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Quanta nostalgia della Dolce Vita: quando intellettuali e modelle andavano da Shangai

Uno dei luoghi più cult della movimentata Palermo degli anni Settanta e Ottanta, punto d’incontro per molti illustri personaggi dell'epoca, con il loro doppio petto gessato

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 29 agosto 2019

Il fotografo Ferdinando Scianna con la modella Marpessa al ristorante Shangai

La trattoria Shangai di piazza Caracciolo, nel cuore del mercato della Vucciria, era un luogo in cui "le balate non asciugavano mai".

Un modo per descrivere la vivacità di un mercato che non dormiva mai, tenuto sempre attivo dal "vuciare" o "vanniare" (buttare voci) dei mercanti. L’acqua che teneva costantemente umide le balate (il basolato) era quella dei pescivendoli che bagnavano i pesci esposti per mantenere il prodotto in vendita sempre fresco.

Uno dei luoghi più cult della movimentata Palermo degli anni Settanta e Ottanta, punto d’incontro per gli illustri personaggi in doppio petto gessato del tempo o più semplicemente luogo di passaggio per i vacanzieri affascinati dalla esuberanza del mercato e dalla bellezza dei vicoli alle spalle di piazza San Domenico.

Con la sua terrazza e le sue tende rosse, l’antica trattoria dominava dall'alto tutta la piazza Caracciolo, un luogo che per la sua spiccata vivacità sicula è stato fonte d’ispirazione per tanti nomi celebri e artisti dell’epoca che hanno transitato tra i tavolini della trattoria, come gli scrittori Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Zingaretti o ancora, il fotografo Ferdinando Scianna.

Si dice fosse anche un punto di ritrovo dei boss e che in questa terrazza Renato Guttuso, nel 1974, affittò un tavolo per una settimana in modo da poter raccogliere spunti e preparare i bozzetti per la sua nota "Vucciria".

E infine, questa trattoria è stata location per alcune pellicole cinematografiche sulla storia della Sicilia: un pezzo di storia palermitana con ingresso dal numero 34 di vicolo Mezzani che però ha chiuso i battenti da oltre un decennio e l’immobile che la ospitava è stato messo in vendita dal suo proprietario.

La richiesta è di 320mila euro: un modico prezzo, dopotutto, per comprare un pezzo di storia della città di Palermo.

L’insegna originale riportava la scritta “Schangai”, scritto all'taliana (e non Shanghai, come poi è stato corretto), così come immortalato in diversi scatti d’epoca.

A proposito delle origini del nome della trattoria "Schangai", nel video d’autore “Rocky Il Re della Vucciria” (che puoi guardare qui), il meusaro Rocky Basile racconta che fu il nonno a darlo, dopo un viaggio in Cina, perchè «osservando la Vucciria, soprattutto di giorno, con il mercato aperto con i vari tendaggi, di vari colori gli dava un po’ l’impressione di essere a Shangai».

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