CINEMA E TV

HomeCulturaCinema e Tv

Nel film è il "centro di gravità permanente" di Battiato: l'intervista a Simona Malato

Diverse volte, al cinema, l'attrice è stata una madre. Ad animare l’interpretazione di Grazia Patti è stato «il rapporto che s'è creato con Dario Aita» ne "Il lungo viaggio"

Tancredi Bua
Giornalista
  • 2 febbraio 2026

Simona Malato con Dario Aita sul set de "Il lungo viaggio" (foto di Azzurra Primavera)

Diverse volte, al cinema, Simona Malato è stata una madre. In “Stranizza d’amuri” di Giuseppe Fiorello era Lina, la madre di un giovanissimo Samuele Segreto. In “Misericordia” di Emma Dante era Betta, sorta di madre putativa del protagonista Arturo, mentre in “Lo scuru” di Giuseppe William Lombardo sarà Teresa, la madre di Raz, interpretato da Fabrizio Falco. In “Franco Battiato – Il lungo viaggio”, il film di Renato De Maria dedicato al cantautore di Milo, in uscita al cinema con un evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio (e in seguito in onda su Rai 1) – Simona Malato sarà Grazia Patti, la madre di Battiato, una sarta nella piccola Riposto degli anni Cinquanta, che faceva del suo meglio per crescere i figli, e tessendo una coperta dopo l’altra provava ad assecondare il giovanissimo Battiato nel suo talento musicale.

«Per indossare i suoi panni, sono partita dalla conoscenza del fatto che Grazia – dice l’attrice, originaria di Erice – è una donna che ha vissuto negli anni Cinquanta, in un piccolo paese in provincia di Catania. I Battiato erano una famiglia normale, e lei, dai racconti che mi sono arrivati, era una donna molto forte, molto ironica, piacevole, però c’era anche un assetto abbastanza patriarcale in casa, e lei per sbarcare il lunario faceva la sarta. Erano tutti piccoli ingredienti che in qualche modo potevano creare il contenitore della mamma di un potenziale artista come Battiato».

Ad animare l’interpretazione di Grazia Patti è stato «il rapporto che s’è creato con Dario (Aita, che in “Il lungo viaggio” interpreta proprio Battiato, ndr.) – dice la Malato – perché trovarmi a lavorare con lui, che aveva questo grande trasporto verso il personaggio, e che in qualche modo aveva una linea più tracciata, mi ha portato ad affrontare questo lavoro con maggiore semplicità. Il rapporto fra attori era nutrito, fervente, avevo un partner molto ben definito e ben delineato.

Quello su cui ho lavorato io è una specie di fantasia sul fatto che questa donna, sin da quando lui era proprio piccolo, aveva verso questo ragazzino un trasporto particolare, perché era un bambino diverso dagli altri. C’è, a un certo punto, questa battuta in cui lei gli chiede se ricorda il tema che aveva scritto quando aveva sette anni, che aveva una domanda: “Io chi sono?”. Questa cosa ha stimolato in me la fantasia che questa donna nutrisse un’attrazione irrazionale verso qualsiasi scelta avesse potuto fare il figlio, che reagisse alle sue decisioni con gioia e sorpresa».

Cosa che la Malato dice immaginando da attrice, ma anche vivendo da madre: «Capita di costruire le proprie fantasie sui figli, se vedi che hanno qualcosa di particolare, che ti risuona, che ti scuote, che ti affascina… li nutri. Penso che Grazia avesse una fascinazione nei confronti delle particolarità di Franco Battiato. Lei per esempio s’accorse che aveva l’orecchio assoluto, pensò che fosse una particolarità da sostenere con fiducia, senza mettere mai mano sulle sue scelte. Questa sua consapevolezza mi ha permesso di creare un personaggio che, in qualche modo, era come fosse visitato da una sorta di profezia. Non direi “speranza”, la cosa bella del loro rapporto nel film, per me, è che Grazia era una donna molto piantata a terra, molto concreta, molto forte, e sapeva come stare accanto a questo figlio anche quand’è andato a Milano. Sapeva come stargli accanto senza cambiare sé stessa, anche se il figlio aveva avuto successo».

È un po’ come se Grazia, che Simona Malato interpreta con estremo rispetto e senza mai scavalcare il suo corrispettivo reale, nel film diventasse un po’ il “centro di gravità permanente” di Franco Battiato: «Ho giocato sul contrasto di una vita inaspettata, con un trasferimento a Milano in età adulta proprio per raggiungere il figlio, in cui lei continuava a rimanere centrata su sé stessa, su quello che sapeva fare, sul fatto di sapere di essere un perno per questo figlio. Battiato, nella prima parte della vita a Milano, era un po’ sperso. Ho pescato un po’ dalle mie memorie personali, non per il rapporto con mia madre, ma per il fatto che a un certo punto della mia vita, ho deragliato da una via su cui avevo cominciato a camminare, e ho sempre sentito questo trasporto da parte sua (della madre, ndr.), questa sorta di “fiducia speranzosa”.

Penso Grazia fosse una donna che sapeva cogliere la passione di suo figlio e la riteneva una cosa preziosa. Questo aspetto gioioso, manchevole di preoccupazione, ha costruito quell’aspetto un po’ ironico, con una mamma molto presente, dolce, ma anche ironica, perché non ha mai smesso di credere nella sua centratura. È venuto fuori questo personaggio che io poi ho scoperto essere molto vicino alla vera Grazia Patti».

Per prepararsi a essere la madre di Franco Battiato, Simona Malato – che nel 2024 è stata candidata al Nastro d’argento alla miglior attrice protagonista – ha avuto diversi scambi con persone che l’hanno veramente conosciuta: «Non ho lavorato all’imitazione, neanche della fisicità perché siamo molto diverse, ma c’è chi ha intravisto nella mia interpretazione delle cose che la ricordavano. Quando abbiamo girato a Milo, nella vera casa di Battiato, il giardiniere – che tiene ancora quello spazio curato come l’avrebbe tenuto il proprietario di casa – mi chiamava “Grazia”, perché diceva che avevo l’aria della "regina della casa".

Penso che sia anche merito di un grande lavoro fatto dal regista e dalla sceneggiatrice, Monica Rametta, che volevano raccontare esattamente questo, volevano raccontare il fatto che lei fosse un punto di riferimento per Franco Battiato, che è anche il motivo per cui lui si spingeva nella ricerca di sé stesso attraverso le sue ricerche spirituali. Lui lo rapportava sempre alla concretezza della madre, non so se se lo siano mai detti – penso di sì, ma con un linguaggio molto, molto semplice. Abbiamo raccontato uno di quei rapporti in cui c’è sempre un equilibrio che entrambe le parti riescono a ricalibrare. È un po’ difficile quando ti capitano questi personaggi, perché sono veri ma non sono “speciali”, si costruiscono in rapporto al personaggio con cui hanno una relazione, un legame».

Se c’è un momento del film che a Simona Malato è rimasto particolarmente addosso, di sicuro – oltre quello sulla domanda “Io chi sono?” – è la scena in cui Battiato si esibisce davanti al Papa: «È una battuta che mi è piaciuta già dal primo self-tape (il provino fai-da-te, ndr.) che ho fatto. A me piaceva tantissimo, e parte da una base di verità. Lei, ridendo, gli chiede se il Papa s’era accorto che lui, durante una canzone, aveva dimenticato le parole. Ecco, questa benevolenza ironica, questa leggerezza che cela secondo me un grande affetto e una convinzione che qualsiasi cosa lui avesse fatto l’avrebbe fatta bene, era il suo punto di forza».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI