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Qui curavano i bambini di Palermo: uno di quei luoghi abbandonati che potrebbe rivivere

Sul cornicione di questo vecchio edificio si legge ancora: "Istituto di puericultura Solarium V. E. III". Si trova nell'antica contrada Mustazzola, poi detta della Zi Sciaveria

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 11 giugno 2022

L'ex Istituto di Puericultura a Palermo (foto di A. Prestigiacomo)

In via Messina Marine, superato il ponte del fiume Oreto, il wadi Abbas degli arabi, comincia, sul lato sinistro, verso il mare, una lunga sequenza di edifici bassi, scalcinati, diroccati, alcuni dei quali abbelliti con dei murales di vario genere.

Forse un tempo questi edifici erano stati case di pescatori, considerando la vicinanza al villaggio di Sant'Erasmo. Seguendo la strada, dicevo, addentrandosi nell'antica contrada Mustazzola, poi detta della “Zi Sciaveria” (per via della zia Saveria che aveva una bettola in loco) e infine soprannominata Romagnolo per l'abitazione del Senatore Corrado Romagnolo, ad un certo punto non si può rimanere immuni da una certa affascinazione per lo Stand Florio, realizzato nel 1905 da Ernesto Basile in chiaro stile mediorientale e recentemente restaurato.

Accanto ad esso, qualche settimana fa ho notato un vecchio edificio fatiscente. Sul cornicione del quale è ancora leggibile “Istituto di puericultura Solarium V. E. III” e poco più sotto “Fondato da Pietrò Valenza”. Sul cancello dell'edificio, abbandonato da tempo, vi è il sigillo del sequestro che riporta la data del 2012. Ho voluto leggerne la storia, essendo rimasto colpito dal nome insolito dell'insegna.



Inizialmente usato come piccolo cantiere navale chiamato “Regina Elena”, nel 1929 l'edificio, bisognoso di restauro, venne affidato al Dr. Pietro Valenza, il quale un quindicennio prima aveva fondato l'Istituto di Puericultura Solarium che si trovava nei pressi del Foro Italico. «Il progetto di ristrutturazione venne affidato nel 1929 all'architetto Ernesto Basile, con cui collaborò l'ingegnere Ignazio Cristina. Il nuovo Istituto Solarium venne inaugurato nel 1930 con lo scopo di assistere e fornire cure aero - elio – terapiche a bambini tubercolotici. […] Da centro per bambini tubercolotici si trasforma in Collegio gestito da un'Opera Pia, per piccoli indigenti dai 5 ai 12 anni.

I bambini, seguiti da educatori, venivano ospitati a convitto pieno in una prima fase ed in seguito a semiconvitto. […] Alla fine degli anni Ottanta, con l'estinzione delle Opere Pie, il Solarium istituto per l'infanzia viene chiuso, i bambini ritornano nelle proprie famiglie mentre l'edificio, abbandonato, diviene uno dei tanti simboli del declino di Palermo».

Nel 1996 il Comune di Palermo destina il Solarium a centro di formazione professionale giovanile, che possa così rilanciare il rapporto giovani-lavoro, ma non è un progetto che riscuoterà enorme successo. Nel 2012 scatta il sequestro e nella relazione dei commissari si legge che in generale «Il complesso versa in gravissime condizioni di degrado». Nello stesso stato di degrado versa ancora la poca distante “ex Agrumaria Corleone”, una rara testimonianza di archeologia industriale dei primi del XX secolo. Anche quest'altro edificio potrebbe essere restituito alla città se solo si avesse un minimo di visione progettuale sulla bonifica delle periferie alle porte del centro di Palermo.

L'istituto di puericultura Solarium è stato affidato, sempre nel 2012, ad un custode giudiziario, ma la verità è che nei sobborghi di Palermo non si riesce a progettare mai nulla di concreto e duraturo. Oggi vi è ancora quel sigillo, attaccato al cancello di ingresso e sovrapposto ad una targa nella quale vi sta scritto “suonare il campanello”: chissà che l'amministrazione comunale e il Demanio Marittimo un giorno di questi non lo sentano suonare nuovamente e si premurino ad aprire insieme quella porta.
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