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Quel luogo in Sicilia nascosto sotto la Basilica: gli affreschi "ispirarono Caravaggio"

L’intrico di vie sotterranee delle Catacombe si dirama fino a condurre a una scala che dà sullo spazio semisferico della cripta dove riposa il vescovo inviato da Pietro

Francesca Garofalo
Giornalista pubblicista e copywriter
  • 20 febbraio 2024

La Cripta di San Marciano a Siracusa (foto di Antonio Randazzo)

Una volta sopra la testa che, al posto delle stelle, mostra le profondità della terra pregne di sacralità e la natura effimera della vita. Mente e sguardo peregrini sono inevitabilmente rapiti da secoli di storia, quelli della Cripta di San Marziano o Marciano a Siracusa.

Un luogo nascosto proprio sotto la Basilica di San Giovanni all’interno delle Catacombe, a poca distanza dal Parco Archeologico della Neapolis e del Santuario della Madonna delle Lacrime.

L’intrico di vie sotterranee delle Catacombe si dirama fino a condurre a una scala che dà sullo spazio semisferico della cripta di San Marciano, al cui interno è custodito il sarcofago del primo vescovo di Siracusa, inviato da san Pietro nel 39 d.C. per predicare il Vangelo e fondare la prima comunità cristiana del mondo occidentale.

Le spoglie del santo, martirizzato sotto Gallieno e Valeriano a metà del III secolo, rimarranno nella cripta per poi essere traslate a Gaeta durante la dominazione araba.
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Dunque «l'origine della Cripta di San Marciano - dice Fausto Migneco, Docente di Beni Culturali Ecclesiastici e guida turistica autorizzata della Regione Sicilia - è quella di ipogeo a destinazione funeraria, come attestano i resti di arcosoli polisomi e fosse terragne ancora a vista all'interno del sito monumentale».

Lo spazio sacro, con pianta a croce greca, tre absidi e i resti della pavimentazione in opus sectile, come oggi lo vediamo è il risultato di trasformazioni avvenute nel VI e XII secolo.

Di grande fascino e significato religioso è la cappella laterale della cripta, dov’è presente il sepolcro in muratura del Santo dal caratteristico tetto a spiovente e una piccola finestrella da dove i fedeli si sporgevano per toccare le sacre reliquie.

Nella parte centrale, invece, spicca l'altare originariamente circondato da quattro colonne; questo ambiente in età normanna è stato modificato da quattro pilastri in muratura con altrettanto numero di capitelli tardo bizantini decorati con i simboli dei quattro Evangelisti e iscrizioni del Vangelo.

Passo dopo passo l'ombra corre verso la luce e, anche se predominante, esalta mistero e misticismo di un antico palinsesto architettonico e pittorico.

Le pareti, quasi come pagine di manoscritti, riportano numerosi affreschi la maggior parte risalenti al periodo Normanno (XII secolo). Quelli ancora visibili raffigurano San Marciano, San Giovanni Battista, la Vergine con bambino, gli Apostoli e Santa Lucia nelle tonalità ciano, vermiglio e ocra.

E proprio questi affreschi pare siano stati d’ispirazione per il pittore milanese Caravaggio che, durante la tappa nella città aretusea e dopo aver visto la Cripta, realizza il "Seppellimento di Santa Lucia" ambientato all’interno della Catacomba di San Giovanni.

L’elemento riconoscibile nel dipinto è il fondale della parete est della cripta e pare che, secondo gli Atti del Convegno su Caravaggio svolto nel 2010 a Siracusa, le motivazioni di tale scelta siano molteplici.

«Per la presenza del sepolcro di Marziano, il primo Vescovo della città - conclude Fausto Migneco - per la credenza popolare secondo la quale in questo luogo predicò San Paolo nei tre giorni di presenza a Siracusa; per il culto particolare a Santa Lucia che in questa cripta è stato vivo nel passato così come dimostra un affresco medievale che ritrae la Vergine siracusana».
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