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Matrimoni e pregiudizi: trionfa la moda del film etnico

Giusy Vaccaro
Ospite
  • 14 dicembre 2004

Matrimoni e pregiudizi (Bride and prejudice)
Regno unito, U.S.A. 2004
Di Gurinder Chadha
Con Aishwarya Rai, Martin Henderson, Daniel Gillies, Naveen Andrews, Namrata Shirodkar

Dopo il successo di “Sognando Beckam” Gurinder Chadha torna sul grande schermo con “Matrimoni e Pregiudizi”, il suo secondo lavoro da regista. Ancora una volta l’epicentro della storia è la cultura indiana, in continua crescita da qualche anno a questa parte e che sta suscitando molta curiosità nel mondo intero. Non a caso il film è stato molto apprezzato in Inghilterra, dove vivono diverse comunità indiane. L’immagine dell’India povera e dei bambini che muoiono di fame ha lasciato spazio a quella che è l’essenza di questa cultura molto variopinta, ricca di affascinanti riti e tradizioni, di canti e balli, di abiti colorati, di feste e tradizioni alimentari che hanno una storia millenaria e che si conservano nel tempo, sebbene il “progresso” stia arrivando ad ampie falcate. La vicenda ruota attorno ad una famiglia indiana, composta da padre, madre e 4 bellissime figlie femmine alle quali occorre far sposare qualche benestante indiano. Una vicenda che si colora di incontri/scontri anche di natura culturale, malintesi, personaggi molto coloriti e divertenti.

Quella del film “etnico” pare essere diventata la scoperta cinematografica del secolo. Le diverse culture, specie quelle più antiche e più legate alle tradizioni, suscitano oggi un particolare interesse. La loro lenta evoluzione sembra essere fortemente in contrasto con altre culture più moderne. I matrimoni combinati, o comunque il vedere il matrimonio come un punto nodale della vita di un essere umano, sono oggi per noi aspetti che suscitano da un lato stupore, dall’altro quasi ilarità per la superficialità applicata in scelte così importanti. Parole come “Prima viene il matrimonio e poi nasce l’amore” hanno sì fatto parte della nostra cultura, ma oggi sembrano sepolte nei libri e nei romanzi d’epoca che affollano le nostre librerie. In realtà l’intento della regista era quello di far apparire questo mondo meno antiquato e meno ortodosso di quanto possa sembrare, cercando di dimostrare che c’è armonia, c’è anche un desiderio di cambiamento che però non suscita scontri, perché ogni cosa avviene gradualmente, così come gradualmente è avvenuto per le altre popolazioni.

La vicenda si ispira al romanzo “Orgoglio e pregiudizio”, dell’inglese Jane Austen, riproponendo le difficoltà di una storia d’amore vissuta nell’Inghilterra di 200 anni fa nell’India di oggi. La protagonista femminile, Lalita, interpretata dall’ex Miss Mondo Aishwaria Ray, è l’anello di congiunzione delle diverse culture: da un lato c’è l’amore per la sua terra, per ciò che rappresenta e per tutti quegli aspetti che i turisti, incuriositi più dalla moda che da altro, spesso trascurano; dall’altro c’è il bisogno di sentirsi padroni della propria vita e del proprio amore, senza doversi sacrificare al fianco di un uomo ricco ma poco intelligente. Un film che, pur non essendo molto impegnato, si presta a molteplici spunti di riflessione e in un certo senso suscita nello spettatore il desiderio di conoscere questa terra. È vero che gli indiani oggi sono dappertutto e che i loro piatti tipici si possono mangiare nei tanti ristoranti sparsi nelle nostre città, ma è come decidere di non andare più in Italia perché la pizza la si mangia ovunque!

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