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Erwin De Greef, bacia bene e vinci

  • 5 febbraio 2007

Erwin ha una passione sfrenata per le donne, tant’è che il padre la considera più che un’inclinazione una vera e propria patologia da curare. Erwin, che si sente uno sfigato, elegge a sua donna ideale la maggiorata Clarabella, figlia di un irruente tabaccaio che venderà al nostro un gratta e vinci fortunato (anche se in quarta di copertina si parla di una vincita al lotto!? ndr), grazie al quale “tette belle Clarabella” concederà al ragazzo un appuntamento. Erwin ha un amico, Milian, con cui fare scorribande attraverso una città, facilmente riconoscibile in Palermo e dintorni, che via via si fa visione quando il buio della notte cresce sempre più fitto, il gin tonic diviene essenziale carburante, e la cannabis addolcisce i neuroni. Poi ci sono i locali cittadini del centro storico, la periferia di un mare che non delude mai le aspettative -fossero anche quelle di incontrarvi un cavallo in piena notte - le poliziotte, inevitabilmente anch’esse maggiorate, che si offrono facilmente, ancora sbirri, questi bruti e minacciosi in pieno american style, il maggiordomo perfetto e magico in una casa da ricchi e magica, nella quale il protagonista barcollerà inquieto e stanco cercando di competere con Vito, il pretendente della sua donna.
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Dal titolo originale e affabile, “Dio c’è e bacia benissimo” (Coniglio Editore, 5 euro) è il romanzo esordio di Erwin De Greef, giornalista musicale palermitano, già pubblicato da Editore Gaefra con l’antologia di racconti “Ritmi Urbani”. Dopo un inizio che incespica, perché a nostro avviso non chiaramente afferabile, il ritmo serrato della narrazione fitta di dialoghi e una buona dose di ironia, conducono il lettore velocemente all’ultima pagina. Ciò non soltanto per la brevità del testo, ma anche perché nel mondo del simpatico e passionale notturno, senza statistiche e dati certi, possiamo affermare che almeno una volta tutti quanti hanno vissuto, e proprio per questo a metà libro non ci si può non chiedere come gli andrà a finire. L’eterna lotta fra il bene e il male sembra ormai esser stata tradotta in un conflitto fra l’esser sfigati o meno, e forse dietro il castello divertente di carta e inchiostro e lettere buttate giù dall’autore, dietro le frasi folli che vogliono a tutti i costi sembrar vincenti del protagonista, nelle visioni che vive e che potenzialmente accoglierebbe con gioia come vita reale, c’è la rappresentazione di un quotidiano difficile da gestire se non si “gioca dalla giusta sponda” la partita, se non si è “cool” come qualcuno ci dice che siamo o potremmo essere, e questo vale per tutti gli Erwin del mondo.

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