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Herself, “Please please please leave now”

  • 25 gennaio 2005

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Band: Herself
Titolo: Please please please leave now
Anno: 2004
Etichetta: Subcasotto Records


Dopo circa tre anni della loro attività ecco il lavoro degli Herself realizzarsi in questo disco dal titolo “Please please please leave now”, quasi riecheggia la vecchia canzone di Morrysey, Marr e compagni. Il disco, un home recording, un fai da te pubblicato per la Subcasotto Records di Milano, etichetta dal nome inquietante come lo stesso Gioele Valenti, che ha scritto e registrato l’intero lavoro, ha voluto sottolineare alla presentazione, è un ottimo punto di arrivo ma soprattutto un punto di partenza dato che il vero lavoro comincia adesso. Ma andiamo ad analizzare il disco in ogni suo frammento… Si parte con un brano dal significativo titolo “Wow” che suona più come un intro onirico con lo scopo di introdurci in quella che sarà un po’ l’atmosfera del disco. A seguire “Beggars & Sand” ci catapulta in dimensioni acide e paesaggi desertici dove sembra di sentire la voce di Hugo Race con i suoi True Spirits. Subito dopo si entra in un ambito più prettamente folk e molto più herself almeno per come fino ad oggi li abbiamo conosciuti, con la splendida “Know you” e “So nice” già nota a chi ha potuto ascoltare il gruppo dal vivo o il suo primo ep. Si mantiene la stessa attitudine con la ballata psichedelica “Break the door”, voce e chitarra, in pieno stile Pink Moon del compianto Nick Drake. Con “The hardest thing to say” ci si immerge nuovamente in atmosfere oniriche, un brano strumentale dove è quasi possibile leggere una trama…fate voi.



Arriva inevitabilmente il classico, almeno per chi segue il gruppo da un po’ di tempo: “Patrick Swayze”, nome dell’attore scomparso dalla scena, nel senso che non lo si vede da tempo in un film, non nel senso di River Phoenix. Qualcuno si ricorderà di Swayze in Ghost e I ragazzi della 56ma strada…a proposito…che fine ha fatto Ralph Macchio? E siamo agli sgoccioli ma il meglio deve ancora arrivare. “Between two starz” è una ballata lenta ma dal ritmo sostenuto e accattivante, quasi meccanica, con una voce sussurrata, senza dubbio uno dei brani più toccanti del disco. Poi però arriva “Suite Creep”…da sola vale tutto il disco. Per chiunque ama la nuova ondata folk, artisti come Sparklehorse, Elliot Smith, Bonny Prince Billy, Gastr del Sol, Eels e per i più nostalgici amanti di Nick Drake, il disco celebra l’amore per questo particolare suono, un disco nostalgico e carico di sentimento, per certi versi molto poco europeo e il fatto che provenga dalla camera da letto di un ragazzo cresciuto di Palermo non può che sorprenderci. Herself è una band in continua evoluzione, l’intero disco è una sorpresa che oltre a dare un buon avvio alla band dovrebbe servire da incoraggiamento alle giovani indie-band palermitane in un ambiente che non è certo dei più favorevoli.

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