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Pare che a Palermo i teatri esistessero già nel II secolo: tra le ipotesi uno era al Capo

Studiosi, ricercatori, reperti, tutto porta a indicare che il capoluogo siciliano abbia avuto le prime strutture di "spettacolo" e svago secoli e secoli fa. Ecco tutte le ipotesi

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 27 gennaio 2021

Porta Carini, ingresso del mercato del Capo

Tempo fa pubblicai per Balarm un articolo sulla lapide sepolcrale romana, oggi non più esistente, del valente gladiatore Flamma e sulla ipotesi controversa della sua provenienza, soprattutto per la personalità dell’atleta e per la sua fama ottenuta durante le lotte all'anfiteatro Flavio di Roma.

Tra i vari articoli in mio possesso ne ho ritrovato uno molto interessante, pubblicato da Paolo Storchi dell’Università di Bologna – scuola di specializzazione in Beni Archeologici, che tratta dell’ipotesi in argomento, cioè la presenza di strutture di "spettacolo" a Palermo.

La premessa dello studioso è fondamentale poiché ci fa capire le difficoltà dei ricercatori ed archeologi di Palermo sulla ricostruzione del periodo romano e dell’estensione della urbanizzazione dell’epoca, soprattutto nella identificazione plano altimetrica degli edifici pubblici della Città, cosa di fondamentale importanza poiché da queste informazioni è possibile datare anche le strutture.



Alcuni ricercatori presuppongono una esistenza di teatri prima della conquista romana, come spiega H.P. Isler nel suo saggio “contributi per una storia del teatro antico. Il teatro greco di Iatias”, ed in cui ritiene che il teatro di Palermo possa essere stato costruito già in età Punica per poi essere utilizzato come modello per i futuri teatri successivi e se così fosse dovrebbe essere individuato addossato a qualche dislivello cosa che gli edifici autoportanti romani non hanno.

Di sicuro a Palermo doveva esistere qualche struttura di “svago” per il popolo e soprattutto per i burocrati presenti in Città, anche per il solo fatto che Palermo in età Imperiale divenne colonia romana; cosa che accadde all’incirca nel periodo della presenza di Ottaviano Augusto nella futura Capitale (22-21 a.C.) oppure nell’età di Settimio Severo.

Comunque, l’esistenza dei teatri a Palermo è attestata da una epigrafe del II sec. d.C) che celebra un certo Aurelianus che oltretutto riporta dei doni che lo stesso fece al popolo Palermitano con giochi gladiatori e venationes (cioè il combattimento con animali esotici); questa testimonianza sommata alla presenza della predetta epigrafe dedicata a Flamma ci fanno intendere che in città esistessero almeno due strutture di spettacoli dedicati alle lotte gladiatore, quindi, riferibili ad un anfiteatro e forse, ipoteticamente, anche di un circo.

L’estensore del saggio precisa sin da subito, cosa che il sottoscritto specifica, che l’ubicazione di almeno una di queste strutture è una ipotesi di lavoro da confermare attraverso le fonti (ed i ritrovamenti) che noi tutti speriamo di leggere al più presto.

Fatta questa premessa importante, per non sviare dalla realtà il lettore, ci introduciamo sulla ipotesi di localizzazione dell’anfiteatro romano tralasciando, per ovvi motivi di spazio e tempo, la questione della “Sala Verde” a Palazzo Reale e sulla quale si sono dibattuti i grandi Storici cittadini dal Basile, dall’Amari, dal Fazello e Di Giovanni.

In verità vorrei riportare anche un particolare molto suggestivo, datato 1874, ed esattamente una incisione pubblicata sulla rivista Le Magasin Pittoresque che riporta una struttura simile ad una per spettacoli scavata nella roccia e che si trovava nel “quartiere dei lavandai”. Tale indicazione ci porterebbe a far pensare alla Via Panneria nel quartiere storico del Capo, ma questa è un’altra ipotesi che magari potrò riproporre successivamente in un futuro articolo.

Ma ora veniamo alla vera e propria proposta di identificazione della posizione di almeno uno dei due edifici per spettacoli aderente alla morfologia urbanistica presente; la porzione ricadente tra la via Roma, via Monteleone, vicolo San Basilio e piazza San Domenico presenta nelle carte topografiche una porzione di strutture con andamento anomalo con una formazione quasi semicircolare interrotta dal taglio di via Roma del 1906 (quanti danni ha fatto sta strada lo sa Dio solo!).

Guardando l’attuale mappa si possono notare delle vie con direzione semicircolare concentriche ed a raggiera rispetto all’asse semicircolare individuato precedentemente, soprattutto sull’asse stradale che da piazza olivella prosegue con via Monteleone per raggiungere piazzetta due Palme, infatti, a ridosso di via Monteleone una stecca di strutture rialzate, ma raggiungibili da gradini, perpendicolari alla via stessa e che si incuneano in un vicolo stretto possono far sospettare la presenza di una struttura precedente di tipo circolare riferibile all’edificio per spettacolo le cui fondazioni hanno condizionato l’andamento e la forma delle costruzioni successive.

La conferma potrebbe avvenire solamente con uno studio approfondito dei luoghi e del sottosuolo, cosa al momento impraticabile e che potrebbe non dare molti risultati visti i lavori di risanamento avvenuti sin dal XVI sec., anche perché, ahimè, sin dall’antichità era uso che queste strutture venissero smantellate, soprattutto durante le fasi instabili del regno, per evitare che eventuali ribelli potessero utilizzarle come roccaforte, oppure essere utilizzati nei secoli successivi come fonte di materia prima per le nuove costruzioni.

Inoltre, l’andamento semicircolare potrebbe essere stato condizionato anche dalla costruzione di Piazza San Domenico nel 1458 e nel 1724, nonché dallo sviluppo edilizio nel tempo della Chiesa di San Domenico. Cosa interessante, legata alla costruzione della Piazza e della Chiesa di San Domenico, è che questo lavoro mdi sistemazione abbia coinvolto il “quartiere dei postriboli” poiché non era raro che queste strutture antiche, come gli anfiteatri, fossero utilizzati dalle prostitute creando un isolamento verso l’esterno della comunità cittadina.

Vi lascio con una chicca che il Basile riporta nei suoi ricordi, cioè quella della presenza nel palazzo del protomedico Pizzuto (Albergo Vittoria) di una grande colonna misteriosa. La Palermo antica, ancor prima di quella araba, ci svela sempre piccoli segreti anche se da confermare, ma noi siamo qui in attesa fiduciosa che i ricercatori ci illuminino con nuove appetitose notizie.
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