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Lo vedi a teatro, ora torna in tv: il siciliano Fabrizio Falco racconta la serie su HBO Max

Nel corso del 2026, uscirà “In Utero”, la serie creata da Margaret Mazzantini e Nicola Sorcinelli, che nel suo ricco cast vede anche i siciliani: ecco l'intervista a uno di loro

Tancredi Bua
Giornalista
  • 26 gennaio 2026

Fabrizio Falco (foto di Valentina Glorioso)

C’è Netflix con le sue serie, Prime Video con altre produzioni e Disney+ con i suoi marchi inconfondibili. Accanto a queste tre piattaforme streaming, che a giro sono quelle con il pubblico più ampio, una miriade di affluenti per palati più o meno fini, da metà gennaio è arrivato però in Italia un quarto colosso, HBO Max.

È la “patria” di serie internazionali come “Game of Thrones”, “True Detective”, “Euphoria”, ma anche fucina di nuovi prodotti italiani originali: il 20 febbraio uscirà sui suoi schermi “Portobello”, la miniserie scritta e diretta da Marco Bellocchio, che punta la macchina da presa sulla vicenda giudiziaria del giornalista e conduttore televisivo Enzo Tortora.

E più tardi, nel corso dell’anno, sarà invece la volta di “In Utero”, la serie creata da Margaret Mazzantini e Nicola Sorcinelli, che nel suo ricco cast vede anche i siciliani Fabrizio Falco, Fabrizio Ferracane e Donatella Finocchiaro.

“In Utero” (che inizialmente era intitolata “The Place of Life”) è interpretata da Sergio Castellitto, Alessio Fiorenza, Maria Pia Calzone e Thony, e racconta le storie di chi affronta le difficoltà riproduttive in una clinica per la fertilità a Barcellona, ponendosi sia dal punto di vista dei pazienti sia da quello dei medici.

Fabrizio Falco, uno dei personaggi principali, è affiancato in scena dall’attrice napoletana Denise Capezza (nella seconda stagione di “Gomorra” interpretava Marinella, la nuora di Scianel): «Non vedo l’ora che “In Utero” esca e possa finalmente far conoscere i suoi protagonisti», dice a Balarm Fabrizio Falco. Palermitano, classe ’88, l'attore è stato premiato con il Premio Marcello Mastroianni al Festival di Venezia del 2012 per la sua interpretazione di Tancredi Ciraulo in “È stato il figlio” di Daniele Ciprì.

«Io mi sono molto divertito a girarla, all’inizio era tutto molto più “rigido”, ma dopo un po' mi hanno dato carta bianca, e più andavamo avanti, più mi hanno lasciato libero. E molte delle cose che il pubblico potrà vedere sono state una mia invenzione».
La serie è stata prodotta da Cattleya in associazione con Paramount Television International Studio, e a scriverla sono stati Margaret Mazzantini, Enrico Audenino, Teresa Gelli e Vanessa Picciarelli.

«È una visione della genitorialità a 360 gradi – racconta Falco – e affronta questo tema da tanti punti di vista diversi. In questa clinica spagnola ci sono casi e situazioni delle più svariate, cose che vediamo nella vita di tutti i giorni e situazioni in cui spesso non riusciamo a immedesimarci. Spero che su tante cose “In Utero” possa aprire un dibattito, quando uscirà, da un punto di vista politico, che si discuta su tante delle tematiche che affronta.

Ci sono questioni etiche molto aperte, dal mio punto di vista le riflessioni che contiene sono molto condivisibili, e spesso sono cose con cui nessuno di noi ha mai fatto i conti e su cui ci si sente quasi in dovere di dire la propria a tutti i costi».

Per Falco, “In Utero” segna la seconda tappa di un percorso che nel primo trimestre dell’anno lo vedrà ritornare davanti la macchina da presa, prima come protagonista per “Lo scuru” di Giuseppe William Lombardo. «Di base il cinema è una cosa che all’inizio mi è capitata casualmente – dice Falco – e che poi, facendola, mi è piaciuta tanto.

Dopo “È stato il figlio” fui chiamato da Bellocchio, per “Bella addormentata”, e poi dai Taviani per “Meraviglioso Boccaccio”. Nella mia vita però ho cercato sempre molto il teatro, il teatro ha una dimensione più concreta, è più immediato, puoi scrivere una cosa e farla tu stesso come regista e come attore, al cinema devi attendere sempre qualcuno “che ti chiama”.

Poi, attenzione, una volta il teatro era un luogo in cui potevi fare subito tutto, e da solo. Mi spingeva molto a farlo il fatto che potessi farlo davvero autonomamente. Ora è un disastro anche lì. Mi sono pian piano riavvicinato al cinema, un po’ perché sento molta difficoltà nell’ambiente teatrale, mi sembra un ambiente quasi asfittico, ormai in fin di vita, e questo mi dispiace.

Rimanendo in quello stagno rischio di affondare nell’acqua contaminata, cosa che mi frustrerebbe. Il cinema è sì in un momento difficile, ma in questo momento mi dà più vitalità». Così tanta che l’attore vorrebbe non troppo più in là trasformarsi in regista.

E, in parte, l’ha già fatto: «È una voglia che ho da un paio d’anni – confessa Falco – . Ho l’ambizione e la speranza, piano piano, di raccontare anch’io le storie che ho scritto e sceneggiato, e vedere cosa succede. Ho scritto un lungometraggio, però non avendo nessuna esperienza dietro la macchina da presa, ho cominciato a cercare una situazione in cui potessi mettermi alla prova con più facilità».

E così è nato “Capelli”, il suo primo cortometraggio, girato sul finire dello scorso anno, per la fotografia di Daniele Ciprì, lui che quasi quindici anni fa lo «lanciò» al cinema con “È stato il figlio”, facendolo affiancare da Toni Servillo. «Ho scritto il corto circa due anni fa, e mi sono messo a cercare un modo per realizzarlo.

Ho parlato un po’ con Daniele (Ciprì, ndr), che ho coinvolto come direttore della fotografia, e poi con gli attori che formano il cast: Danilo Nigrelli, il protagonista, Simona Malato (che interpreta peraltro sua madre, Teresa, ne “Lo scuru” di prossima uscita, ndr.), Chiara Peritore ed Emanuele Del Castillo, che erano stati fra le altre cose due miei allievi al Teatro Biondo, quando ero tutor della scuola.

A montarlo sarà Ilario Monti (già montatore della miniserie di Joe Wright, “M – Il figlio del secolo”, prossimamente sulla nuova stagione di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno – La vera storia degli 883”, ndr). È un cortometraggio molto semplice, che si condensa più in una sensazione, un’emozione, che nella logica narrativa.

L’input è arrivato dal gesto intimo che è il tagliare i capelli fra due persone, da lì ho costruito una storia che ruota attorno a un’atmosfera, che comanda tutto». Dietro la macchina da presa Fabrizio Falco vede sicuramente parte del suo futuro: «Questa cosa – dice – non la mollo, ho molta voglia di continuare»), davanti le lenti invece lo vedremo in tempi molto brevi come protagonista de “Lo scuru” e nel cast di “In Utero” su HBO Max.

E il teatro? «Adesso stanno arrivando delle repliche di “O di uno o di nessuno” (tratto da Pirandello, ndr.) al Teatro Stabile di Torino – dice l’attore – e a marzo porterò lo stesso spettacolo a Catania. Per il secondo anno, poi, insegnerò all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, con un laboratorio di recitazione cinematografica. Dal cinema aspetto di farmi sorprendere dalle novità».
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