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Un viaggio nel tempo verso Giulia Tofana: l'avvelenatrice che terrorizzava Palermo

La Casa della Morte, l'acqua Tofana e soprattutto Giulia Tafona: un viaggio indietro nel tempo di Palermo, quando al Papireto nascevano leggende, avvelenatrici e culti

Eugenia Nicolosi
Giornalista e scrittrice
  • 18 ottobre 2017

Una foto dello spettacolo "Notte delle Streghe" andato in scena allo Steri di Palermo

Siamo nel 1500, in pieno quartiere Papireto a Palermo, dove oggi sorgono il Mercato delle Pulci e l'accademia di Belle Arti. In quella zona paludosa contaminata da miasmi e malattie, il fiume Papireto lambiva ancora la terra circostante con le sue acque putride nonostante l'ordinanza del Senato che decretava il suo interramento.

Un secolo dopo il fiume era ancora lì, come l'aria tossica che impregnava le case e le vite della gente. La leggenda - ripresa dal sito web Palermoviva - della Casa della Morte vuole che quell'aria tossica venisse sfruttata da mariti e mogli stanchi di condividere l'esistenza con il proprio coniuge.

Appartenente a un uomo d'affari, la Casa era una finta residenza di villeggiatura dove veniva condotto il malcapitato che, nel giro di poco tempo e tra atroci sofferenze, si spegneva a causa dell'infezione diffusa dalle mura domestiche.

In ogni caso, dopo il prosciugamento della palude "del Buonriposo" l’area tornava a essere un'ambita zona residenziale condannando la Casa della Morte a essere dimenticata.

In realtà questa storia sembra intrecciarsi cone quella di una figura storica, realmente esistita e di cui si ha notizia certa: Giulia Tofana. Siamo nel 1600 e la palermitana Giulia Tofana elaborava la ricetta di un infuso incolore, insapore e inodore ancora oggi noto come Acqua Tofana.

Pur non conoscendo le dosi esatte, gli ingredienti principali del veleno sono arsenico e piombo ma è probabile che contenesse anche belladonna, uno scritto riporta invece che fosse una miscela di anidride arseniosa diluita in acqua distillata aromatica addizionata con alcoolato di cantaridi.

In ogni caso, prodotto il veleno su vasta scala, l'avvelenatrice lo vendeva a caro prezzo a uomini, ma principalmente donne, che ambivano alla vedovanza piuttosto che resistere in un matrimonio infelice, alla luce del fatto che il divorzio non era un'opzione contemplata.

Il potente veleno che non lasciava traccia e che causava una morte priva di sintomi fu il motivo per cui Giulia Tofana venne perseguitata dal severo Tribunale dell'Inquisizione, che aveva sede allo Steri di piazza Marina, che la costrinse a fuggire prima a Napoli e poi a Roma.

Il processo nel quale si perdono le cronache dell'intera vicenda ebbe luogo nel 1659 e vide condannate all'impiccagione - o murate vive - oltre cinquanta donne che nel corso degli anni si erano rivolte a lei, che in quello stesso anno moriva a Roma.

Sotto tortura infatti confessò di aver venduto solo a Roma veleno sufficiente a uccidere circa 600 uomini tra il 1633 ed il 1651. Fu condannata e giustiziata a Campo de' Fiori insieme alla figlia Giroloma e agli apprendisti.

Nb: alcuni pensano si tratti dell'assassina nota come vecchia dell'aceto, Giovanna Bonanno, che in realtà visse oltre cento anni dopo.

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