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Loma: intervista a Paola Maugeri

Prima dell’inizio del concerto abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paola Maugeri, visibilmente immersa nello spirito della serata

Fabio Ricotta
Giornalista e imprenditore
  • 13 gennaio 2004

Atmosfere soffuse e suoni ipnotici hanno contraddistinto la performance dei Loma, la nuova band della vj di Mtv Paola Maugeri e dell’ex Puertorico Massimo Ferrarotto, in concerto al Cult Movie di Palermo domenica 11 gennaio in occasione del nuovo tuor promozionale di “Eighteen Years of Sin”,  il nuovo disco del gruppo prodotto da cantautore catanese Cesare Basile. Prima dell’inizio del concerto abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paola Maugeri, visibilmente immersa nello spirito della serata, a cui era presente un pubblico di affezionati e amanti del genere.

Dai Puertorico ai Loma. Parlaci un po' di questo nuovo progetto.
«Loma è un progetto che nasce dalle ceneri dei Puertorico dove io suonavo il basso e Massimo Ferrarotto (ora anche nei Loma) la batteria. Da allora sono cambiate un po’ di cose: non c’è più Thomas Avondo alla chitarra, Massimo adesso suona la chitarra ed io alla voce. Suoniamo anche con  musicisti diversi che hanno apportato in qualche modo dei cambiamenti notevoli all’interno della band e inoltre abbiamo iniziato a scrivere delle canzoni nuove che rispecchiano il periodo della vita che stiamo attraversando. Suonare in giro è sempre una grande gioia perché ti puoi confrontare con le persone, specialmente qui in Sicilia perché è la mia terra. Suonare a Palermo, poi, è una gioia immensa perché l’ultima volta che sono venuta, quattro anni fa ai Cantieri della Zisa, era il giorno del mio compleanno e oggi ritornare in questo periodo è suggestivo».



Come procede la promozione del vostro nuovo “Eighteen Years of Sin”? Come reagisce il pubblico?
«Siamo contenti perché questo disco è come se fosse una fantastica macchina diesel. E’ come se stesse scaldando il motore a poco a poco. La settimana scorsa Massimo ed io abbiamo saputo che sul sito di Virgilio siamo stati scelti tra i venti dischi più belli dell’anno in mezzo a degli artisti strabilianti. E così tutto procede spontaneamente tra una sorpresa e l’altra, tra una data qui e una lì, presa magari così per caso o per richiesta di molti ragazzi che via e-mail ci invitano a suonare nelle loro città. Fino a questo momento abbiamo suonato un po’ in Nord Italia, adesso la Sicilia e il mese prossimo suoneremo in Puglia e nel Lazio. Insomma, ce la stiamo prendendo comoda perché vogliamo che questo disco cresca lentamente visto che viviamo in un momento in cui nella discografia italiana si brucia tutto estremamente in fretta e se un disco non funziona a due mesi dall’uscita sembra che non funzioni più. Massimo ed io abbiamo invece deciso di andare in controtendenza dividendo le nostre date in trance da tre o quattro concerti, in modo tale da far durare la promozione almeno un anno e cercando così di portare la nostra musica in più luoghi possibili soprattutto con quella tranquillità che in qualche modo vogliamo perseguire. Insomma, crediamo nei progetti a lunga distanza».

La traduzione italiana di “Eighteen Years of Sin” è “Diciotto anni di peccati”. Perché questa frase?
«Considerando che Massimo ed io abbiamo più o meno 30 anni e considerando che di peccati nella nostra vita ne abbiamo fatti almeno 9 anni a testa, ecco che sommando il tutto si arriva a 18. Scherzo! In realtà è soltanto una frase che abbiamo detto una sera durante una discussione a New York con un nostro caro amico. Parlavamo della religione cattolica e tra una chiacchiera e l’altra è venuta fuori questa frase che ci è piaciuta a tal punto da intitolare così il disco».

Per produrre il vostro disco avete creato un’etichetta tutta vostra, la Nina Dischi. Cosa avete in mente?
«Con Massimo abbiamo deciso di abbattere delle barriere producendoci il nostro disco, aprendo un’etichetta e costruendo un tour in base alle nostre esigenze. Prima di tutto vogliamo fare i nostri dischi e per noi è una grande fatica portare avanti un progetto in un momento in cui è molto difficile in Italia fare un certo tipo di musica. Ci piacerebbe in futuro, appena recuperati un po’ di euro, pubblicare anche i dischi di qualche altra band visto che personalmente ricevo molte demo-tape e quindi riesco a tenere il polso della situazione. Per Massimo è la stessa cosa perché ascolta un sacco di musica».

Quale consiglio pratico daresti alle band emergenti siciliane per riuscire a concludere qualcosa? 
 «Il consiglio lo darei alle band di qualsiasi parte del mondo, ma a quelle siciliane lo do con maggiore coinvolgimento emotivo. Penso che bisogna perseverare nella propria passione che non è una cosa semplice. Continuare a migliorare, studiare, conoscere bene il proprio strumento e la musica. Confrontarsi con dei musicisti che si considerano di valore e ascoltare della bella musica, perché credo che nella vita si riesce a scrivere bella musica solo se si ascolta bella musica. Questa non è una frase mia ma quella di un grande musicista che ho avuto la fortuna di intervistare ed è una cosa nella quale credo profondamente. E’ lo spirito di ricerca che rende un musicista diverso da un altro».

A parte te e Massimo chi sono gli altri musicisti che suonano con voi? Come vi siete conosciuti?
 «Il progetto Loma deve moltissimo ai musicisti che suonano con noi. Sono principalmente amici e perlopiù catanesi: Marcello Caudullo alla chitarra e alla batteria Marcello Sorge. Abbiamo anche due donne nel gruppo, Giorgia Poli al basso (ex Scisma) e Roberta Castoldi al violoncello (sorella di Morgan, Ndr), che ha suonato con noi anche nei Puertorico. Il loro apporto è stato fondamentale per sviluppare quelle canzoni che ho scritto insieme a Massimo ma che alla fine sono suonate con loro, quindi è stata importantissima la loro empatia nei confronti della nostra musica».

Il disco è prodotto da Cesare Basile. Come è nata la collaborazione con lui?
«La collaborazione con Cesare Basile è nata grazie a Massimo. Io conosco Cesare da molto tempo anche perché siamo entrambi di Catania, ma Massimo in questi ultimi anni ha coltivato di più il rapporto d’amicizia con lui. Abbiamo semplicemente deciso di spedire le nostre canzoni a Cesare perché volevamo un parere da parte di una persona che stimiamo tantissimo. Lui le ha ascoltate e gli sono piaciute molto, così da invitarci a Catania per registrarle. Nel momento in cui abbiamo caricato la macchina con i nostri strumenti per trasferirci un mese Catania, è nato ufficialmente “Eighteen Years of  Sin”».

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