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Palermo, due sguardi e una città (inattesa): un "Luogo comune" in mostra al Cervantes

Fulcro tematico dell’esposizione è il paesaggio urbano, rappresentato nella sua dimensione concreta: saracinesche, insegne, finestre, oggetti d’uso quotidiano

Marta Mangiapane
Dottoranda in pratiche artistiche e storia dell'arte
  • 10 novembre 2025

La mostra "Luogo comune" a Palermo

C’è un silenzio particolare nei dipinti di Andrea Di Marco e una tensione visiva nelle opere di Andrés Aparicio che, insieme, restituiscono una Palermo inattesa. All’Istituto Cervantes di Palermo, dal 16 ottobre 2025, si apre al pubblico “Luogo comune”, mostra a cura dell’artista Fulvio Di Piazza. L’esposizione mette in dialogo due pittori provenienti da mondi diversi - lo spagnolo Andrés Aparicio e il palermitano Andrea Di Marco - uniti da una medesima attenzione per lo spazio urbano e per ciò che, nella città, resta ai margini dello sguardo.

Organizzata in collaborazione con numerose istituzioni italiane e spagnole — tra cui l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Archivio Andrea Di Marco, la Galleria Giovanni Bonelli, l’Ayuntamiento de Sevilla, la Universidad de Sevilla, il CICUS, la Facultad de Bellas Artes, la Diputación provincial de Huelva ed Elenk’art — la mostra raccoglie venticinque opere: oli su tela di Di Marco e lavori su carta incollata su legno di Aparicio.

Fulcro tematico dell’esposizione è il paesaggio urbano, rappresentato nella sua dimensione più concreta e quotidiana: saracinesche, insegne, finestre, oggetti d’uso comune. Entrambi gli artisti condividono una poetica dell’attenzione, l’incanto per l’ordinario, ma la traducono in modi differenti.

Di Marco privilegia una frontalità limpida e fotografica che congela la realtà in immagini sospese, quasi senza tempo. Aparicio, invece, costruisce composizioni più dinamiche e scenografiche, in cui i piani si sovrappongono e il visibile si mescola all’invisibile: le sue opere suggeriscono che la verità, spesso, si nasconde dietro una saracinesca abbassata o un’impalcatura temporanea.

Andrea Di Marco (Palermo, 1970–2012), figura centrale della cosiddetta Scuola di Palermo, ha raccontato la città con uno sguardo silenzioso e partecipe. Le sue tele, basate su fotografie, registrano l’anima urbana in tutta la sua essenzialità: insegne scolorite, oggetti dimenticati, angoli anonimi. Sono scene di una Palermo popolare e quotidiana. Andrés Aparicio, oggi attivo in Spagna, conobbe Palermo nel 2019 come studente Erasmus, restandone affascinato.

Tornandovi ora, trova una città profondamente trasformata, segnata dalla “turistificazione” e dal consumo. La sua pittura diventa così un atto di resistenza visiva: cerca ciò che sfugge, i resti, le tracce autentiche di una realtà che si ritrae dietro le superfici rifatte. I suoi lavori rivelano scritte, tag, oggetti comuni — frammenti di un’identità urbana che rischia di perdersi. L’allestimento volutamente denso, immerge lo spettatore in un percorso quasi labirintico.

Le sale del Cervantes si riempiono di presenze visive serrate, con opere disposte in modo da creare una continuità quasi ossessiva, senza concedere molto respiro tra un quadro e l’altro. Le prospettive nitide e sospese di Di Marco — come in Radar, Quinta o Quattro santi — dialogano con le superfici frammentate e i giochi di piani di Aparicio.

L’effetto è quello di una città dipinta che avvolge, dove frammenti e prospettive si accavallano come nelle strade strette del centro storico di Palermo. È un allestimento che coinvolge e disorienta insieme: un groviglio visivo che riflette l’anima della città. Il titolo “Luogo comune” funziona come chiave interpretativa ambivalente: allude da un lato ai cliché urbani, ai “non-luoghi” del paesaggio contemporaneo, dall’altro suggerisce uno spazio condiviso di incontro e scambio.

È proprio in questo doppio senso che la mostra trova la sua forza: nel trasformare il “luogo comune” in territorio critico, in cui la pittura diventa strumento di conoscenza. In un momento storico in cui il volto delle città cambia rapidamente, spinto dal turismo, dal consumo e dalla speculazione, “Luogo comune” invita a rallentare lo sguardo, a riconoscere la ricchezza visiva ed emotiva di ciò che è familiare e spesso ignorato. Un viaggio pittorico dentro una Palermo nascosta, raccontata da due autori che, pur provenendo da orizzonti diversi, condividono la stessa lingua: quella delle cose vere, silenziose, quotidiane.
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