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"Harry Potter e il calice di fuoco", la realtà fa capolino sotto la magia

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 12 dicembre 2005

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Harry Potter e il calice di fuoco (Harry Potter and the goblet of fire)
U.S.A, 2005
Di Mike Newell
Con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Gary Oldman, Michael Gambon, Alan Rickman,
Maggie Smith, Tom Felton, Timothy Spall, Miranda Richardson

Viviamo in tempi bizzarri e contraddittori, senza dubbio, e quindi è più che legittimo che accada che film cosiddetti per tutti, ma essenzialmente destinati ad un pubblico adulto, si rivelino essere banali e sciocchi, mentre pellicole pensate inizialmente per ragazzi, o per l’infanzia addirittura, siano invece assai profondi, acuti e per nulla banali. Questo è il caso dell’ultima avventura di Harry Potter, e cioè “Harry Potter e il calice di fuoco”, per la regia di Mike Newell, film che conferma come in certi casi (e un altro di questi è la splendida saga de “Il signore degli anelli” di Tolkien, portata sul grande schermo da Jackson), se si è davanti ad un prodotto di qualità, per contenuti e realizzazione della storia, è difficile che un sequel non riesca ad appassionare. In questo quarto episodio cinematografico, il giovane mago deve fare i conti con situazioni più dure che ci sembra riferiscano metaforicamente dell’approssimarsi del suo ingresso nel mondo degli adulti. Sin dall’inizio poi i toni sono cupi ed in generale tutto il film ha un’aria meno festosa di quella presente nelle precedenti pellicole, includendo fra gli accadimenti anche la morte. Qui il nostro ormai quattordicenne Harry si trova a dover partecipare, suo malgrado, ad un torneo fra i migliori maghi delle tre scuole di magia esistenti, e la cosa gli crea non pochi problemi, essendo stato fissato il limite d’età a diciassette anni. Ma qualcuno lo ha iscritto e poi capiremo perché. Il torneo, nonostante abbia soprattutto lo scopo di riunire i gruppi partecipanti sotto l’egida dell’amicizia per un futuro di pace contro il male nel mondo, presenta delle prove assai pericolose, in special modo per il nostro giovane eroe, ancora non del tutto maturo per simili eventi. Stavolta, però, più che il noto acume, saranno le sue doti morali a permettergli di onorare la sfida.



Che il mondo fantastico del nostro Harry fosse un’arguta e quanto mai ingegnosa trasposizione della realtà, era cosa intuibile sin dai film precedenti. Gli scrittori d’altronde, in un modo o nell’altro, è sempre la realtà che narrano, e di questo il regista Newell appare essere ben consapevole. I toni cruenti qui presenti, infatti, sembrano raccontarci di angosce cittadine, di accadimenti violenti e mortiferi in contesti sereni, dei nostri tristi tempi insomma. Ma, fortunatamente, anche altre notazioni meno gravose sono possibili, quali riferimenti all'oggi: innanzitutto quel desiderio di unione e di amicizia fra i maghi di diverse nazionalità, che è il motivo per cui il famoso torneo viene organizzato, e ancora, qui più che negli altri episodi, è evidente la natura assolutamente multirazziale dell’insieme degli studenti di Hogwarts. Se siamo in un mondo di magia perché la penna dell’odiosa cronista di gossip (interpretata dalla sempre brava Miranda Richardson) scrive da sola su un blocchetto sospeso in aria, o perché le foto sul giornale sono animate o le liquirizie pungenti pungono sul serio, poco importa. In effetti, la Rowling, scrittrice dalla fantasia geniale, non fa altro che raccontarci del mondo reale, secondo gli usi e costumi della società britannica, dagli austeri cerimoniali del college al fanatismo del tifo sportivo all’invadenza del peggiore giornalismo. Che poi il male, che tanto largamente alberga nel cuore degli uomini (facile ricordare di questi tempi quanto l’uomo possa essere malvagio in natura), sia personificato dal terribile Voldemort (interpretato da Ralph Fiennes), il mago malefico che perseguita Harry, poco importa. Alla fine, lungo il cammino infinito della conoscenza di sè, la lotta più dura da affrontare rimane sempre quella con la propria coscienza. E ancora merita di essere ricordata la frase pronunciata più volte da Silente, il sapiente mago a capo di Hogwarts, nei diversi episodi: «Dovrete scegliere fra ciò che è facile e ciò che è giusto».

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