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Rocky, la vita da film del Re della Vucciria: "Guttuso mi chiedeva un assaggino di milza"

Da quando il padre prese in gestione la trattoria Shangai, affidandogli il banco della milza, Rocky è diventato un'istituzione per Palermo di cui conserva aneddoti e ricordi

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 6 aprile 2021

Alla Vucciria, lo storico quartiere nel cuore di Palermo, lo conoscono tutti ed è per tutti Rocky.

Addirittura un documentario di alcuni anni fa ne racconta la storia e lo ha incoronato "il re della Vucciria" - produzione con cui è stato anche candidato al premio nazionale “David di Donatello” - e anche il re dello street food palermitano.

Quando ancora il panino con la milza e la figura del “meusaro” come si chiama in dialetto non erano stati innalzati agli altari del “cibo di strada” a livello mondiale - Rocky, al secolo Rosolino Basile, figlio di Benedetto Basile, storico gestore della trattoria Shanghai, era già un maestro del panino più conosciuto nei vicoli della città.

«Il nome Rocky - ci ha detto Rosolino - me lo ha dato mio padre perché sin da piccolo ero un bambino molto vivace ma, a differenza di ciò che pensano in molti, non si ispira al personaggio di Sylvester Stallone, allora sessant’anni fa non esisteva.



Per tutti, anche per la mia famiglia, da allora sono Rocky».

Per Rocky, la Vucciria rappresenta la seconda casa, è lì che è cresciuto, tra le balate, una volta sempre bagnate, e i tantissimi commercianti che animavano lo storico mercato.

«La mia famiglia è originaria di Ballarò, ma frequento la Vucciria veramente quasi da ragazzino e faccio i panini con la milza praticamente da sempre, nel banco che condivido con mio fratello.

Una volta avevamo l’obbligo di crescere presto, si cominciava a lavorare da molto piccoli, affiancando il padre o andando a bottega. È stato così anche per me.

A iniziare la vendita del panino con la milza al mercato fu mio padre, poi quando prese la gestione della trattoria Shangai lasciò a me e mio fratello il banco della milza e da allora sono rimasto sempre lì».

Nel tempo, grazie alla fama della trattoria e alla forza del mercato che attraeva intellettuali e non, la nostra famiglia è diventata un’istituzione.

Fu così che, ad esempio, prima di andare in trattoria il pittore Renato Guttuso passava dal mio banco per un “assaggino” di milza, una specie di aperitivo.

Era molto affezionato a me, ricordo che mi regalò anche uno schizzo di me a lavoro con la scritta "il panino con la milza di Rocky vale un milione".

Di ricordi così ne ho tanti, allora era un’epoca diversa e veramente tutti i più grandi nomi passavano dalla Vucciria.

Anche oggi, e negli anni passati è stato così, senza aver fatto nulla sono su tutte le guide gastronomiche e turisti e artisti di passaggio a Palermo fanno tutti un salto da me».

Il banco dei panini con la milza è sempre stato un punto saldo per Rocky, anche oggi che è conosciuto oltre i confini nazionali ed ha ricevuto proposte di lavoro, sempre legate allo street food, anche dagli Stati Uniti ma lui la sua Palermo non la vuole lasciare e, soprattutto, si vuole “godere i suoi nipoti”.

«Non ho mai pensato di lasciare il mio lavoro - aggiunge -. In passato ho avuto una carriera anche da calciatore che prometteva di crescere e raggiungere livelli importanti, ma quando sono stato di fronte al bivio di dover scegliere tra stare dietro il banco e calciare, per professione, un pallone non ho avuto dubbi.

E ancora non me ne pento, con questo banchetto ho messo su la mia famiglia con sacrifici e ancora oggi è la mia vita.

Certo le proposte che ho ricevuto mi hanno lusingato, perché riconoscono il valore della tradizione antica che portiamo avanti, ma non potrei mai lasciare la mia terra».

Tantissimi i personaggi famosi, da Delio Rossi a Maria Grazia Cucinotta che si sono fermati da Rocky ad assaggiare “ u pani ca’ meusa” provando magari le sue mosse, come ha fatto il regista e attore Gabriele Lavia, o sfidandolo in una competizione televisiva come il famosissimo Chef Rubio.

Non ultimi attori e registi, da Pasquale Squitieri a Roberta Torre (mentre girava a Palermo "Tano da morire"), passando per Pif che lo hanno notato subito e spesso coinvolto per piccole parti.

Anche Sabina Guzzanti lo ha chiamato per la parte del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza nel suo ultimo film “La trattativa” ma Rocky, alla fine, ha rifiutato perché “la scuola è obbligatoria ma l'ignoranza è facoltativa”, ci ha detto.

«Magari qualcuno non sarebbe stato in grado di distinguere tra personaggio e persona - spiega -. E allora ho preferito rifiutare.

La mia ultima partecipazione, dopo aver girato con troupe provenienti da molte parti del mondo, affascinati dal nostro street food, è stata poco prima della pandemia, per un film che è ancora in lavorazione».
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