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Scrigno d'arte e di bontà: il monastero di Santo Spirito di Agrigento è tappa d'obbligo

Tra opere del Gagini e stucchi serpottiani questo luogo è un vero tesoro: e al suo interno le monache preparano ancora degli antichissimi dolci assolutamente da gustare

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 1 luglio 2020

La chiesa del monastero di Santo Spirito di Agrigento

Di segreti la nostra bella terra di Sicilia ne custodisce tanti ed ogni volta riportarli alla luce e all'attenzione di tutti è una meravigliosa scoperta. Oggi non tratteremo soltanto di bellezza monumentale, ma anche di intimità claustrale: antica e misteriosa sorgente, custode di spiritualità da cui inaspettatamente scaturiscono ricette dolciarie uniche e irripetibili.

Siamo nella parte più alta di Agrigento, la più antica della città. Qui, in cortile Santo Spirito al civico 9, si ergono la chiesa di S. Spirito e l'annesso monastero; entrambi voluti dalla marchesa Rosalia Prefoglio, consorte di Federico I Chiaramonte.

La nobile fondatrice, ormai in tarda età, nel 1299 donò l'edificio alle suore benedettine dell'ordine cistercense alle quali era molto legata. Il monastero venne chiamato "Beata Maria Virginis et Sancti Spiritus" ma per gli agrigentini divenne dialettalmente "Bata ranni", ossia "Badia grande", a causa della sua imponenza e dell'importanza immediatamente assunta in città. La chiesa, dotata di un robusto campanile i cui forti rintocchi campanari si propagano a distanza di diverse centinaia di metri, è di una bellezza straordinaria. Incantano gli stucchi di Giacomo Serpotta realizzati fra il 1704 e il 1708, con quattro teatrini particolarmente affascinanti per la loro inconsueta grandezza rispetto a quelli da egli solitamente creati.



Rappresentano la Natività, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio e la Fuga in Egitto: quattro fra gli episodi evangelici più importanti di Maria Vergine. Non mancano i puttini serpottiani, ognuno con un diverso slancio come se vivessero di una vita propria. Nell'altare maggiore campeggia la Gloria del Padreterno con lo Spirito Santo, circondati dagli angeli, ed in alto le significative rappresentazioni di San Bernardo e San Benedetto.

L'affascinante tocco del Gagini si ritrova in una statua marmorea della Madonna con il Bambino, attribuita alla sua scuola. Infine, il soffitto a cassettoni ed i magnifici capitelli completano l'apparato decorativo. La sacra fabbrica di origini medievali, costruita in pietra calcarea locale, ha pianta rettangolare ad unica navata e sul prospetto mostra orgogliosamente un portone gotico ed un rosone originali. Invece la parte superiore delle torrette campanarie fu realizzata alla fine del Seicento. Raccontare la vita di clausura monacale non è un compito di cui chiunque si può assumere l'incarico e la responsabilità, perché non è semplice da comprendere ed infatti nemmeno io lo farò.

È un'esistenza tutta votata alla gloria di Dio, affidandosi e perdendosi nelle braccia del suo infinito Amore. Ma è sicuramente costellata di grandi sacrifici e privazioni materiali, affrontati serenamente soltanto per l'immensa fiducia nel Padre. E quando mi riferisco ai sacrifici intendo anche il lavoro quotidiano, come quello di qualsiasi individuo, nel rispetto estremo e inappuntabile della regola benedettina: Ora et labora - Prega e lavora.

Le suore benedettine del monastero agrigentino di S. Spirito sono rimaste soltanto in sei, ma le loro laboriosissime e quasi fatate mani ancora producono delle ricette segrete di dolci squisiti e poco conosciuti a base di cous cous dolce. Nelle loro cucine, dei grandi pentoloni in terracotta cuociono la semola per condirla con i pistacchi esclusivamente fatti pervenire da Raffadali, in aggiunta a frutta candita e cioccolato. Si tratta di un'antica ricetta di origine tunisina dall'aspetto goloso ed invitante, mentre con un ripieno a base di pistacchi esse farciscono delle particolarissime "Conchiglie di pasta reale".

Una deliziosa sorpresa perfino per i palati più esigenti. Ma la loro operosità si estende in altre varietà dolciarie, come ad esempio gli amaretti, le piccole paste al pistacchio, i biscotti ricci e nuovi e sorprendenti tipi di paste. Le monache si adoperano attivamente anche per le feste tradizionali, con la preparazione delle pecorelle a Pasqua e della frutta martorana per il 2 di novembre, nella ricorrenza dei defunti.

Come dichiara la priora del monastero Suor Maria Gabriella, qui presente da oltre vent'anni, «lo scopo della preparazione dei dolci è l'auto finanziamento per coprire le spese del monastero, come dispose San Benedetto nella sua regola, secondo la quale il monaco deve vivere con il lavoro delle proprie mani».

Gli squisiti dolci delle monache benedettine del monastero agrigentino di Santo Spirito si possono ordinare e ricevere a domicilio in casa propria telefonando al numero 3494792401. Gustarli sarà un pochino come entrare nell'atmosfera mistica e riservata del monastero, assaporando un piccolo pezzo di paradiso scaturito dalle loro abili, esperte e generose mani.

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