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Non li vedi eppure sono 400 e vivono per strada: chi sono gli "invisibili" di Palermo

Quando si perde il lavoro, poi la casa, poi la famiglia, dove finisce la scelta e inizia la necessità? Ce lo racconta il responsabile della Comunità di Sant'Egidio del capoluogo

Giulia Ortaggio
Studentessa di Scienze della Comunicazione
  • 15 febbraio 2026

Comunità di Sant'Egidio (foto presa dal sito)

Quando si perde il lavoro, poi la casa, poi i legami familiari, dove finisce la scelta e dove inizia la necessità? «La povertà non è una scelta, è un accumulo di fragilità», risponde Renzo Messina, responsabile della Comunità di Sant'Egidio a Palermo, che da anni percorre le strade del capoluogo siciliano per portare cibo, vestiti e medicine a chi non ha più alternative.

Nata a Roma nel 1968 per iniziativa di Andrea Riccardi, è un movimento di laici che oggi opera in oltre 70 paesi del mondo. «A Palermo stimiamo ci siano tra le 300 e le 400 persone che vivono stabilmente in strada», spiega Messina. «Ma il numero è in costante crescita».

«Non parliamo più solo di persone con problemi di dipendenze o disagio psichiatrico. Oggi incontriamo operai che hanno perso il lavoro, anziani con pensioni insufficienti, giovani che non riescono a trovare un'occupazione stabile. Ci sono famiglie intere che vivono in auto.

C'è un signore di circa 60 anni che incontriamo spesso in zona stazione. Ha lavorato tutta la vita come muratore, poi un incidente sul lavoro, la perdita dell'impiego, la separazione dalla moglie. In sei mesi si è ritrovato per strada», racconta Messina. «Anche una donna sulla cinquantina dormiva in macchina con il figlio adolescente. Lui andava a scuola la mattina come se niente fosse, nessuno sapeva che la sera non avesse un letto».

Ma ci sono anche i giovani: «Ragazzi di 25-30 anni che non sono mai riusciti a entrare stabilmente nel mondo del lavoro, ma che hanno lavori precari e quindi nessuna possibilità di affittare una casa o con famiglie che non possono più sostenerli. A un certo punto la strada diventa l'unica opzione».

Messina sottolinea un punto cruciale: «La povertà estrema è quasi sempre il punto di arrivo di un percorso fatto di perdite successive. Si perde il lavoro, poi la casa, poi i legami familiari. Quando arrivano da noi, spesso hanno già perso tutto».

Ogni sera, dalle 20.00 alle 23.00, gruppi di volontari partono con furgoni carichi di viveri, coperte e kit igienici. Le zone coperte sono Stazione Centrale, Borgo Vecchio, Ballarò, Vucciria, Foro Italico e i giardini di via Lincoln. «Portiamo pasti caldi preparati da noi, ma anche generi di prima necessità: scarpe, vestiti puliti, prodotti per l'igiene personale. E soprattutto ascolto», racconta Messina. Durante l'inverno vengono distribuite coperte termiche e sacchi a pelo.

«Nei mesi più freddi aumentiamo le uscite e cerchiamo di convincere le persone a venire nei dormitori, ma molti rifiutano». La Comunità gestisce anche un ambulatorio medico che offre visite gratuite e distribuisce farmaci.

«Molti senzatetto hanno patologie croniche non curate. Diabete, ipertensione, problemi cardiaci. Senza un intervento costante, rischiano la vita». L'impegno della Comunità è volontario e gratuito. «Non chiediamo competenze particolari, solo disponibilità e costanza - spiega Messina -. È importante imparare ad ascoltare senza giudicare, a rispettare i tempi di chi incontriamo. Non siamo assistenti sociali, siamo amici. Questa è la differenza».

I nuovi volontari vengono affiancati da persone più esperte durante le prime uscite: «Cerchiamo persone che vogliano impegnarsi nel tempo, non volontari occasionali. La relazione con chi vive in strada si costruisce con la presenza continua».
Per chiunque abbia bisogno di informazioni, è possibile contattare la Comunità di Sant'Egidio tramite il sito nella sezione “Come aiutare” o scrivendo all’indirizzo email info@santegidio.org

«Nessuno sceglie la strada - ribadisce Messina -. Quello che dall'esterno può sembrare una scelta è in realtà l'assenza totale di alternative. Molti non hanno una rete familiare, altri hanno bruciato tutti i rapporti. Alcuni hanno problemi di salute mentale non diagnosticati o non curati. La strada non è mai una scelta libera, è sempre una costrizione».

La Comunità lavora anche sul reinserimento sociale, cercando di ricostruire legami e percorsi: «Abbiamo aiutato decine di persone a trovare una casa popolare, un lavoro, a riallacciare i rapporti con i familiari. Ma ci vogliono anni. E non sempre ci riusciamo». I numeri, di fatto, parlano chiaro e da tempo a Palermo la povertà estrema continua a essere una questione strutturale e soprattutto visibile.
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