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Roberto Cominati per la Sinfonica diretta da Yoel Levi

«Lo scopo della musica – scriveva Rachmaninov – è creare la bellezza; oggi i nuovi talenti lavorano più con la testa che con il cuore e sono incapaci di entusiasmo»

  • 15 gennaio 2004

Appuntamento pianistico quello di questa settimana (venerdì 16 gennaio alle ore 21.15, sabato 17 alle ore 17.30 e domenica 18 alle ore 11) per la Stagione concertistica della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana. Le luci del palcoscenico del teatro Politeama di Palermo si accenderanno, nella prima parte, per il giovane pianista Roberto Cominati che, al fianco dell’Orchestra diretta da Yoel Levi, eseguirà il famoso Concerto n. 3 in re minore op. 30 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov. Nato a Napoli nel 1969, Roberto Cominati è stato allievo di Aldo Ciccolini e Franco Scala. Dopo avere conquistato, nel 1991, il primo premio del Concorso “Alfredo Casella” di Napoli, ha vinto i premi del Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano e del Concorso Internazionale di Leeds, che gli hanno aperto le porte delle principali istituzioni musicali europee. La seconda parte del concerto sarà invece dedicata a una grande pagina orchestrale del repertorio russo, la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Dmitrij Shostakovich. Le composizioni di Sergeij Rachmaninov rappresentano assai bene quel classicismo nostalgico che in Russia, negli anni della Belle Époque, si contrappose alla nascente avanguardia radicale.



«Lo scopo della musica – scriveva Rachmaninov – è creare la bellezza; oggi i nuovi talenti lavorano più con la testa che con il cuore e sono incapaci di entusiasmo». Estimatore di Cajkovskij, Rachmaninov riuscì a tracciare una precisa linea stilistica in cui convergono elementi vecchi e nuovi, tenuti insieme dall’amore verso la sua terra, la sincerità delle passioni e una grande abilità tecnica. Diplomatosi con lode nel 1892 al Conservatorio di Mosca, Rachmaninov divenne un celebre pianista virtuoso e un compositore “nostalgico”, nel cui stile narrativo trovano una mirabile fusione rigore esecutivo, arditezze tecniche e ineffabili melodie. Già durante gli ultimi anni di studio, aveva cominciato a comporre nuovi pezzi, fra i quali il Concerto n. 1 in fa diesis minore per pianoforte e orchestra op. 1 (1890-91), accolti con discreto favore; dopo il catastrofico debutto della Sinfonia n. 1 in re minore op. 13 (San Pietroburgo 1897), Rachmaninov restò invece praticamente inattivo come compositore, non suonò in pubblico per un paio d’anni e si diede anche al bere.

Seguito da uno psichiatra, nel 1901 riprese a comporre: da quel momento inizia la sua vera carriera di pianista-compositore di grande rinomanza internazionale. fra l’autunno 1909 e il febbraio 1910, Rachmaninov compie la sua prima trionfale tournée in America, che prevedeva un imponente elenco di impegni. Il 16 gennaio 1910, Gustav Mahler dirige il pianista-compositore nella prima esecuzione, alla Carnegie Hall di New York, della sua pagina oggi più celebre, il Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra op. 30. «Quest’opera – si legge nelle cronache del debutto – diventa man mano sempre più imponente e sarà classificata certamente tra i concerti per pianoforte più interessanti degli ultimi anni, anche se la sua lunghezza e le estreme difficoltà le precludono la possibilità di essere eseguita da pianisti che non siano dotati di tecnica eccezionale». Il successo di pubblico fu enorme, l’affluenza più numerosa dell’anno alla Carnegie Hall.

Il 1934 è l’anno cruciale per la storia della musica e della cultura sovietiche: Maksim Gor’kij tenta una prima e nebulosa definizione del concetto di “realismo socialista”, mentre il cupo Andrej Zdanov esalta l’infallibilità di Stalin, teorizza la «decadenza e la putrefazione della cultura borghese» e impone agli artisti del suo Paese di attingere alle «titaniche imprese dei costruttori del Piano Quinquennale». Da tali premesse demagogiche discende, nel 1936, il primo di una lunga serie di attacchi contro il mondo della cultura: nel mese di gennaio il quotidiano “Pravda” condanna infatti l’opera drammatica Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Shostakovich che viene inquisito e costretto all’autocritica. Negli anni successivi, Shostakovich si rassegna a convivere con il potere sovietico e ad agire, soprattutto, con maggiore cautela: scelse così di eludere il terreno minato dell’opera lirica, dedicandosi con più assiduità alla sinfonia (in tutto quindici opere) o alla musica da camera. La Sinfonia n. 5 in re minore op. 47, del 1937, è una delle pagine più famose di Shostakovich ed è il primo concreto segnale della sua decisione di allontanarsi, momentaneamente dai linguaggi radicali delle avanguardie, e di agire nei limiti della sintassi tonale, senza però perdere in espressività e vigore. Biglietti in vendita al botteghino del teatro (ore 10-13); informazioni al numero 091.588001.

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