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"Orgoglio e pregiudizio", la parola che diventa immagine

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 13 febbraio 2006

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Orgoglio e pregiudizio
Gran Bretagna, 2005
Di Joe Wright
con Keira Knightley, Matthew MacFayden, Rosamunde Pike, Donald Sutherland, Brenda Blethyn, Judi Dench

Quando le storie funzionano ed esercitano grande fascino dalle pagine di un libro, è difficile che non arrivino al grande schermo. Quando si tratta poi di romanzi celebri, non è il caso di stupirsi se le versioni cinematografiche tendano a moltiplicarsi nel tempo e questo è il caso di “Orgoglio e pregiudizio”, nuovamente proposto per il cinema, romanzo che rese famosa la scrittrice inglese Jane Austen (Hampshire 1775 – Winchester 1817), interessante figura della letteratura anglosassone per l’originalità dei temi trattati e la ricchezza espressiva dello stile. Infatti, dopo il film del 1940, epoca d’oro hollywoodiana, con Greer Garson e Laurence Olivier e il leggero bollywoodiano “Matrimoni e pregiudizi” di Gurinder Chadha, arriva sugli schermi il misurato lavoro di Joe Wright, che rispetta in tutto e per tutto l’opera letteraria, caratterizzata, come detto, da una parola assai vivida che il regista trasferisce pienamente sullo schermo. L’impresa riesce e il film si candida per ben quattro Oscar: migliore attrice protagonista, costumi, art direction e musica, tutte candidature senza dubbio ben meritate. Le ridicole strategie della signora Bennet per maritare le sue cinque figlie, tanto belle quanto povere, insieme con le storie d’amore annesse, sono qui raccontate con estremo garbo e raffinata eleganza, avvalendosi peraltro di un ottimo cast: dalla giovane e brava Keira Knightley (la cui prova le è valsa appunto la nomination quale migliore attrice) a Donald Sutherland (nei panni del bonario papà Bennet) a Rosamunde Pike (la primogenita Jane) alla sempre brava Judi Dench (stavolta un’odiosa Lady Catherine).



Nonostante le manovre dell’ansiosa madre (una divertente Brenda Blethyn) non sembrino sortire gli effetti sperati, l’orgogliosa Liz, la delicata Jane e poi la più giovane delle sorelle riescono ugualmente a coronare il proprio sogno d’amore, superando i dovuti orgogli e pregiudizi del caso. È con estremo rigore filologico che il regista resta fedele al romanzo, e le splendide location della campagna inglese e delle colline di Longbourne nello Herfordshire ne sono la conferma, rispondendo alle reali ambientazioni della storia. Lo stesso dicasi per i costumi e per la perfetta ricostruzione degli ambienti, risolvendosi così l’opera cinematografica, come detto, in un’ottima trasposizione del romanzo, valorizzando appieno la bellezza della pagina scritta. Ed il pregio della pellicola ci sembra infine questo, quello di raccontare egregiamente un classico, una romantica storia d’amore nella provincia inglese di fine settecento, senza pretese di trasformazione alcuna nel tempo o nello spazio. Molto belle le musiche, anche queste in odore di Oscar. Insomma, una volta tanto un film che non fa rimpiangere per nulla il romanzo dal quale è tratto. Che poi l’amore ai nostri giorni sia suscettibile di ben diverse evoluzioni, questa è cosa ben nota, anche se è pur vero che spesso è quel temibile primo sguardo a colpire! E per finire, sappiamo bene quanto sia purtroppo difficile contenere l’orgoglio e rimuovere i pregiudizi.

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