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Palermo d'orrore tra violenza e odio: dato alle fiamme il camper del clochard laureato

Mohamed era dentro il camper mentre nella notte qualcuno appiccava l'incendio: viveva a Sant'Erasmo da circa vent'anni e oggi rischia il rimpatrio in Iran

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 26 febbraio 2019

Il clochrd Mohammed di Palermo

Dentro quel camper c'era tutta la vita di Mohamed, lui dormiva nella parte anteriore, per intenderci dove si guida, e la parte posteriore era invece piena zeppa di suoi ricordi tra libri e fotografie.

Tutto spazzato via: in una notte di fine febbraio il camper di Mohamed, un clochard che ha fatto di quel camper la sua casa, il suo guscio, è stato dato alle fiamme da dei balordi.

Lui era dentro e nonostante l'intossicazione da fumo, adesso per fortuna sta bene ma, visto che è senza documenti, per la legge italiana rischia il rimpatrio.

In tanti in città lo conoscono. Un volontario dell'associazione Anirbas (fondata da Sabrina Ciulla), che fa parte del coordinamento delle ronde per portare il cibo ai senzatetto, col tempo di Mohammed è diventato amico e lo descrive come «Uno spirito libero che ha deciso di vivere per strada per assecondare il suo animo - racconta a Balarm - non per necessità, non per bisogno, ma solo perché non gli andava di essere imbrigliato dalle istituzioni. Qualche mese fa gli hanno spezzato le braccia, altre volte il suo camper è già stato dato alle fiamme ma è stato salvato, questa volta purtroppo non c'è stato nulla da fare».

Originario dell'Iran e laureato in architettura, per un periodo aveva anche lavorato in uno studio in citta.

Dopo avere girato il mondo per tantissimi anni, da circa venti viveva stabilmente a Palermo, così ha tirato il freno a mano del suo camper ed è diventato un punto di riferimento per altri clochard e non solo: aveva anche creato un piccolo canile con circa otto, dieci cani che cercava di accudire al meglio.

«Mi raccontava anche che non voleva più prendere cani - racconta il volontario di Anirbas - perché lui si affezionava, gli dava il nome, e poi spesso glieli avvelenavano e lui stava tutta la notte a piangere».

Adesso Mohamed è al commissariato di San Lorenzo e rischia di essere rimpatriato «È una persona colta - continua - ci siamo ritrovati a parlare di tutto, di fotografia, di letteratura, è una persona sensibile».

«Quando facevamo la ronda - spiega ancora - gli lasciavamo più pasti perché sapevamo che altri clochard sarebbero andati da lui a prenderli».

«In quel camper c'erano tutti i ricordi di una vita intera, aveva tanti libri e quando parlavamo di un determinato argomento lui entrava e prendeva qualcosa che potesse interessare alla discussione. Adesso ha una sessantina d'anni, è grande, sarà stato un grande dispiacere per lui».

Mohamed fa parte dell'associazione "La danza delle ombre" e in passato Marina Scardavi, medico dell'Asp, ha anche scritto un libro che si intitola così e che va alla scoperta del mondo dei clochard, un mondo di cui Mohamed è la guida, una sorta di Virgilio che accompagna gli esploratori.

Una domanda su tutte assilla molti che lo hanno conosciuto: chi può volergli male?

Secondo Giuseppe Li Vigni, membro dell'associazione Angeli della Notte, si tratta dell'ennesima "balordata".

«Gente balorda che andava in cerca di soldi - spiega l'uomo - e di gente così ce ne è sempre di più: Palermo si sta svegliando in una pozza di violenza che deve farci riflettere. Soltanto pochi mesi piangevamo per la triste vicenda del clochard ucciso per 25 euro».

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