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Un palcoscenico di pazzi: la tragedia di Re Lear al Biondo

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 22 febbraio 2005

Dopo avere girato per l’Italia (ed essere stato il secondo spettacolo più visto nel secondo semestre del 2004) debutta il 2 marzo alle 21 (con repliche fino al 13 marzo) al teatro Biondo di Palermo (via Roma 258), “Re Lear” di William Shakespeare, per la regia di Antonio Calenda (traduzione di Agostino Lombardo, con Roberto Herlitzka nel ruolo di Lear, Daniela Giovanetti, Luca Lazzareschi, Alessandro Preziosi, una produzione del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia in coproduzione con Compagnia Mario Chiocchio). Si tratta di un dramma fitto di vicende di dolenti contraddizioni (tutto ha origine dal desiderio di Lear, re di Britannia, di dividere il suo regno fra le tre figlie Gonerilla, Regana e Cordelia), virtù punite, di saggezza che nasce dalla cecità e dalla follia, “tempeste dell’anima” che rendono impossibile ai padri leggere nel cuore dei figli. Un universo in cui l’uomo è in balìa di una realtà insensata, “un palcoscenico di pazzi” in cui al “fool” - il pazzo - sono affidate battute ciniche, pietose, lucide e il dono di percepire gli errori altrui. I temi alti e universali, fanno di questo dramma (scritto nel lontano 1606) un’opera complessa e moderna che conferma la capacità di Shakespeare di parlarci come fosse “un nostro contemporaneo”.

Nelle sue note allo spettacolo il regista Antonio Calenda scrive: “Noi dobbiamo accettare il peso di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non ciò che conviene dire (…)”. Risuona con tale forza e senso nelle coscienze contemporanee il monito racchiuso nella bellissima battuta con cui Edgar conclude il “Re Lear”, che questo suo appello potrebbe essere sufficiente a sintetizzare le ragioni che ci inducono oggi ad affrontare l’opera. In un mondo come il nostro, in cui sempre più spesso dimentichi della realtà vera, dei valori più profondi, sembriamo inclini a giustificare qualsiasi cosa – la guerra, la violenza, la disonestà – attraverso una ridda di parole vuote, di asserzioni prive di senso, Re Lear si rivela un testo fortemente allusivo alla contemporaneità, capace di testimoniare con sorprendente intensità l’aporia che tuttora viviamo fra significante e significato, fra parola e sentimento, fra ciò che dichiariamo per convenienza e quanto invece si agita nell’oscurità del nostro animo. Lear è un uomo posto al centro di un universo di solitudine e illusione, in cui ogni certezza è precaria e in cui, con straordinaria precisione, si riflettono le angosce del tempo di Shakespeare e del nostro. Angosce, sofferenze contro le quali a volte solo la follia, mimata o reale, sembra poter rappresentare uno scudo efficace. Un mondo che a Lear appare come “un grande palcoscenico di pazzi” e che proprio attraverso il palcoscenico continua a parlarci e a muoverci alla riflessione. Per informazioni è possibile telefonare al botteghino del teatro al numero 091.7434341.

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