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Posti sciccosi ma solo per uomini: i Circoli di Conversazione dove l'arma preferita era "la lingua"

C'erano quelli aristocratici e quelli borghesi e nonostante le opportune differenze il "mood" era molto simile, così come le regole. In Sicilia qualcuno esiste ancora (anche se chiuso)

Susanna La Valle
Insegnante e scrittrice
  • 28 aprile 2022

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Il Circolo Ibla di Ragusa

Il Circolo di Conversazione Maschile è stata un’autentica istituzione, nato dopo la prima guerra mondiale, fu l’alternativa borghese ai raffinati ed esclusivi circoli dell’Aristocrazia. In Sicilia il circolo della nobiltà ha storia un’antica, sul modello inglese era esclusivo appannaggio di Nobiluomini, con regole ben precise, che andavano dall’accettazione di un altro socio, a tutta una serie di comportamenti, titoli e abiti considerati d’obbligo per accedere agli eleganti salotti.

Nel circolo aristocratico si consumavano i pasti, vi era una biblioteca, un giardino a disposizione, elegantissimi saloni per la conversazione, e l’immancabile sala giochi, dove non pochi patrimoni diventarono “Voli di Rondine”. Il severo regolamento consentiva l’ingresso alle signore solo se accompagnate, ed era a esclusivo appannaggio dei signori.

Il Circolo della borghesia, era tutt’altra cosa. Gli avventori erano ricchi proprietari, medici, insegnanti, avvocati, farmacisti, direttori di enti pubblici o privati, professionisti.



Importante soprattutto nelle cittadine più piccole della Sicilia, era un punto di ritrovo dopo le attività lavorative. Alcuni di questi riadattarono il circolo della nobiltà, conservandone gli arredi e le stanze, mutando solo la frequentazione. Ma come trascorrevano il tempo i soci? L’indimenticabile Dottor Pasquano, Patologo di Montalbano, tra una rottura di “cabbasisi”e l’altra, giocava a poker e mangiava cannoli “freschissimi”. Anche qui c’era la sala di lettura, dove si fumava e ascoltava la radio, (fino agli anni '60), il bar dove prendere caffè, bevande e liquori. Niente a che vedere con gli eleganti “ristori “ o ristoranti dei circoli aristocratici, dove i soci erano serviti in “coreana” e alla “francese” da inappuntabili camerieri.

Ma tra le attività più praticate nei circoli della borghesia c’era la “Sparlata”, il pettegolezzo. Conversazioni animose svelavano segreti e maldicenze, dove per evitare di esserne il protagonista poteva risultare appropriato andare via per ultimo. Motivi della sparlata non mancavano nella Sicilia, tra nuovi ricchi e vecchi decaduti, campieri diventati padroni, matrimoni organizzati o riparatori, accertate o presunte infedeltà, e in genere i discorsi sulle donne, spesso accompagnati da “ mani che plasmavano grandi corpi” accendendo la curiosità dei soci; storie che erano arricchite di volta in volta da nuove aggiunte.

Il gradimento dei soci si misurava dai sussurri, sorrisini, alzate o abbassamento di ciglia. Che fossero il cuore pulsante della vita cittadina, lo ricordano i film di Pietro Germi. Indimenticabile in “Sedotta e Abbandonata”, tutta la pantomima organizzata a beneficio dei soci del circolo, affinché si divulgasse una precisa “verità” sui fatti che riguardavano la giovane disonorata, con precisi avvertimenti, del capo famiglia, su come ci si dovesse comportare: dal tono della voce, dal modo di camminare, alle cose da dire o non dire.

Dal circolo, come un grammofono, erano irradiate le notizie e gli aggiornamenti su quello che si voleva far sapere. Bellissimo da visitare o anche solo da vedere dalla strada il “Circolo di Conversazione Maschile” di Ibla a Ragusa, edificato nel 1805. Bufalino così lo descrive: “soffitti dipinti, morbide poltrone, e stecche di biliardo appoggiate alle pareti”, ricorda che lì “ le chiacchiere diventavano Teatro”. A Scicli c’è chi ricorda con nostalgia e rammarico, il Circolo, dove i saloni una volta elegantissimi nel tempo erano diventati “devastati e vuoti” e dove “ si aggirano dolorosi fantasmi”.

Lo stesso Sciascia ci racconta del suo Circolo a Racalmuto nel libro “Le parrocchie di Regalpetra”. Da circolo dei nobili con uno statuto con più di 400 articoli, era diventato quello dei “Galantuomini”; descrive come la tappezzeria dei saloni, nel coso degli anni, fosse passata a “ color di perso”, ma con attività e regole che erano quasi le stesse: vi era la lettura di quotidiani, dei settimanali, come “ Epoca”, “ La domenica del Corriere”, “ Oggi”, il mensile “ Reader’s Digest”, per i più intellettuali. Annota le severe regole di ammissione e di come i Sindaci per lungo periodo furono scelti tra i soci. Descrive alcuni personaggi, i pazzi politici, specie durante il fascismo, o semplicemente i “ pazzi normali”, sedicenti e convinti inventori o letterati.

Erano questi microcosmi che regolavano la vita cittadina, spesso noiosa, emuli di quelli aristocratici, ma sicuramente meno rigidi e cristallizzati in norme e regole severissime. Raramente l’Aristocrazia si lasciò andare a contese interne al prestigioso edificio, anche se… si ricorda una vivace discussione in un noto ed esclusivo circolo estivo del litorale palermitano, dove volarono tavoli, sedie e vari epiteti con l’immediato allontanamento ed espulsione dei soci responsabili. Ma questo fu un caso particolare e isolato, in cui la calura estiva, supponiamo, abbia avuto una certa responsabilità.

Nei circoli aristocratici i diverbi erano ricomposti sul momento, o demandati, nei tempi antichi, a duelli tra i contendenti, come ricorda un famoso Barone di Palermo. Circoli esclusivi, invidiati e non sempre amati. Il Principe Tomasi di Lampedusa, benché fosse socio di uno dei più prestigiosi a Palermo, ne prese le distanze durante la sua permanenza fuori dalla Sicilia, dicendo che nel suo circolo vi erano “Ragni che si credono Magni”. Opinione che conservò fino al suo rientro a Palermo, e al Circolo.

Comportamenti rarefatti e controversie ricomposte aristocraticamente, che sicuramente non appartennero ai circoli dei “Galantuomini”, dove non mancarono dispute anche accese, antipatie ed odi viscerali specie su questioni politiche, ma dove l’arma preferita e tagliente, fu “la lingua”.
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