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Noi ragazzi col Supersantos: quel sogno infranto che a Palermo (forse) non esiste più

Le partitelle in oratorio erano il momento centrale della giornata ma oggi a Palermo una querelle rischia di portare via il sogno degli ultimi ragazzi che giocano sul cemento

Giovanni Villino
Giornalista
  • 14 febbraio 2020

Un vecchio pallone Supersantos (foto Dario La Rosa)

La generazione Super Santos ha percorso chilometri, vinto campionati dal sapore mondiale e messo a rischio la propria pelle, in senso letterale. Quella generazione la si riconosceva dal sacchetto di plastica in mano - che custodiva il pallone (quando era di cuoio era un lusso) - e dalle ginocchia, sbucciate e malconce.

Le partitelle in oratorio erano il momento centrale della giornata. Lì, proprio su quei campi fatti di mattonelle ruvide come la carta vetrata, si consumava una splendida liturgia collettiva a base di urla, applausi, risate e anche principi di rissa – sedati sul nascere per evitare di essere accompagnati alla porta dal sacerdote.

In quei campi grattugia-ginocchia le scivolate erano per campioni autolesionisti e le linee di bordo campo seguivano traiettorie fantastiche. Si giocava, si litigava, si urlava e si rideva. Insomma si sognava. E si sa, con i sogni si cresce anche. Gli schiamazzi erano uno degli ingredienti di quell'euforica dimensione.

Oggi, nell'era in cui molti si tuffano nei pixel degli smartphone alla ricerca di solitudini, a Palermo quei pochi eroici ragazzi che si divertono con le partitelle in oratorio fanno i conti con una querelle giudiziaria dal sapore unico.



A fermare la partita non è stato il proprietario del pallone che ad un certo punto prende la palla e va via. E neanche l'anziano pronto a minacciare il taglio della preziosa sfera.

La notizia è stata data qualche giorno fa dall'Agi. È rimbalzata velocemente sui media. Il giudice civile ha emesso una sentenza dando ragione ad alcuni condomini che avevano denunciato, nel 2017, una "rumorosità intollerabile" per cui all'oratorio della parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù non si potrà giocare a pallone.

Alle nostre latitudini il binomio calcio e aule di tribunali non è proprio inedito. Ma questa volta il match che ci si appresta a giocare è davvero particolare.

Ricordiamo che siamo a Palermo. La città dove gli spazi per i ragazzi richiamano alla mente le oasi nel deserto. E così a supplire molte volte sono i privati o strutture come gli oratori.

La partita non è finita. Come scrive Felice Cavallaro sul Corriere, si attende il parere tecnico che il 28 febbraio, a tre anni dall’inizio della querelle giudiziaria, «sarà affidato a un ingegnere. Servirà decidere se piazzare pannelli fonoassorbenti, se regolare gli orari, se bloccare o liberalizzare tutto».

Il Garante per l'infanzia e l'adolescenza del Comune di Palermo, Pasquale D’Andrea, ha scritto una lettera al presidente del Tribunale di Palermo in relazione all'emanazione dell'ordinanza che limita lo svolgersi di attività ludico-sportive presso l'oratorio della Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù, in via Filippo Parlatore, a seguito delle richieste avanzate con ricorso da diversi condomini domiciliati presso un edificio attiguo al cortile della Parrocchia.

Secondo il Garante, l'ordinanza pone dei «limiti del tutto opinabili allo svolgimento delle attività ludico-sportive da parte dei bambini e lesivi del diritto al gioco, prevedendo opere di ristrutturazione eccessivamente onerose per la Parrocchia che si traducono, inevitabilmente, in una negazione totale del diritto al gioco presso tali spazi».

Non tutto il pubblico è rimasto sugli spalti. C'è chi ha deciso di scendere in campo per stare al fianco dei ragazzi e dar loro man forte. Un tifo sfrenato e bello. Che vede accanto anche la generazione Super Santos. Pronta ancora una volta a sbucciarsi le ginocchia... per un sogno!

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