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Protegge Palermo (e non solo): perché la Santuzza è la patrona della biodiversità

Non tutti sanno che le basi della biodiversità sono state individuate, scientificamente, proprio sul Monte Pellegrino da George Evelyn Hutchinson. Ecco cosa scoprì

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 22 maggio 2021

Uno dei versanti di Monte Pellegrino

Il 22 maggio, ormai dal 2000, si festeggia la Giornata mondiale della biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite con l'intento di creare maggiore consapevolezza e coesione sul tema della salvaguardia della biodiversità.

Nella fattispecie per “biodiversità”, detta anche diversità biologica, si intende la «variabilità degli organismi viventi di ogni origine, inclusi, tra l’altro, gli ecosistemi terrestri, marini e gli altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici dei quali fanno parte, e comprende la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi».

Nel dettaglio, la Convenzione si pone, da circa un ventennio, tre grandi obiettivi: conservare la biodiversità; fare un uso sostenibile degli elementi costitutivi della biodiversità; ripartire in modo giusto ed equo i benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche.

Prima di arrivare all’individuazione di una data simbolo, e ancor prima dell’individuazione della stessa tematica, non tutti sanno che le basi della biodiversità sono state individuate, scientificamente, proprio a Palermo, sul Monte Pellegrino.



Fu l'ecologo britannico George Evelyn Hutchinson, descritto come il "padre dell'ecologia moderna”, a gettare le basi di questa branca.

Di passaggio in Sicilia, sul finire degli anni '60, condotto da amici, tra cui il dottor Minganti dell'Università di Palermo, sul Monte già votato a Santa Rosalia, Hutchinson raccolse in quel luogo alcune specie di insetti acquatici, del genere Cprixa, descritte un secolo prima da Fieber e presumibilmente presenti nella regione.

Queste informazioni - in maniera molto dettagliata vennero riportate dallo studioso in un lungo articolo scientifico, pubblicato nel 1959, che descriveva tra l’altro anche la storia del ritrovamento delle ossa di Rosalia Sinibaldi, divenuta Patrona della città.

L’articolo, dal titolo emblematico Homage to Santa Rosalia, or why are there so many kinds of animals?, fu pubblicato nel 1959 per celebrare il primo centenario dalla pubblicazione della teoria evolutiva di Darwin.

È lo stesso scienziato che, nel testo, scrive: «Per quanto la sua storia di Santa, sia da verificare forse per il momento possiamo prendere Santa Rosalia come la patrona degli studi evolutivi, perché proprio sotto il santuario, alimentata senza dubbio dall'acqua che filtra attraverso le fessure calcaree della montagna, e che ha formato la grotta sacra, si trova un piccolo stagno artificiale, e quando sono riuscito ad arrivare allo stagno poche settimane dopo, ho avuto un accenno di quello che stavo cercando.

Un gran numero di Corixidae viveva nell'acqua. All'inizio fui piuttosto deluso perché ogni esemplare della più grande delle due specie presenti era una femmina, e quindi privo delle caratteristiche diagnostiche più critiche, mentre entrambi i sessi della seconda specie leggermente più piccola erano presenti in numero circa uguale.

L'esame del materiale a piacimento e della letteratura pertinente mi ha convinto che le due specie sono la comune europea C. punctata e C. affinis, e che le peculiari specie mediterranee sono illusorie.

La C. punctata più grande era chiaramente alla fine della sua stagione riproduttiva, la C. affinis più piccola probabilmente stava appena iniziando a riprodursi (…)».

Il "padre dell'ecologia moderna” continua una puntuale descrizione scientifica che segnò l’apertura a studi più approfonditi e dettagliati ma di certo, come si vede dai ringraziamenti finali, il contributo riscontrato a Palermo - che lo portò a mettere sotto custodia della Santuzza la nascita della biodiversità - fu molto importante.

Hutchinson fu “molto grato”, scrisse in conclusione, al dottor Minganti dell'Università di Palermo, che gli permise di raccogliere elementi sul Monte Pellegrino; al professor B. M. Knox del Dipartimento di Classici dell'Università di Yale; al dottor L. B. Slobodkin dell'Università di Michigan e al dottor R. H. MacArthur dell'Università della Pennsylvania.

Da quel momento le scoperte e le intuizioni di Hutchinson, riportate nell’articolo, rappresentano il nucleo primordiale da cui ebbero origine tutti gli studi che hanno condotto alle considerazioni di oggi.

«Allo stesso Museo Regionale di Storia Naturale - ci ha detto il naturalista Fabio Lo Valvo - tanti dei saloni sono allestiti in modo che si possano ripercorrere le tappe storiche e scientifiche di queste intuizioni. Per i botanici e i naturalisti, e in generale per gli addetti ai lavori, la testimonianza di Hutchinson ha la stessa importanza di un testo sacro».
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