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Raggiungere Palermo a bordo del "Papuni": ricordi (stipati) tra buche e tempi biblici

Un mezzo antico utilizzato a Misilmeri per il trasporto di passeggeri, fino a quattordici, con un solo bagaglio a mano. Per il viaggio servivano almeno due ore

Marco Giammona
Docente, ricercatore e saggista
  • 11 luglio 2022

Il Papuni di Misilmeri

Quando ancora nel XIX secolo le ferrovie non costruirono i loro binari sui selciati delle strade siciliane, l’unico mezzo per viaggiare, soprattutto per i ceti popolari che non disponevano di carrozze private, era garantito dalle varie diligenze.

Una in particolare si caratterizzava per il servizio che offriva tra Palermo e Misilmeri, il cosiddetto Papuni. Una sorta di carrozzone riparato da una tettoia metallica, che proteggeva dal sole e dalla pioggia, trainato da un cavallo e guidato da un cocchiere.

Il Papuni veniva utilizzato per il trasporto di passeggeri, potendone portare fino a quattordici muniti però di un solo bagaglio a mano.

L’appellativo dato a questo particolare mezzo proveniva dal latino vapor, definizione utilizzata dai palermitani anche per definire anticamente il bastimento a vapore che faceva la spola tra Palermo e Napoli, citato anche nei versi di un antico canto popolare siciliano che così recita: "Si parti lu papuni senza vili, sparma lu focu e metti a caminare”.
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Il Papuni era probabilmente in uso già dalla metà dell'Ottocento e si vide per le strade della città fino agli anni trenta del Novecento, fino a quando pian piano venne soppiantato dai nuovi mezzi di locomozione, facendo la sua lenta ma irreversibile scomparsa.

Il Papuni garantiva sì un servizio puntuale ed affidabile, ma con tempi davvero biblici, del resto, la velocità di una carrozza era di circa 8, a volte 10 km all'ora, e le strade dell'epoca erano spessissimo accidentate se non a volte impraticabili.

La tratta più servita e richiesta che questo antenato dei moderni minibus percorreva in quegli anni era quella tra Palermo e Misilmeri, percorso che veniva coperto in circa due ore ed il cui biglietto costava intorno alle cinque lire per l’andata e ritorno e 3.40 lire per la sola andata.

L’ultimo Papuni a Misilmeri fu di proprietà del signor Giuseppe Merendino che per circa settantadue anni ininterrottamente fece “u papunaro”, trasmontando migliaia di persone. Si dovette ritirare con la sua carrozza ed il suo cavallo nel 1929, quando a Misilmeri fu impiantato un regolare servizio automobilistico della Ditta Restivo.

Il Merendino ogni mattina partiva alle ore 6, caricava nel suo papuni i passeggeri e intorno alle ore 8 arrivava a Palermo nella Piazza della Fieravecchia e a Porta Termini, per poi ripartire per Misilmeri alle ore 14.00.

In tanti, soprattutto anziani, ricordano con nostalgia questo singolare mezzo di trasporto particolarmente utilizzato dal ceto popolare, che, tramite questo servizio, poteva immaginare una nuova meta da raggiungere o un sogno da incontrare.
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