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Non sorride mai, ma lo amano tutti: Baldo e il suo caffè che è il "più buono di Palermo"

In pieno centro a Palermo, a due passi da piazza Marina, c'è un luogo che ha una dimensione spazio-temporale tutta sua che se ne infischia delle mode e guarda avanti

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 13 settembre 2021

Baldo nel suo "Bar del Corso" a Palermo

Sembra uscito da un film di Miyazaki, uno di quei personaggi strani, lunghi e cupi con dei ciuffi di capelli bianchi e che non sorridono mai, gli mancano solo degli occhialetti rotondi da sole per completare le fisic du role.

Eppure nonostante il suo aspetto non proprio rassicurante, in tantissimi ogni giorno vanno a trovarlo nel suo bar perché il suo «è il caffè più buono di Palermo» sostengono gli avventori.

La Mecca del caffè si trova in pienissimo centro storico in via Vittorio a due passi da piazza Marina, Baldo è un'istituzione. Il suo bar è anonimo in tutti i sensi: non ha neanche un'insegna fuori.

«Si chiama Bar del Corso - racconta - e lo ha aperto mio padre negli anni '50, quando mio padre morì l'ho preso io in gestione, anche se la mia vita in quel momento andava da tutt'altra direzione».

È stata una brusca virata quella che ha fatto Baldo negli anni '90, quando era un agente di commercio a Torino, per aiutare la madre dopo la morte del padre prese in gestione l'attività di famiglia, ma non erano questi i suoi piani per la sua vita.



Oltre all'assenza di un'insegna fuori, anche dentro il bar è senza fronzoli nè particolare cura per i dettagli, è anonimo.

C'è il bancone, quartier generale di Baldo - per non dire trincea - dalla quale affronta la vita ogni giorno, le sue immancabili decine e decine di tazzine sporche dentro al lavandino e qualche cornetto in una teca di vetro, in buona sostanza, solo ornamentali.

Il suo core business è il caffè, saranno centinaia i caffè che Baldo con grande cura e attenzione prepara ogni santo giorno.

Dettaglio molto importante per chi frequenta assiduamente Baldo è la "Saletta della 'Nicchia".

Il bar si articola in due sale: quella principale con il bancone e poi c'è un'altra saletta che ha una vetrina tutta sua che dà su Corso Vittorio, vuota, con una nicchia.

Ecco, questa nicchia è diventata un luogo di esposizione artistica, a gestirla è Gianluca Concialdi, uno degli artisti palermitani contemporanei più in voga, quel luogo anonimo è diventato un project space dove senza comunicato stampa, un orario d'apertura e/o fronzoli da vernissage in maniera spontanea si materlizzano opere d'arte.

Di recente hanno esposto: J. Maria Geraci, Alessandra Tudisco, Ylenia Imperiale, Naomi Morello, Linda Randazzo e tante altri artisti.

Baldo ha un umorismo nero ed è amato per questo, non è portato per i sorrisi, non tollera chi gli dà il buongiorno ed è più felice quando fa brutto tempo, è più a suo agio.

«C'è meno confusione e si sta più freschi» spiega, ma soprattutto, la sua grande caratteristica è che: «Non gliene frega niente di quello che gli dicono gli altri e dei consigli che gli danno - racconta Fabrizio Brancato, un suo affezionatissimo avventore.

«È capitato che qualcuno gli facesse notare qualcosa sulle tazzine sempre sporche o che gli dia qualche suggerimento su come migliorare qualche aspetto del bar, ma lui va dritto per la sua strada. Ci tiene al caffè e alle tazzine in cui va servito devono essere rigorosamente quelle all'antica col bordo largo marroni fuori e bianche dentro».

Non si può dire neanche che sia un luogo fermo nel tempo, come quei "Bar dello Sport" di certi paesi che sembrano ancorati agli anni '60, sarebbe meglio dire che questo luogo ha una dimensione spazio-temporale tutta sua, che - di certo - non segue le mode, anzi proprio se ne infischia sonoramente, e si staglia orgoglioso in pieno percorso arabo-normanno senza insegna fuori e circondato da tanti bar e pasticcerie dal design leccato (iper sistemato) e all'ultimo grido.

Per i palermitani di scoglio, Baldo rappresenta l'autenticità che da qualche tempo sembra si stia perdendo a Palermo, Baldo è rassicurante, puoi trovarlo sempre lì per scambiare due chiacchiere e prendere un buon caffè.

Il Bar del Corso per fortuna se ne infischia del contesto e va avanti, dritto per la sua strada proprio come il suo gestore che ci tiene a sottolineare: «qua dentro faccio tutto io, dalle pulizie agli acquisti dei prodotti, aperture e chiusure».

E quando gli chiediamo secondo lui come va bevuto un buon caffè risponde: «Senza zucchero, senza piattino e senza cucchiaino» in modo essenziale, una vera e propria filosofia di via, la sua.
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