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Palazzo Ziino, ecco il "Premio Agenore Fabbri"

In esclusiva a Palermo l'unica tappa italiana della mostra che presenta gli artisti selezionati in gara per il "Premio Agenore Fabbri 2010"

  • 7 ottobre 2010

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Chi era Agenore Fabbri? È presto detto. Era uno scultore nato in provincia di Pistoia nel 1911 e morto a Savona nel 1998, autore di opere dagli accenti drammatici, venati di un esasperato espressionismo. Perché parliamo di lui? Perché alla sua memoria è dedicato un premio che, dal 2003, viene assegnato a un giovane artista italiano dalla Fondazione VAF, il cui fautore è il collezionista tedesco Volker W. Feierabend, grande appassionato di arte della nostra penisola. Al premio si accompagna una mostra, “Posizioni attuali dell’arte italiana”, che offre una visione sistematica delle opere degli artisti selezionati che gareggiano per il premio (un
assegno di 20.000 euro). Quest’anno, per l’edizione 2009-2010, l’esposizione avrà come unica tappa italiana Palermo e come sede Palazzo Ziino (via Dante 53, Palermo), dopo essere stata allestita in primavera nel nord della Germania, presso la Stadtgalerie di Kiel. Quindici gli artisti partecipanti all’evento, visitabile da venerdì 8 ottobre a domenica 28 novembre e curato da Feierabend stesso e da Klaus Wolbert, presidente della Fondazione; tra loro anche tre siciliani: i palermitani Andrea Buglisi e Stefania Romano, pittore e fotografa, e il pittore e disegnatore di Gela Giovanni Iudice. La mostra è visitabile dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 18.30 e la domenica dalle 9.30 alle 13 (costo d'ingresso 3 e 5 euro).



La mostra offre un variegato spaccato dello scenario artistico italiano, promuovendone la conoscenza al di là dei confini nazionali. A un comitato scientifico e a una giuria di prestigio, nei mesi dedicati alla lunga gestazione di ogni edizione, spetta il compito di "battere" il territorio italiano recandosi negli studi degli artisti, parlando con loro, alla ricerca dei nomi da selezionare che corrispondano a quei parametri di attualità, originalità, particolarità, maturità formale che guidano l’operato della Fondazione. Per la mostra di quest’anno, così come per quella del 2007 (vinta dal pittore ragusano Francesco Lauretta), ho avuto il privilegio di seguire da vicino il comitato curatoriale organizzando un fitto calendario di incontri con artisti palermitani.

Abbiamo visitato insieme decine di atelier e sono state sottoposte alla "delegazione tedesca" centinaia di opere, dal video alla pittura, dal disegno alla fotografia, dalla scultura all’installazione. Per ogni autore non è mai venuta meno la curiosità, la voglia di conoscere e di capire, fino alla selezione finale, che vedrà Romano, Buglisi e Iudice accanto a Gabriele Aruzzo (romano, vive a Pesaro), autore di pitture ad acrilico e smalto dai soggetti surreali e dai toni fumettistico-grotteschi, e alle installazioni di oggetti del quotidiano coperti da ragnatele di filo di Antonella Bersani, milanese, legate a tematiche relative al femminile e all’organico. Il trentino Stefano Cagol indaga sui rapporti tra politica-società-natura e cultura, attraverso un uso concettuale delle immagini, delle scritte e del video, mentre Francesco Carone (Siena) contamina con la sua passione per la letteratura e la scienza la realizzazione di oggetti destituiti dalla loro funzione originale.

Elisabeth Hölz (Merano) blocca nella fissità dell’immagine fotografica la caducità del tempo e il suo trascorrere silenzioso sulle cose e sullo spazio. Nelle opere di Hubert Kostner (Bressanone) è imprescindibile il riferimento al paesaggio, alla cultura e all’ambiente altoatesini, mentre nelle sue installazioni/performance e nei disegni Dacia Manto (Milano/Bologna) esprime la sua predilezione per le dottrine segrete dell’alchimia e per le pratiche esoteriche di una scienza prerazionale che si muove sulle tracce della vita (K. Wolbert, in Catalogo edizioni Silvana Editoriale). Colpiscono i volti dipinti con virtuosismo iperrealista del pratese Andrea Martinelli, di cui ogni ruga sembra racchiudere un dramma, così come le fotografie e il video di un’identità smarrita, di un corpo metafora di un travaglio dell’anima di Fabrizio Sacchetti (Pescara). Spiazzanti le “sculture del futuribile” di Peter Senoner (Bolzano), esseri ibridi accompagnati da disegni e proiezioni video, così come le foto di Davide Tranchina (Bologna), disorientanti nella resa di scenari metropolitani, mentre il video di Devis Venturelli (faentino residente a Milano) rivisita con ironia cestini dei rifiuti e altri elementi di arredo urbano, con una riflessione dolce-amara sulla città contemporanea.

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