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Palermo è "casa sua": il legame (profondo) con la Sicilia di Polimnia, erede della famiglia Florio

Erede dei Florio, Polimnia Attolico Trivulzio dice che Palermo è "casa sua". Con la città e la Sicilia tutta continua a mantenere un legame profondo e autentico

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 16 agosto 2021

Polimnia Attolico Trivulzio

«Quando arrivo a Palermo mi sento a casa; è sempre stato così sin da quando venivo da piccola».

Il legame con Palermo e con la Sicilia tutta - fra poco spiegheremo il perché - Polimnia Attolico Trivulzio lo ha ereditato dal nonno Forese Salviati classe 1927 che, ancora in vita, fa capo ad una famiglia ducale toscana.

Forese Salviati, infatti, è figlio di Igiea Costanza Florio, figlia di Franca e Ignazio Florio, padre di Oliva Salviati, madre di Polimnia, quest'ultima anch'essa discendente dei capostipiti Florio, Franca e Ignazio, che sono i sui trisnonni.

Oggi Polimnia, esperta d’arte così come la madre Oliva, vive tra Milano e la dimora toscana di Migliarino dove, tra l’altro, la stessa Franca Florio si spense nel 1950.

«Devo il mio legame profondo e autentico con la Sicilia - ci ha detto Polimnia Attolico Trivulzio - all’anima gattopardesca, mi viene da dire, che mi nonno ha sempre avuto e mi ha trasmesso, quell’essere nel tempo attuale ma con le radici nel passato.



Una sorta di divisione interiore dell’animo che confluisce in una forma di malinconia romantica, propria dei siciliani».

L'ultima visita a Palermo Polimnia l’ha conclusa proprio qualche settimana fa, in compagnia della piccola Thalia, sua figlia - anche lei, come da tradizione familiare, ha i colori dell’antenata Igiea, occhi azzurri e capelli biondissimi - ed è sicura di tornare presto perché qui ha un legame con i luoghi, che furono tappe della fortuna dei Florio.

Ma anche con la famiglia e i tanti amici che vivono in Sicilia e contribuiscono a renderla punto di riferimento nel mondo, tenendo alto il nome dell’Isola per le sue testimonianze storico-culturali, come ad esempio la principessa Vittoria Alliata di Valguarnera o i coniugi Valsecchi, proprietari di Palazzo Butera, l'eccezionale casa-museo che da pochi mesi ha aperto con un primo allestimento.

«Una parte del mio cuore è sempre in Sicilia, per un periodo avevo anche trovato un lavoro a Palermo e avevo intenzione di trasferirmi; poi la mia famiglia si è allargata e allora questo desiderio è stato messo da parte, ma tutte le vacanze praticamente le trascorriamo lì.

Anche se non ho conosciuto tutti i miei antenati il mio legame affettivo con loro è sempre stato molto forte; ricordo che quando entrai per la prima volta a Villa Igiea, anche se non era in ottimo stato di manutenzione, mi sembrava di percepire la loro presenza nei saloni che conservavano un’atmosfera propria della Bella Epoque, dei primi del ‘900».

Di ricordi legati alla famiglia, così come la madre Oliva, Polimnia ne ha tantissimi ma uno in particolare ricorda con grande affetto, legato alla sua prima visita a Favignana.

«La Sicilia la conosciamo molto bene ma soprattutto abbiamo proprio ripercorso le tappe dell’ascesa dei Florio tra le quali Favignana, con la presenza della tonnara.

Ricordo che quando arrivammo al porto, circa 15 anni fa, dopo aver chiesto come raggiungerla appena venne fuori che eravamo degli eredi della famiglia Florio si misero tutti a disposizione, portandoci sul posto e ospitandoci anche a feste private. Ci accolsero, in pratica, nelle loro famiglie oltre che sull’isola. A pensarci oggi questo ricordo mi emoziona ancora».

E tra le vicende più recenti che hanno riportato, per fatti di cronaca, in auge il nome di Franca Florio c’è, di sicuro, quella legata alla vendita del famoso quadro di Boldini che ritrae Donna Franca.

«Casualmente - ci ha detto Polimnia - in quel periodo lavoravo per una galleria d’arte che avanzò una proposta, poi non andata in porto, per l’acquisto di quel quadro; avevamo parlato in famiglia anche della possibilità di prenderlo mai ma poi la cosa sfumò.

Oggi siamo molto contenti che comunque l’opera si trovi a Palermo e sia custodita dai coniugi Berlingieri che, all’epoca, pur non avendo legami di sangue con i Florio o con la Sicilia, fecero di tutto per averlo e riportarlo nel capoluogo.

Il patrimonio della famiglia Florio, come riporta la storia, è stato quasi totalmente venduto o investito per i pagamenti dei debiti contratti; a me rimangono un paio di corsetti di lino appartenuti a Franca Florio - quella che un tempo era la maglieria intima - a cui tengo moltissimo e che, anche se le mie forme non corrispondono alle sue (aveva un vitino strettissimo, ci ha detto Polimnia, e un seno prosperoso), ho anche indossato qualche volta».
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