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Per tutta la vita fu ostaggio dell'amore e della pazzia: Pirandello e Antonietta "sua"

"La pazzia di mia moglie sono io" confessava lo scrittore di Agrigento in una lettera indirizzata ad un amico. Dietro a questa frase c'era molto di più, c'era un disagio profondo

  • 5 gennaio 2022

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Pirandello con la moglie Maria Antonietta Portulano e due dei loto figli

"Dio preservi le donne dallo sposare un uomo che scrive libri!: così esclamava Balzac per spiegare che non è facile per una donna vivere accanto ad uno scrittore, sia esso il padre o il marito. Leggendo questa frase, viene in mente il dramma della famiglia di Luigi Pirandello, noto scrittore siciliano e premio Nobel per la letteratura.

Luigi nel 1894 sposò Maria Antonietta Portulano e, nonostante avessero avuto un’attrazione molto forte, la loro convivenza fu complicata, fin dall’inizio. Molti ritengono che la causa dei loro problemi familiari sia da condurre alla follia della moglie, ma in realtà molti studi recenti dimostrano che Antonietta visse, indipendentemente dai suo problemi di salute, un disagio psicologico durante il matrimonio con Pirandello.

Lo stesso scrittore in una lettera indirizzata all’amico Ojetti confessa: “La pazzia di mia moglie sono io”. Come si incontrano i due? Pirandello all’età di venticinque anni era a Roma e il padre, con una lettera, gli propone di fidanzarsi con la figlia del suo socio d’affari Calogero Portulano. Antonietta, rimasta senza la madre, era cresciuta col padre che l’ aveva affidata alle suore di San Vincenzo.



Calogero, uomo geloso per natura (aveva fatto inconsapevolmente morire di parto la moglie impedendo al medico di visitarla), cominciò a spuntare un’avversione verso il futuro genero al pensiero che sua figlia dovesse, un giorno, finire tra le sue braccia. L’assurdità è che tentò di mandare a monte il matrimonio che aveva pazientemente preparato. Luigi riuscì a vedere la futura sposa poche volte e sempre alla presenza di tre o quattro persone. L’unico contatto fu una stretta di mano.

Antonietta era bella, bruna, un po’ misteriosa e dal fascino triste. Con i suoi lunghi capelli neri, emanava una femminilità innocentemente provocatoria. Pirandello se ne innamorò subito con la testa e il cuore. Gli piaceva terribilmente, le scriveva lettere d’amore bellissime in cui l'appellava "Antonietta mia". Antonietta, educata dalle suore di San Vincenzo, leggeva e si sentiva smarrita di fronte a tanto ardore. Lui le parlava d’amore e lei rispondeva in tono scontroso, rivelando la radicale diversità dei due caratteri.

Tornato a Girgenti per le nozze, Pirandello si sposa, prima in Municipio e poi nella chiesa della Madonna d’Itria. Ventisei anni lui, ventidue lei. Nella villa del Caos, Luigi si trovò per la prima volta solo con Antonietta. Non si erano mai dati un bacio. Quella sera Pirandello baciò la sposa e le disse parole dolci. Ma, per delicatezza, la prima notte, e anche per altre notti ancora, non volle andare oltre. Fu una luna di miele bianca, piena di baci e di tenerezze.

Dopo una settimana gli sposi lasciarono la villa del Caos e si trasferirono a Roma. Le cose si aggiustarono e la vita coniugale sembrava più serena e Pirandello lavorava tranquillo. Un anno e mezzo dopo il matrimonio nacque Stefano, poi nel 1897 Lietta e due anni dopo Fausto. Proprio alla nascita di Fausto, Antonietta ebbe una crisi nervosa. Pirandello si allarmò ma, in breve tempo, tutto si risolse per il meglio. Poi, improvvisamente la situazione si capovolse.

La grande zolfara di Aragona, in cui Stefano Pirandello aveva investito tutto il patrimonio, compresa la dote di Antonietta, si allagò, provocando il disastro economico della famiglia. La notizia arrivò per posta da Girgenti. Pirandello era fuori casa per una passeggiata. Al ritorno trovò la moglie a letto semiparalizzata alle gambe dallo choc. Pirandello si avvilì, cadde in una terribile depressione. Il problema del sostentamento della famiglia l’angustiava.

Fece domanda al Magistero di Roma per un incarico e fu assunto come supplente. Dava lezioni private di italiano agli stranieri a cinque lire l’ora. In Antonietta esplose la follia, l’antico male dei Portulano. In principio Pirandello rideva delle scenate di gelosia ossessiva della consorte. Il demone della gelosia si era impadronito di lei: con scenate terribili accusava il marito di avventure immaginarie.

Il male continuava a peggiorare, ma lui copriva tutto con il silenzio. La parola pazzia non l’ aveva mai chiaramente scritta. Ne
trattava solo nelle novelle e nei racconti. Nel 1914, in una lettera all’ amico Ojetti: «Ho la moglie, caro Ugo, da molti anni pazza. E la pazzia di mia moglie sono io – il che dimostra senz’altro che è una vera pazzia. I medici hanno dichiarato, che è
una forma irrimediabile di paranoia, del resto ereditaria della sua famiglia».

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, il primogenito Stefano fu chiamato alle armi. Antonietta accusò il marito di averlo fatto partire. Molte notti Pirandello svegliandosi scopriva la moglie china su di lui che lo guardava con gli occhi fissi, paurosamente allucinati e una notte la vide ai piedi del letto con un coltello in mano.

Stefano, di ritorno dal fronte, capì che la sofferenza era sempre più forte. Padre e figlio pensarono di fare ricoverare la donna in una casa di cura. “Antonietta Portulano, moglie di Luigi Pirandello, è affetta da delirio paranoide", che la rendeva pericolosa per sè e per gli altri", in primo luogo per la sua famiglia. Così si legge nel certificato medico redatto dal dottor Ferruccio Montesano dell'Università di Roma l'11 gennaio 1919. Così Antonietta fu ricoverata per quarant’anni. Morì nel dicembre del 1959.

Sul dramma della follia della moglie dell'autore del Fu Mattia Pascal, il silenzio è sempre stato totale. Qualche anno fa, un medico chirurgo, Maria Pia Ladi, ha condotto una ricerca sui rapporti di Pirandello con i problemi psichiatrici avvalendosi di molti documenti inediti, tra i quali la cartella clinica della Portulano. Ne parla anche il saggio Intorno a Pirandello, curato dal professor Rino Caputo dell'Università di Tor Vergata. “Durante la degenza in sanatorio -scrivevano i medici- il delirio si è
esteso in maniera impressionante. Sono comparse inoltre allucinazioni auditive e si è accentuato in modo evidente un grave globale deficit mentale".

Le annotazioni periodiche sulla Portulano non sembravano mai dare adito a speranze di miglioramento, nel corso degli anni i medici parlavano infatti di allucinazioni che si alternavano a un delirio sistematizzato di persecuzione e di personalità dissociata.
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