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Non solo gasolio, pure il carrello della spesa: quali prodotti costeranno di più a Palermo

Dal distributore di benzina al bancone del fornaio, dal bar al supermercato: nella "via crucis dei rincari" ci sono prodotti che aumenteranno più degli altri. Ecco quali

  • 15 aprile 2026

Una coppia che fa la spesa

Prendere la macchina, ultimamente, sta diventando un boccone amaro da digerire. Tra un semaforo e l’altro, non si conta più il tempo perso in mezzo al traffico, ma i centesimi che scorrono via dall’indicatore del livello del carburante e, di conseguenza, dal portafogli.

Gli aumenti sono, ormai, noti, ma l’altro schiaffo arriva quando scendiamo dall’auto e andiamo a fare la spesa. Dalla pompa di benzina al bancone del fornaio, il bar o il supermercato, la "via crucis dei rincari" sta ridisegnando le abitudini di tutti.

Riportiamo alcuni esempi: siamo andati a fare benzina per constatare, realmente, quanto sia aumentato il prezzo del gasolio. Con un’auto diesel e il serbatoio quasi in rosso, ci siamo recati presso uno dei tanti distributori in città. Qui la prima amara scoperta: il gasolio era a 2,108 euro al litro. Via, allora, con l’erogazione del self service. Al termine (o quasi) di tutto, il secondo boccone amaro: costo totale della pratica? 100 euro per riempire un serbatoio di circa 50 litri con poco meno di 48. Facendo un calcolo approssimativo, potremmo, adesso, percorrere circa 850 km, ma, se prendiamo in considerazione che, in città, si consuma di più, i chilometri scendono a 800. Rincari che pesano su una famiglia media (specie se monoreddito) e, soprattutto, se si è lavoratori che viaggiano giornalmente.

Intanto proprio contro il caro gasolio è in corso la protesta del Comitato autotrasportatori siciliani: camion e tir fermi per 5 giorni in attesa di ottenere un incontro con Regione e Governo nazionale. Il blocco andrà avanti, salvo modifiche, fino alla mezzanotte di sabato 18 aprile.

Come detto, però, i rincari non riguardano solo il carburante, ma anche i beni di prima necessità: «Era logico che un incredibile aumento dei carburanti si sarebbe ripercosso su altro – spiega Lillo Vizzini, presidente onorario di Federconsumatori Palermo -. Ciò va a colpire in particolare le famiglie, soprattutto quelle monoreddito e meno abbienti».

Federconsumatori Palermo fa anche alcuni esempi registrati, in città, negli ultimi mesi: «Abbiamo assistito ad una differenziazione per il costo del caffè, che la mattina è un rito per i palermitani e per gli italiani in genere. Una prima differenza è stata quella del prezzo dell’espresso e del macchiato. I bar più virtuosi li fanno pagare circa 1,30. Ci sono altri bar, invece, dove chi vuole sorseggiare un caffè macchiato arriva a spendere fino 2 euro»

Quindi, mentre il costo dell’espresso è rimasto invariato, si è registrata una differenza di 70 centesimi per l’aggiunta del latte.
Altro esempio? Proprio il latte (e non quello del caffè macchiato): «Un litro di latte intero è passato mediamente da 1,40 € a 2,20 € - prosegue Vizzini – con aumenti di circa 70/80 centesimi al litro. Parliamo di rincari applicati da gennaio 2026, ma che sono esplosi con i risvolti bellici recenti. Per quanto riguarda la frutta, poi, se parliamo di agrumi siamo dai 2,50 € in su. Per le pere Conference, invece, se prima si trovavano a 2,00/2,30 euro, adesso non a meno di 2,50/2,80 euro».

Aumenti pure nella verdura: l'insalata pronta prima costava circa 1,10 euro, ora non meno di 1,40 euro o 1,60. «Più caro anche il pane, che subisce la conseguenza dell’aumento della farina. Per la pasta, inoltre, che è uno dei generi alimentari più gettonati, soprattutto nel Meridione, fino a metà del 2025 un chilo si trovava a 1,60 euro (con riferimento ai marchi rinomati), massimo 1,80 euro. Se ora andiamo al supermercato, anche la pasta locale costa 1,50/1,70 euro, mentre i marchi nazionali superano i 2 euro», prosegue il presidente onorario di Federconsumatori Palermo.

Per far quadrare i conti a fine mese, allora, quanto dovrebbe guadagnare una famiglia media di 4 persone? «Facendo la spesa negli hard discount, che in questo periodo scoppiano di clienti perché si è capito che chi vuole risparmiare potrebbe farlo con queste catene, e calcolando solo le spese per "apparecchiare la tavola" e le bollette di luce e acqua, con meno di 1.200 euro non si riesce a farcela», precisa Vizzini.

Da questa cifra, ovviamente, vengono esclusi trasporti, benzina, affitti o spese voluttuarie.

«L'Istat, in questi giorni, ha aggiornato le stime per il tasso tendenziale dell’inflazione – conclude Lillo Vizzini -. Teniamo presente che si registra un'inflazione all'1,7%, a differenza del tasso di febbraio dell'1,5%. Un incremento dello 0,2% è il segnale che l’inflazione comincia a galoppare. Ed è inevitabile perché, se aumentano i carburanti, gli aumenti si ripercuotono sul trasporto delle merci».

Nelle scorse settimane, una nota di Coldiretti parlava di un «aumento incontrollato di fertilizzanti, gasolio, plastiche e altri fattori di produzione legato alla guerra in Iran, che sta costando fino a 200 euro a ettaro alle aziende agricole italiane, con i principali input di produzione che sono lievitati di oltre il 30% rispetto al periodo pre conflitto, mettendo a rischio le coltivazioni agricole e la sovranità alimentare del Paese». Sono alcune delle stime su questo primo mese di conflitto del Centro Studi Divulga e per cui Coldiretti ha chiesto misure urgenti dall’Europa per evitare che la crisi dilaghi.

«Secondo le stime di Divulga, i costi per il settore dei cereali sono balzati mediamente di almeno 65-80 euro ad ettaro, con picchi fino a 200 euro per la coltivazione del mais, che si ripercuote anche sugli allevamenti incidendo sull’alimentazione del bestiame - prosegue Coldiretti -. Anche produrre una tonnellata di latte costa alle stalle 40 euro in più rispetto a prima, mentre per il comparto suinicolo i costi aggiuntivi di queste settimane di guerra si aggirano sui 25 euro a capo allevato. Bilanci in rosso anche nei frutteti dove gli incrementi stimati nelle prime settimane di guerra si stanno traducendo in aumenti fino a 35 euro a tonnellata. Ma a soffrire sono anche il florovivaismo e il vino».

«In tale ottica – conclude la nota di Coldiretti - è importante il recupero di 10 miliardi di fondi della Pac, la Politica agricola comune che il Governo, sulla spinta delle mobilitazioni della Coldiretti è riusciti a riportare a casa scongiurando i tagli previsti dalla Commissione Ue. Ma con la crisi che rischia di aggravarsi è necessario mettere in campo urgenti misure di sostegno alle imprese agricole, impegnate a garantire la produzione alimentare in condizioni sempre più complesse e a prezzo di grandi sacrifici».
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