Presidi a singhiozzo, è guerra contro gli abusivi in Vucciria: "Lo Stato resta assente"
La Vucciria ha costruito la propria identità sul rumore, ma c’è differenza tra il vociare di un mercato e il frastuono di uno spazio lasciato senza governo
Piazza Caracciolo, Vucciria
Da un po’ di tempo, in centro storico, la legalità dura il tempo di una pattuglia. Alla Vucciria, raccontano residenti e commercianti, succede spesso così: quando arrivano i controlli la piazza si placa ma, appena le divise si allontanano, tutto ricomincia. Vendita abusiva, alcolici non autorizzati, musica ad alto volume, spazi pubblici occupati senza regole.
Un copione già visto in piazza Caracciolo, dove nel fine settimana il quadro sarebbe tornato a degenerare nonostante l’intervento della polizia, chiamata dopo le segnalazioni arrivate da cittadini e attività della zona.
Il caso, però, non nasce con l’ultima serata difficile. È da mesi che la Vucciria torna periodicamente al centro delle denunce di residenti, commercianti e consiglieri comunali: prima per una pedonalizzazione rimasta a lungo più formale che reale, poi per l’assenza di interventi capaci di accompagnare quella scelta con arredi, dissuasori e una gestione stabile dello spazio pubblico, oggi per una situazione che continua a ripresentarsi sempre con gli stessi elementi.
Il punto, allora, non è soltanto cosa sia accaduto qualche notte fa. Il punto è perché accada ancora, e perché sempre allo stesso modo: la pattuglia arriva, la pressione si abbassa, la piazza sembra tornare sotto controllo; poi il presidio finisce e tutto torna com’era, come se l’intervento fosse servito soltanto a sospendere il problema, non a risolverlo.
È dentro questo quadro che si inserisce la denuncia della consigliera comunale di Fratelli d’Italia Tiziana D’Alessandro, che parla di una situazione «fuori controllo» e chiede interventi non più emergenziali ma strutturali. Perché, sostiene, non basta intervenire quando il problema esplode: «Servono controlli continui, una presenza costante delle istituzioni e una strategia chiara per il ripristino della legalità».
«Succede tutte le volte in cui non c’è presidio», racconta D’Alessandro. È in quei momenti, spiega, che emergono le criticità segnalate da residenti e ristoratori. «Piazza Caracciolo fa parte della zona rossa - continua la consigliera -. Il presidio dovrebbe essere stabile soprattutto nei fine settimana, quando l’affluenza aumenta e la piazza diventa più difficile da governare». Nei fatti, però, sarebbe «a singhiozzo»: una sera sì, un’altra no, con una presenza che non sempre copre le fasce orarie più delicate.
La consigliera porta anche un esempio concreto. In una delle ultime serate, racconta, la polizia sarebbe arrivata intorno alle 21.00 e sarebbe andata via poco dopo le 22.00: «Alle 22.15 hanno montato - dice. Ed è questo, secondo lei, il punto -. Se chi occupa abusivamente la piazza sa di avere davanti un margine di tempo libero, si organizza. Se invece percepisce che il territorio è monitorato, anche con passaggi ripetuti e non necessariamente con una pattuglia ferma per tutta la notte, lo spazio di manovra si riduce».
«Non possiamo affidare il futuro della Vucciria all’emergenza», sottolinea. Per lei la sicurezza e il decoro della piazza non possono essere affrontati soltanto quando arrivano le segnalazioni o quando la situazione è già esplosa. Serve, dice, «una strategia di riqualificazione e valorizzazione complessiva del territorio», capace di togliere spazio all’abusivismo e restituire la piazza a residenti, attività regolari e visitatori.
Ma il tempo della riqualificazione non è quello di chi ogni sera apre un locale, vive nella piazza o prova semplicemente a dormirci accanto. È qui che il racconto istituzionale incontra quello di chi la Vucciria la attraversa ogni giorno, non solo quando esplode l’emergenza.
Alcuni ristoratori della zona, che chiedono di restare anonimo, descrivono una convivenza ormai diventata «insostenibile». Per chi lavora in regola, il problema non è solo il rumore. È il paradosso di una concorrenza informale che occupa gli stessi spazi senza pagare lo stesso prezzo, né economico né amministrativo. «Loro smontano i banchi e se ne vanno, mentre noi rimaniamo là a pagare le tasse», raccontano.
E alla fine, aggiungono, la cattiva immagine della Vucciria ricade proprio su chi investe e prova a lavorare rispettando autorizzazioni, concessioni e controlli. «Per noi è cattiva pubblicità - dicono -. Con i turisti si riesce ancora a lavorare, ma molti palermitani non vengono più, perché sentono dire che alla Vucciria succede questo e quello e scelgono altri luoghi».
La frustrazione nasce anche dalla sensazione di un’attenzione sbilanciata. «I controlli e le multe poi li fanno a noi», aggiungono. Da una parte, raccontano, ci sono le attività regolari sottoposte a verifiche, prescrizioni e sanzioni; dall’altra banchetti, carrelli e tavoli che compaiono davanti ai locali, occupando la piazza e lasciando sporco e disordine, senza che nessuno intervenga.
«Il problema fondamentalmente è l’assenza dello Stato», dicono ancora i ristoratori. Una frase che non riguarda soltanto la richiesta di più pattuglie, ma il senso di abbandono di una parte della piazza. Non la richiesta di spegnere la Vucciria, né di trasformarla in un luogo vuoto e senza vita. Piuttosto, la richiesta di regole uguali per tutti. «Se non si riesce a mandarli via, almeno li si regolarizzi», continuano i ristoratori, immaginando spazi assegnati, limiti chiari, niente musica fuori controllo, pagamento del suolo pubblico.
Una proposta che non suona come una resa, ma come il tentativo di riportare dentro un perimetro minimo di regole una situazione che oggi sembra muoversi fuori da qualsiasi controllo. Anche perché, raccontano, il problema non si esaurisce nella singola serata: quando i banchi vengono smontati, a restare sono i locali, i residenti, chi deve riaprire il giorno dopo e chi deve continuare a vivere in quella stessa piazza.
Una fragilità che anche D’Alessandro dice di conoscere bene: «Io in questo anno sono stata la voce dei commercianti e degli abitanti del quartiere», afferma la consigliera, spiegando che molte segnalazioni arrivano da chi non può esporsi direttamente: residenti che, quando il presidio manca, «non dormono più la notte».
Ristoratori che provano a lavorare in regola ma si trovano davanti una piazza occupata da altri; attività che vorrebbero investire sulla qualità e che invece finiscono trascinate dentro la stessa immagine di illegalità.
Il tema, per D’Alessandro, non può quindi fermarsi al controllo della singola notte. Il presidio, oggi, è necessario perché impedisce che la piazza venga immediatamente rioccupata. Ma la prospettiva è un’altra: una riqualificazione capace di cambiare davvero gli equilibri dello spazio urbano. «Nessuno vuole che quella piazza diventi una piazza morta», dice. L’obiettivo, spiega, è una Vucciria viva, frequentata, capace di attrarre persone anche di giorno e non soltanto nelle ore più complicate della notte. Ma viva «nel rispetto delle regole».
Il progetto, spiega la consigliera, è già in programma ed è seguito dagli uffici dell’assessore Maurizio Carta. Il prossimo passaggio riguarda la Soprintendenza, perché l’area è tutelata e ogni intervento ha bisogno del parere favorevole. Per questo, aggiunge, «è importante non lasciare piazza Caracciolo vuota proprio adesso, mentre l’iter amministrativo va avanti».
La Vucciria, del resto, ha costruito la propria identità sul rumore, sulle voci, sui banchi, sulla mescolanza. Ma c’è una differenza profonda tra il vociare di un mercato e il frastuono di uno spazio lasciato senza governo. È in quella differenza che oggi si gioca il futuro dell’area: non spegnere la sua anima popolare, ma salvarla dal rischio di essere confusa, ogni notte, con l’abbandono.
Un copione già visto in piazza Caracciolo, dove nel fine settimana il quadro sarebbe tornato a degenerare nonostante l’intervento della polizia, chiamata dopo le segnalazioni arrivate da cittadini e attività della zona.
Il caso, però, non nasce con l’ultima serata difficile. È da mesi che la Vucciria torna periodicamente al centro delle denunce di residenti, commercianti e consiglieri comunali: prima per una pedonalizzazione rimasta a lungo più formale che reale, poi per l’assenza di interventi capaci di accompagnare quella scelta con arredi, dissuasori e una gestione stabile dello spazio pubblico, oggi per una situazione che continua a ripresentarsi sempre con gli stessi elementi.
Il punto, allora, non è soltanto cosa sia accaduto qualche notte fa. Il punto è perché accada ancora, e perché sempre allo stesso modo: la pattuglia arriva, la pressione si abbassa, la piazza sembra tornare sotto controllo; poi il presidio finisce e tutto torna com’era, come se l’intervento fosse servito soltanto a sospendere il problema, non a risolverlo.
È dentro questo quadro che si inserisce la denuncia della consigliera comunale di Fratelli d’Italia Tiziana D’Alessandro, che parla di una situazione «fuori controllo» e chiede interventi non più emergenziali ma strutturali. Perché, sostiene, non basta intervenire quando il problema esplode: «Servono controlli continui, una presenza costante delle istituzioni e una strategia chiara per il ripristino della legalità».
«Succede tutte le volte in cui non c’è presidio», racconta D’Alessandro. È in quei momenti, spiega, che emergono le criticità segnalate da residenti e ristoratori. «Piazza Caracciolo fa parte della zona rossa - continua la consigliera -. Il presidio dovrebbe essere stabile soprattutto nei fine settimana, quando l’affluenza aumenta e la piazza diventa più difficile da governare». Nei fatti, però, sarebbe «a singhiozzo»: una sera sì, un’altra no, con una presenza che non sempre copre le fasce orarie più delicate.
La consigliera porta anche un esempio concreto. In una delle ultime serate, racconta, la polizia sarebbe arrivata intorno alle 21.00 e sarebbe andata via poco dopo le 22.00: «Alle 22.15 hanno montato - dice. Ed è questo, secondo lei, il punto -. Se chi occupa abusivamente la piazza sa di avere davanti un margine di tempo libero, si organizza. Se invece percepisce che il territorio è monitorato, anche con passaggi ripetuti e non necessariamente con una pattuglia ferma per tutta la notte, lo spazio di manovra si riduce».
«Non possiamo affidare il futuro della Vucciria all’emergenza», sottolinea. Per lei la sicurezza e il decoro della piazza non possono essere affrontati soltanto quando arrivano le segnalazioni o quando la situazione è già esplosa. Serve, dice, «una strategia di riqualificazione e valorizzazione complessiva del territorio», capace di togliere spazio all’abusivismo e restituire la piazza a residenti, attività regolari e visitatori.
Ma il tempo della riqualificazione non è quello di chi ogni sera apre un locale, vive nella piazza o prova semplicemente a dormirci accanto. È qui che il racconto istituzionale incontra quello di chi la Vucciria la attraversa ogni giorno, non solo quando esplode l’emergenza.
Alcuni ristoratori della zona, che chiedono di restare anonimo, descrivono una convivenza ormai diventata «insostenibile». Per chi lavora in regola, il problema non è solo il rumore. È il paradosso di una concorrenza informale che occupa gli stessi spazi senza pagare lo stesso prezzo, né economico né amministrativo. «Loro smontano i banchi e se ne vanno, mentre noi rimaniamo là a pagare le tasse», raccontano.
E alla fine, aggiungono, la cattiva immagine della Vucciria ricade proprio su chi investe e prova a lavorare rispettando autorizzazioni, concessioni e controlli. «Per noi è cattiva pubblicità - dicono -. Con i turisti si riesce ancora a lavorare, ma molti palermitani non vengono più, perché sentono dire che alla Vucciria succede questo e quello e scelgono altri luoghi».
La frustrazione nasce anche dalla sensazione di un’attenzione sbilanciata. «I controlli e le multe poi li fanno a noi», aggiungono. Da una parte, raccontano, ci sono le attività regolari sottoposte a verifiche, prescrizioni e sanzioni; dall’altra banchetti, carrelli e tavoli che compaiono davanti ai locali, occupando la piazza e lasciando sporco e disordine, senza che nessuno intervenga.
«Il problema fondamentalmente è l’assenza dello Stato», dicono ancora i ristoratori. Una frase che non riguarda soltanto la richiesta di più pattuglie, ma il senso di abbandono di una parte della piazza. Non la richiesta di spegnere la Vucciria, né di trasformarla in un luogo vuoto e senza vita. Piuttosto, la richiesta di regole uguali per tutti. «Se non si riesce a mandarli via, almeno li si regolarizzi», continuano i ristoratori, immaginando spazi assegnati, limiti chiari, niente musica fuori controllo, pagamento del suolo pubblico.
Una proposta che non suona come una resa, ma come il tentativo di riportare dentro un perimetro minimo di regole una situazione che oggi sembra muoversi fuori da qualsiasi controllo. Anche perché, raccontano, il problema non si esaurisce nella singola serata: quando i banchi vengono smontati, a restare sono i locali, i residenti, chi deve riaprire il giorno dopo e chi deve continuare a vivere in quella stessa piazza.
Una fragilità che anche D’Alessandro dice di conoscere bene: «Io in questo anno sono stata la voce dei commercianti e degli abitanti del quartiere», afferma la consigliera, spiegando che molte segnalazioni arrivano da chi non può esporsi direttamente: residenti che, quando il presidio manca, «non dormono più la notte».
Ristoratori che provano a lavorare in regola ma si trovano davanti una piazza occupata da altri; attività che vorrebbero investire sulla qualità e che invece finiscono trascinate dentro la stessa immagine di illegalità.
Il tema, per D’Alessandro, non può quindi fermarsi al controllo della singola notte. Il presidio, oggi, è necessario perché impedisce che la piazza venga immediatamente rioccupata. Ma la prospettiva è un’altra: una riqualificazione capace di cambiare davvero gli equilibri dello spazio urbano. «Nessuno vuole che quella piazza diventi una piazza morta», dice. L’obiettivo, spiega, è una Vucciria viva, frequentata, capace di attrarre persone anche di giorno e non soltanto nelle ore più complicate della notte. Ma viva «nel rispetto delle regole».
Il progetto, spiega la consigliera, è già in programma ed è seguito dagli uffici dell’assessore Maurizio Carta. Il prossimo passaggio riguarda la Soprintendenza, perché l’area è tutelata e ogni intervento ha bisogno del parere favorevole. Per questo, aggiunge, «è importante non lasciare piazza Caracciolo vuota proprio adesso, mentre l’iter amministrativo va avanti».
La Vucciria, del resto, ha costruito la propria identità sul rumore, sulle voci, sui banchi, sulla mescolanza. Ma c’è una differenza profonda tra il vociare di un mercato e il frastuono di uno spazio lasciato senza governo. È in quella differenza che oggi si gioca il futuro dell’area: non spegnere la sua anima popolare, ma salvarla dal rischio di essere confusa, ogni notte, con l’abbandono.
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