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Rivoluzione nella formazione: la Regione cambia regole

Per impedire che i fondi destinati alla formazione vengano sottratti a vantaggio di politici e prestanome, Rosario Crocetta e Nelli Scilabra presentano un ddl innovativo

Balarm
La redazione
  • 24 settembre 2014

Bruciano ancora, bruciano tragicamente gli scandali siciliani riguardanti i corsi di formazione professionale. Brucia ricordare che i fondi che dovevano avere lo scopo di condurre gli iscritti ad una preparazione di qualità siano finiti nelle tasche di uomini e donne disonesti, che hanno messo il loro interesse prima di ogni cosa.

Brucia d'un fuoco che deve essere spento, e dopo mesi qualcuno alla Regione ha pensato bene di prendere un secchio d'acqua e acconciarlo a disegno di legge, per fare in modo che simili scandali non si ripetano, che l'intero sistema regionale di istruzione e formazione si rinnovi.

In buona sostanza, senza eccessivi giri di parole, il nuovo disegno di legge presentato a Palazzo d'Orleans dovrebbe cambiare ogni cosa ispirandosi ad un modello europeo, fortemente innovativo, che comprende non solo lezioni in aula ma anche dei veri e propri apprendistati.

Stop alla retribuzione dei corsisti: gli iscritti si formano per mezzo di un voucher, che gli consentirà di scegliere la propria strada tra quelle proposte in un apposito libretto formativo che vede protagoniste università, scuole e aziende, le quali dovranno dare vita ad accordi di rete e accreditarsi per potere in seguito interagire con i ragazzi, favorendo le categorie deboli.

Spazio anche alla formazione di poli tecnico-professionali di filiera, che saranno composti da un'istituzione accreditata e due imprese collegate a istitutti tecnici o professonali.

Nodo centrale della questione è il decentramento delle competenze. La Regione si riserva il diritto di programmazione, ma non di gestione degli interventi: viene lasciato spazio di manovra ai Liberi consorzi dei Comuni e alle città metropolitane.

Nelle persone di Rosario Crocetta e Nelli Scilabra il disegno di legge ha preso forma. Ma la sua applicazione è ancora tutta da discutere all'Assemblea Regionale Siciliana, e lo scetticismo dilaga: riuscirà mai a vedere davvero la luce?

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