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Palermo e Beirut unite da uno stesso destino: la mostra che ne racconta la storia

La prima mostra in Italia dell'artista Hale Tenger è a Palermo: un'esplosione che nel 2005 distrusse Beirut e filmata in gran segreto è una riflessione sulla democrazia

Balarm
La redazione
  • 14 giugno 2018

Una frame del video "Beirut" di Hale Tenger

Dai prossimi giorni - e per i prossimi mesi - Palermo diventerà una vera e propria capitale dell’Arte, e tra i tantissimi appuntamenti, di notevole rilievo vi è la presenza in città dell’artista turca Hale Tenger.

Nata a Smirne in Turchia nel 1960, nel corso della sua carriera ha esposto in importanti Musei, Biennali ed Istituzioni internazionali: dalla Biennale di Istanbul a quella di San Paulo, dalla Biennale dell’Havana a Manifesta 1 a Rotterdam nel 1996, passando per il Centre Pompidou e l’Espace Culturel Louis Vuitton di Parigi al New Museum of Contemporary Art di New York, fino alla partecipazione alla 57° Biennale di Venezia della scorso anno, arriva adesso a Palermo, per la sua prima mostra personale in una galleria italiana.

"Beirut", allestita alla RizzutoGallery (via Maletto 5) dal 14 giugno al primo settembre (visitabile dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20 e dal 15 al 23 giugno è aperta anche dalle 11 alle 20), prende il titolo dalla grande video installazione che dal 2007 al 2016 è stata presentata in mostre e sedi prestigiose, l’ultima in ordine di tempo "Cher (e) s Ami (e) s", a cura di Christine Macel, al Centre Pompidou di Parigi, e ancora alla Prima Biennale Mediterranea di Caifa in Israele, alla Slought Foundation di Philadelphia, e ancora in Texas, in Australia, a Berlino, a New York, a Istanbul.

"Beirut" nasce da un tragico evento avvenuto nella capitale libanese il 14 febbraio 2005: alle 12.55 un furgoncino esplose mentre passava il convoglio dell’ex primo ministro Rafiq al-Hariri.

Nell’attentato rimasero uccise – oltre al Primo Ministro e la sua scorta – altre ventidue persone, in un’esplosione che aveva la forza di una tonnellata di TNT.

Il filmato - in cui viene inquadrata la facciata dell’Hotel St. George in prossimità del quale avvenne la tragedia - è stato girato dall’artista subito dopo, segretamente dalla finestra di un hotel antistante quando l'area era ancora sotto la protezione militare delle Nazioni Unite per le indagini in corso - e quindi inaccessibile e con il divieto di documentare in qualunque modo.

Coinvolgenti e coraggiose, le opere di Hale Tenger sono infatti sempre ispirate da riferimenti storici, politici e psicosociali, e - attraverso una elaborata combinazione di usi non convenzionali di materiali, audio e video - mettono in scena le dinamiche del potere.

Opere meditative, sorprendenti e destabilizzanti, che affrontano temi profondi legati all’identità culturale, all’oppressione, alla violenza e alla repressione, tanto della società, quanto dell’individuo.

Il video è diviso in due parti. Il prima e il dopo. Prima la calma e poi la tempesta. Nella prima parte la facciata è ripresa di giorno, con la luce del Sole e una lieve brezza che gioca con le tende bianche delle finestre, cullate dalla musica ipnotica composta per il video dal musicista Serdar Ateşer, collaboratore e amico di lunga data di Hale Tenger.

Nella seconda parte del video la ripresa in notturna ci dice che la tragedia è avvenuta, lo scoppio ha sconquassato l’instabile tranquillità. Esplosioni, sirene, spari. E le tende sbattono sui balconi, disperate come immaginari personaggi che urlano il proprio dolore.

Per immaginare il sangue versato nei combattimenti bastano gli effetti sonori, e i balconi vuoti dell’edificio diventano spalti ideali da cui contemplare lo spettacolo della violenza.

"Beirut" racconta in maniera romantica e triste il destino condiviso di ogni città o Paese che abbia conosciuto la violenza dei disordini politici, delle bombe, degli omicidi. Ed è significativo mostrarlo nella nostra città, in quella “Palermo come Beirut” nominata dai giornali all’indomani della strage di via Pipitone Federico, primo attentato con un’auto bomba in cui venne ucciso il giudice Rocco Chinnici.

Palermo e Beirut unite da uno stesso destino di città sventrate, violate e violentate, ma che hanno cercato di sopravvivere, e che oggi vivono una condizione di rinascita.

Ancora oggi, nel bene e nel male, “Palermo è come Beirut” e forte è la vicinanza, storica e culturale, tra le due città, quasi vi fosse un unico cuore che le lega e che ben si presta alla mimetizzazione che trasforma l’una nell’altra.

E qui in questa Palermo come Beirut, città mediorientale in Europa la mostra di Hale Tenger è occasione per riflettere sulla necessità di una ricerca senza fine di una vera democrazia, che non sarà mai pienamente stabilita fino a quando non saprà fornire uguaglianza alle persone attraverso il dialogo, la cultura dell'accoglienza, la coabitazione e la convivenza dei diversi.

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