequentato il più sacro, davanti a Serapide e nel vestibolo del Tempio…”.
Un esempio classico di architettura romana, in cui il mistero e il dubbio rimangono e si fondono, così come la sua vista in armonia con la natura.
Le ipotesi su questo sito archeologico sono varie: qualche studioso lo identifica come santuario dedicato al culto di Serapide e altri come il “fratello” dell’Iseion di Pompei, tempio di epoca romana destinato ai culti orientali. Scoperto nel 1864 dall’archeologo Francesco Saverio Cavallari si trova lungo la via Elorina, l’antica Akradina, uno degli antichi quartieri della città aretusea. Un ritrovamento imponente probabilmente del I secolo d.C dalla struttura che comprende un quadriportico, un teatro e un tempio.
Oggi circondato dalla natura, se dovessimo riportarlo al suo antico splendore in 3D, avrebbe il quadriportico sopraelevato con colonne calcaree e in stile dorico verso l’interno, ad oggi sopravvissute solo quelle della zona nord - est. Lungo il portico, a est, sono ancora visibili le basi di tre statue con figure maschili togate che a quanto pare erano numerose; due superstiti si possono osservare al Museo Archeologico regionale Paolo Orsi.
Si tratta di una statua marmorea femminile di grandi dimensioni, forse per uso funerario, risalente all’età flavia o traianea (I- II secolo). E una di un magistrato romano con toga e una capsa o scrinium, sorta di portadocumenti usato oggi dagli avvocati, di età adrianea (130-140 d.C.). Il teatro, al centro della piazza, aveva un palcoscenico che aderiva alla fronte ovest del tempio adiacente e serviva da scena monumentale. Infine il tempio, periptero in marmo, era posizionato su un alto podio a camera al quale si accedeva tramite due scalette laterali.
Al suo interno, esisteva un ambiente coperto con un pozzo, davanti un basamento quadrato riconducibile forse all’altare e a un pozzo; alle spalle, invece, esisteva una piccola cavea teatrale un tempo rivestita in marmo della quale rimangono i gradini inferiori. Osservandolo la sola cosa che resta è un silenzio assordante di una vita che lo circondava insieme all’aura di mistero data dall’acqua salmastra, elemento di cui è circondato, perché il suo livello è al di sotto di quello del mare, nettamente superiore al periodo della sua nascita.
Ma tornando all’ipotesi di Serapide, sopra citata, di particolare rilevanza è un’iscrizione dedicata proprio al dio greco - egizio che permette di riconoscere forse il suo culto presso il ginnasio. Anche Cicerone menziona tempio e culto nel passo di Verrine, II 2, 160: “... E che dirò io dei siracusani, dato che questa vendetta fu loro comune con tutti i cittadini romani residenti nella loro città e con quasi tutte le province? Quanta folla, quanto affluenza di popolo - mi dicevano - si era radunata qui quando statue di Verre furono abbattute e rovinate? E dove? Nel luogo più frequentato il più sacro, davanti a Serapide e nel vestibolo del Tempio…”.
Un esempio classico di architettura romana, in cui il mistero e il dubbio rimangono e si fondono, così come la sua vista in armonia con la natura.
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