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Un “sogno barocco” per la nuova fontana Pretoria

Alle 17.45 ci sarà il tempo, in concomitanza con la trasmissione Thelethon, per un collegamento in diretta con Rai Uno che riprenderà l’inaugurazione della fontana

Balarm
La redazione
  • 13 dicembre 2003

Sarà una “festa barocca” in pieno stile a dare il benvenuto, sabato 13 dicembre a partire dalle 17, alla nuova fontana Pretoria di Palermo, dopo un restauro durato cinque anni. Un gioco di luci e ombre e duemila “padelle” romane, istallate e accese sugli edifici circostanti, supportate da fari alogeni sapientemente sincronizzati con i gettiti d’acqua della fontana, restituiranno la piazza ai palermitani. E a far risplendere il bianco delle statue ci penserà anche l’attore Ludovico Caldarera che leggerà un brano che riprende l’epitaffio posto sul prospetto di Palazzo delle Aquile, mentre a seguire, L’Orchestra da camera “Vincenzo Bellini” diretta dal maestro Ignazio Miraglia e composta da venti elementi e due solisti, suonerà parte delle Quattro stagioni di Vivaldi accompagnata dal Coro di Giovani del Terzo Millennio diretto dal maestro Marcello Iozzia. Alle 17.45 ci sarà anche il tempo, in concomitanza con la trasmissione Thelethon, per un collegamento in diretta con Rai Uno che riprenderà l’inaugurazione della fontana.

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«Sono tre momenti che danno prestigio e funzionalità al monumento – commenta il sindaco Diego Cammarata – due dei quali, la cancellata e i lampioni, sono stati predisposti in chiave di rispetto filologico; mentre il nuovo sistema idrico contribuirà a segnare la contiguità fra due spazi straordinari, quali sono quelli di piazza Pretoria e dei Quattro Canti. Con questa riapertura, siamo in presenza di un evento di grande significato per la nostra città: l’ombelico di Palermo, centro storico della Municipalità, torna a nuova vita, guidando simbolicamente il rilancio in corso di tutta la città». Realizzata nel 1555 dallo scultore toscano Francesco Camilliani, la fontana un tempo doveva essere collocata nella villa fiorentina di Don Cosimo Medici, Gran Duca di Toscana, ma successivamente venne acquistata dal Senato palermitano e montata davanti al Palazzo pretorio nel 1581. E proprio per questa nuova collocazione che venne cambiata la composizione, rispetto alla sistemazione originaria (in un giardino), per adattarla alla scenografia della piazza.

Lo scopo così fu presto raggiunto da parte del Senato, che da un lato ebbe la possibilità di realizzare una sorta di santuario degli emblemi originari della città e dall’altro, quello di rivendicare le proprie prerogative rispetto al potere vicereale. I numerosi elementi che l’adornano (24 protomi e 20 statue) sono sculture in piedi e giacenti, divinità mitologiche, sirene, arpie, delfini e mostri marini. Tra le sculture, secondo l’interpretazione di Antonio Veneziano, ricorrono le personificazioni di quattro fiumi storici palermitani: Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce, rappresentati nelle quattro grandi vasche; le statue all’esterno (accoppiate) sono quelle di Diana e Apollo (guardando Palazzo delle Aquile in senso antiorario), Adone e Venere, Mercurio e Pomona, Bacco ed Ercole; all’interno ci sono quelle dell’Abbondanza e della Liberalità, di Trittolemo e Cerere, di Vertunno e Venere Verticordia, di Opi e Orfeo.

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