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Palermo stupisce sempre: in una via l'ultima testimonianza di una chiesa che non c'è più

Da una targa dal nome all'apparenza strano viene fuori la storia di un'antica chiesa che un tempo sfamava i poveri della città: vi portiamo alla scoperta di via Visita Poveri

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 23 giugno 2020

Palermo stupisce perfino in fatto di toponomastica e non è raro interrogarsi, specialmente nel centro storico, alla vista di una targa recante una denominazione apparentemente strana e incomprensibile. In via Vittorio Emanuele esiste una piccola strada traversa: via Visita Poveri.

Questa viuzza sfocia nella piazzetta omonima la quale, a sua volta, si affaccia in piazza Cassa di Risparmio. Scoprii questi luoghi tempo fa, per via della farmacia in loco, ed il loro nome suscitò subito la mia curiosità. Ma ne fui anche attratta per la presenza di una bella edicola votiva d'epoca dedicata a Sant'Antonio di Padova.

Si tratta oramai dell'ultima testimonianza della chiesa della Congregazione di Nostra Signora di Visita poveri, demolita nel 1932 per la costruzione del Banco di Sicilia. E' Gaspare Palermo a descriverla, nella sua Guida istruttiva. La Congregazione di Visita poveri nacque a causa di una violenta carestia che investì tutta la Sicilia, mietendo numerose vittime anche a Palermo.



Ma ecco che Pietro Paolo Borgisi, terziario francescano nato a Salemi, animato da operoso zelo, si adoperò per raccogliere delle elemosine in favore dei poveri, insieme ad un pio ed integerrimo mercante. Con i denari raccolti essi acquistavano il pane per sfamare i poveri ed i carcerati, distribuendolo inzuppato nel vino per meglio rifocillarli.

L'opera benefica proseguì dopo la fine della carestia e così Borgisi fondò, nel 1591, un'apposita Congregazione che si dedicasse alla caritatevole attività della raccolta di elemosine per i poveri. La congregazione fu dunque intitolata a "Santa Maria di Visita poveri" e qualche anno dopo, nel 1594, fu fondata l'omonima chiesa dal nobile Pietro Emanuele.

Il fine della Congregazione fu scritto chiaramente sull'architrave della porta dell'edificio sacro, allorchè venne perfezionato nel 1598. Le elemosine venivano elargite alle persone indigenti durante le sette principali feste dedicate a Maria Vergine, mentre ai carcerati venivano distribuiti sette scudi di pane.

Nella domenica in Albis, la prima dopo Pasqua, i poveri venivano serviti direttamente dai congregati. Con il trascorrere del tempo, le offerte raccolte vennero convogliate alla Deputazione della Vicaria in favore dei carcerati. Frattanto Pietro Paolo Borgisi, fondatore della congregazione, era divenuto un laico dei padri agostiniani scalzi di S. Nicolò da Tolentino, vestendone l'abito nel 1609.

Gaspare Palermo racconta che egli, dopo aver condotto santamente tutta la sua vita, morì qui in città il 26 marzo 1622, alla veneranda e quasi incredibile età di 114 anni.

L'aspetto della chiesa di Nostra Signora di Visita poveri, rispettando fedelmente lo spirito della congregazione che l'aveva edificata, era semplice e priva di dettagli artistici pregiati. Nel largo di Visita Poveri, presso la contrada già detta "dei Lattarini", esistevano alcuni fra i ristoratori più rinomati di Palermo.

Ma alla demolizione nel 1932 delle costruzioni qui ivi esistenti non sopravvisse nemmeno un piccolo bar attiguo alla chiesa, molto stimato come erede delle antiche tradizioni palermitane.

C'è da credere che, con il fatto che la chiesa fosse quasi spoglia artisticamente, non vi sia stato alcun interesse a salvarla dall'abbattimento. Con essa, a parte il nome delle targhe toponomastiche, è quasi definitivamente scomparso il ricordo di quanto fosse stata, per lungo tempo, un'ancora di salvataggio per la povera gente di Palermo.

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