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Un bacio appassionato, un po’ freddino

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 22 febbraio 2005

Un bacio appassionato (A fond kiss)
Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna 2004
Di Ken Loach
Con Atta Yaqub, Eva Birthistle, Shabana Bakhsh, Ahmad Riaz

Quei fortunati che da bambini hanno avuto qualcuno (mamma, papà, nonna, nonno o facente veci) che gli raccontasse una fiaba, sanno bene che il piacere dell’ascolto dipendeva essenzialmente dalla capacità del narratore di riuscire ad incantare, anche con la più conosciuta delle fiabe. Passando dalla fiaba al film, il discorso è analogo. Trattando temi assai visitati, occorre una proposta più che originale se si vuol far dimenticare quanto è stato già detto sull’argomento, altrimenti pur raccontando in maniera decorosa una storia, non si riesce a conquistare appieno lo spettatore. In sostanza questo è quanto accade con l’ultimo film di Ken Loach, “Un bacio appassionato” (con Shamshad Akhtar, Ghizala Avan, Shabana Bakhsh, Eva Birthistle, Pasha Bocarie), una storia d’amore, ambientata a Glasgow, tra una cattolica irlandese e un giovane pakistano. Subito ci vengono alla mente più di un titolo di pellicole recenti, nelle quali le problematiche delle società multirazziali comuni ormai a quasi tutti i paesi europei (per gli U.S.A. il fatto di conoscere il problema da più tempo non ha giovato granché), vengono trattate con ironia e comicità, ma non per questo in maniera stupida, anzi. Basti pensare al delizioso “East is East” per esempio, o al divertente “Sognando Beckam”. Sappiamo bene invece che la prospettiva di Loach, autore di opere di impegno sociale e politico, sia rivolta ad una descrizione più seria della realtà, concedendo poco al risibile.

E allora la storia (un innamoramento che quasi non sembra possa scatenare le drastiche scelte antitradizionaliste del giovane orientale) viene raccontata pacatamente, come se si volesse dare allo spettatore il tempo di una doverosa riflessione, mentre quella prospettiva di cui dicevamo conduce ad un asciutto ritratto (quasi documentaristico, anche per effetto della lingua originale in certi dialoghi) delle consuetudini orientali (descritte comunque con profondo rispetto e ammirazione) e ad un fugace riferimento alle terribili guerre di religione nella terra d’origine della famiglia del giovane, motivo dell’emigrazione in Gran Bretagna. Se la storia d’amore è il pretesto che il regista ha utilizzato per dire dell’altro, in verità non si capisce però che cosa Loach abbia aggiunto con questo film a quanto già detto (certo diversamente) da altri. E per giunta anche la passione del titolo (che deriva dalla delicata aria cantata nel film da un’allieva della protagonista) ci chiediamo dove sia, ma si sa, gli inglesi sono un po’ freddi al riguardo ... Battute a parte, la tensione emotiva scarseggia (l’impressione del “sapere come va a finire” ci accompagna dall’inizio alla fine del film, senza che nulla intervenga a fugarla) e la narrazione, senza infamia né lode, scorre blandamente riproponendo situazioni spesso risolte in maniera comica in altri film, ma qui mantenute invece entro i confini di una seriosità che, non riuscendo ad evolversi in maniera incisiva in alcunché, conduce inevitabilmente alla noia. Detto questo, rimane però la bravura di tutti gli attori, indiscutibilmente ben diretti. Insomma, una storia della quale già sapevamo parecchio.

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