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Qui può nascere il "polo" del Mediterraneo: la nuova sfida a Catania e Termini Imerese

Diventare l'hub del Mediterraneo: la nuova sfida degli interporti di Catania e Termini imerese. L’intervista al neo amministratore unico Michele Pivetti Gagliardi

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 7 aprile 2026

Michele Pivetti Gagliardi, l'amministratore unico della SIS

La nomina di Michele Pivetti Gagliardi alla guida della Società Interporti Siciliani segna un passaggio significativo per il futuro della logistica nell’isola.

La SIS - acronimo di Società Interporti Siciliani - è l’ente regionale che si occupa dello sviluppo e della gestione dei principali nodi intermodali, infrastrutture strategiche dove si incontrano trasporto su gomma, ferro e via mare. Un settore spesso poco raccontato, ma decisivo: è proprio da qui, infatti, che passa una parte fondamentale della capacità della Sicilia di competere nei traffici commerciali nazionali e internazionali.

Oggi, con una nuova governance e una rinnovata attenzione politica, questi snodi tornano al centro del dibattito sullo sviluppo economico dell’isola. La domanda di partenza riguarda lo stato attuale, concreto, dei due poli principali: Catania (Bicocca) e Termini Imerese. Due nomi che, per chi osserva la geografia economica della Sicilia, non sono semplici punti sulla mappa, ma potenziali porte d’accesso al Mediterraneo.

E la risposta è tutt’altro che teorica. «Per quanto riguarda l’interporto di Catania: il polo logistico è già funzionante, con collegamenti importanti, ma dobbiamo completare la parte legata all’intermodalità. Abbiamo già contratti in essere con diversi operatori e puntiamo a rendere il sistema pienamente operativo nel più breve tempo possibile».

Se Catania è più avanzata sotto il profilo operativo, Termini Imerese appare invece in una fase di riattivazione. «Abbiamo già 30 milioni di fondi FSC (Fondi per lo Sviluppo e la Coesione) e circa 10 milioni di fondi regionali pronti a essere sbloccati a brevissimo. Esiste un progetto esecutivo, la gara è stata già espletata e l’appalto dei lavori assegnato: parliamo del sottopasso che collegherà direttamente l’interporto con l’agglomerato industriale ed il porto.

Siamo poi in una fase molto avanzata per quanto riguarda la progettazione del Polo logistico dell’Interporto di Termini Imerese, avendo già affidato il PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico- Economica)». Un passaggio che segna un cambio di passo netto rispetto al passato, quando la società veniva percepita come marginale.

«La SIS è stata per anni una sorta di Cenerentola tra le partecipate regionali, ma oggi, con il governo Schifani, sta vivendo una nuova primavera». Ma se i progetti iniziano a prendere forma, resta il nodo delle criticità. E qui il discorso si fa più ampio, quasi sistemico.

«L’ostacolo più grande è la burocrazia. Un interporto non si regge solo su lavori e progettazioni, ma su un sistema normativo estremamente complesso che coinvolge trasporti, commercio, contratti. È questo apparato che spesso rallenta tutto». La soluzione, secondo Pivetti, passa da un doppio binario: azione politica e intervento normativo.

«Stiamo lavorando con il governo regionale e a breve sarò a Roma per confrontarmi con i ministeri competenti. Serve un quadro normativo specifico per gli interporti, capace di snellire i processi. Perché bloccare un interporto significa bloccare lo sviluppo industriale di un’intera area». E qui entra in gioco un altro elemento chiave: il contesto nazionale e internazionale.

Il riferimento è al Ponte sullo Stretto, ma anche a una visione più ampia della Sicilia come hub. «Con l’avvio dei lavori del ponte, Catania e Termini Imerese diventano ancora più strategici. È evidente che la Sicilia può trasformarsi in un hub non solo regionale, ma mediterraneo, capace di collegare il Sud e il Nord del mondo».

Da questa prospettiva discende anche il tema dell’occupazione. Gli interporti non sono solo infrastrutture, ma ecosistemi. «Possono diventare un volano enorme per il lavoro. Già un’opera come il sottopasso di Termini Imerese coinvolge una filiera ampia: ingegneri, architetti, avvocati, maestranze. E poi ci sono tutti gli operatori che gravitano attorno agli interporti: concessionari, trasportatori, servizi. È un sistema che genera opportunità diffuse».

Il ragionamento si allarga inevitabilmente al Mediterraneo, tornato al centro delle rotte commerciali globali. «La Sicilia è protagonista per posizione geografica: è al centro del Mediterraneo e questo è un dato oggettivo. La sfida è trasformare questa condizione in un vantaggio competitivo reale. La SIS deve diventare il moltiplicatore delle capacità commerciali dell’isola, il punto di raccordo tra import ed export di beni e servizi».

Da qui l’ambizione dichiarata: cambiare status. «L’obiettivo è trasformare la SIS da Cenerentola a regina delle partecipate regionali, rendendola la principale leva di sviluppo industriale e commerciale della Sicilia». E quando lo sguardo si spinge oltre, verso il futuro, la visione diventa ancora più ampia, quasi una proposta di sistema. L’idea è quella di una piattaforma logistica mediterranea integrata, sostenibile e digitalizzata.

«Non è solo ipotizzabile: deve essere l’obiettivo principale. La Sicilia ha tutte le potenzialità per diventare un hub strategico tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Abbiamo strumenti come le autostrade del mare e un contesto normativo che si sta evolvendo. Dobbiamo essere competitivi, anche rispetto ad altri hub internazionali, come quelli spagnoli».

Un passaggio che chiarisce bene la posta in gioco: non si tratta solo di infrastrutture, ma di posizionamento. «Quando le navi attraversano Gibilterra, devono trovare un punto sicuro dove attraccare, scaricare e ridistribuire le merci. La Sicilia può essere quel punto». In questa prospettiva, la logistica cessa di essere un tema tecnico e diventa racconto di futuro nuovo.

Un futuro in cui l’isola non è più periferia, ma centro. E in cui gli interporti, da luoghi invisibili ai più, si raccontano e diventano la chiave per riscrivere il ruolo e la storia della Sicilia nel mondo.
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