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Kals’Art: Yungchen Lhamo, dea tibetana della canzone

Antonio Terzo
Ospite
  • 13 dicembre 2004

Sonorità new age miste ad inflessioni etniche e riflessioni intimistiche, di quelle, però, che fanno capo all’universalità e spiritualità dell’uomo: questa in stretta sintesi la musica di Yungchen Lhamo, cantante d’origine tibetana che recherà il proprio messaggio mistico-musicale ai palermitani, sabato 18 dicembre (all’Oratorio di Santa Cita) per la rassegna natalizia Kals’Art Winter 2004 organizzata dal Comune (ingresso gratuito).

Il suo nome in Tibetano significa “Dea della Melodia e della Canzone”, e così venne battezzata circa 28 anni fa da un Lama di Lhasa che per lei aveva presentito una splendida voce e previsto una fulgida carriera, ambasciatrice nel mondo della grande spiritualità del popolo dell'altopiano. E Yungchen non ha disatteso quelle premonizioni, e da quando fu costretta a mettersi in marcia e lasciare il proprio paese nel 1989, si è affermata come la principale vocalist tibetana della scena mondiale. Fin dagli esordi del ’94, passando per la “Real World” dell’ex Genesis ed oggi folletto protettore della world music, Peter Gabriel, ad oggi le sue performances a cappella hanno riscaldato gli animi sensibili di tutto il mondo, da Sydney in Australia (dove nel 1995 vince l’“Australian Recording Industry Award” come miglior album di world music per il brano “Tibetan Prayer”) all’Europa e l’America, alla Carnegie Hall di New York.

E della sua particolarità artistica anche i colleghi musicisti si sono accorti se al suo attivo la nostra ha tre album a proprio nome più una fitta serie di collaborazioni fra cui quella dove ha prestato la sua “mantrica” e suggestiva voce alla colonna sonora del film “Sette anni in Tibet”. Senza dimenticare che le sue sonorità vocali sono prese spesso a prestito da commenti musicali a documentari del National Geographic, e a supporto delle numerosissime iniziative a sostegno del Tibet e della sua “frustrazione” politica ed umana (Tibet House New York, The Milarepa Fund, Students For a Free Tibet, Tibet Relief Fund, Australian Tibet Council, The Dalai Lama Trust New Zealand, Pema Tsal School in India, Amnesty International, Walk Against Want, Reebok Human Rights Awards, Survival International), inziative che han visto Yungchen a fianco di Philip Glass, Annie Lennox, Michael Stipe e Sheryl Crow.

Anche l’ultimo album, “Coming Home”, del resto, vede la presenza dei “drones” di Peter Gabriel, le percussioni di Hossam Ramzy, il violoncello di Caroline Lavelle e la chitarra di David Rhodes, i suoni del kantele finlandese di Timo Trovinen ed il violino di Richard Bourreau, il tutto abilmente impastato dall’esperienza di Hector Zazou. Momenti di inarrivabile leggerezza, ponte dal Tibet verso il reso del mondo, che certamente saranno ancor più intensi nell’esibizione dal vivo, per un concerto che suggeriamo di non mancare.

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