Semestre filtro tra ansia e incertezze: com'è andata per gli aspiranti medici a Palermo
Caos, stress e incertezza continua: questi sono i sentimenti degli aspiranti studenti di medicina per il semestre filtro. Ecco l'intervista alla professoressa Stefania Grimaudo
La professoressa di Unipa Stefania Grimaudo
Altri, invece, possono entrare nella graduatoria “provvisoria” pur non avendo passato tutti gli esami, ma saranno costretti a svolgere degli esami integrativi per sopperire alla mancanza iniziale e collocarsi nella graduatoria definitiva. Continua quindi il cammino per moltissimi universitari, che continuano a brancolare nel buio dopo un semestre di sforzi.
Rispetto alla prima scrematura del semestre filtro, infatti, diversi studenti dovranno sostenere degli esami integrativi per confermare il proprio posto nel corso di studi. Ma partiamo dal principio.
«L'Università di Palermo si è attrezzata per ottemperare a quanto previsto dal Decreto Legislativo 71 del 2025, che è stato pubblicizzato come semestre aperto – racconta a Balarm la professoressa Stefania Grimaudo, docente ordinario di Biologia –. È stato abbastanza insolito sin dall’inizio: noi docenti, infatti, non abbiamo potuto lavorare come facciamo di solito, per obiettivi formativi. Questa volta, il decreto ministeriale ha fornito dei "syllabus" ai quali ci siamo dovuti attenere».
I "syllabus" consistono in sintesi nei programmi a cui i docenti devono far riferimento durante le lezioni dove venivano descritti anche esempi di possibili domande da trovare nel test. «L'idea è quella di fornire le stesse competenze a tutti gli studenti degli atenei d'Italia. Di fatto, i docenti dell’Ateneo hanno avuto questi programmi il 1° luglio, per preparare le lezioni che si sarebbero svolte a partire dal 1° settembre».
Da quella data hanno infatti avuto luogo i corsi a livello nazionale, alcune università hanno scelto di erogarli in presenza, altri in didattica mista e altri ancora in Dad (Didattica a Distanza), come nel caso di Unipa: «Per erogare le lezioni, abbiamo scelto di utilizzare la modalità a distanza, sia per l’alta mole di studenti iscritti (io stessa, per la prima lezione di biologia, mi sono interfacciata con più di 2000 ragazzi), sia per non penalizzare chi non abita a Palermo.
Abbiamo suddiviso fra di noi le unità del syllabus, organizzando una specie di staffetta. L’Ateneo ha anche messo a disposizione dei bandi per un tutoraggio e noi stessi abbiamo aperto i ricevimenti per permettere agli studenti di approfondire alcuni argomenti».
Dopo le lezioni, i test hanno suscitato scalpore a causa non solo dei bassi risultati conseguiti dalla maggior parte degli studenti, ma anche per imbrogli durante la prova: sono diversi gli studenti che su scala nazionale hanno riportato di buste già aperte e telefoni.
«Per noi era assolutamente prevedibile. I risultati conseguiti dagli studenti sono stati veramente deludenti per loro e anche per noi. L’ateneo di Palermo si è in realtà collocato su una buona posizione. Il compito di fisica è stato quello a realizzare maggiori insuccessi, poi chimica e biologia si sono attestate più o meno sulla stessa percentuale, ma stiamo parlando di una quantità comunque ben inferiore al 50% di studenti che sono riusciti a passare».
I professori hanno anche provato a spiegarsi i motivi di queste percentuali così basse: «Solitamente noi calibriamo gli esami sul corso che andiamo ad erogare. Per quanto il syllabus ci suggerisse argomenti, è chiaro che i compiti svolti dagli studenti siano stati erogati da un ente nazionale. Non siamo stati noi a scegliere come verificare la preparazione dei nostri studenti.
E questo già connota lo scarso rendimento dello studente all’esame di profitto. Queste percentuali non le abbiamo mai avute nei corsi canonici. Il relativo insuccesso delle prime fasi valutative noi docenti lo avevamo previsto e nessuno ci ha dato ascolto».
Secondo quanto scritto dalla legge originaria, per avere accesso ai corsi dovevano essere collocati in graduatoria solo gli studenti che avevano superato tutti e tre gli esami di profitto. Con un decreto ministeriale del 22 dicembre, anche chi non aveva superato tutti e tre gli esami di profitto è stato ammesso nella graduatoria, seppur in una condizione di estrema instabilità.
«Questa è la ragione di quanto stiamo facendo adesso: la predisposizione di due, probabilmente tre, appelli di “recupero” per tutte e tre le discipline. Questa volta, il Ministero sembra essersi ricordato dell’autonomia degli atenei e ha demandato alle commissioni locali l’erogazione di queste verifiche, sia nella modalità, che nella scelta delle comande.
Si è già svolto il primo appello di questi esami di recupero, ed è stata riscontrata un’alta probabilità di successo. Il secondo appello è previsto per venerdì 13 febbraio».
Siamo in una fase di ulteriore stallo, le graduatorie definitive non si avranno fino alla fine degli esami di recupero. Ma il criterio della formazione di queste è che «il posto è dato dalla media dei voti che si prendono nei tre esami di profitto - continua la professoressa Stefania Grimaudo - che sono obbligatori da superare anche per essere posizionati nei “corsi affini” (quelli che gli studenti hanno potuto scegliere fin dall’inizio come riserva) qualora fossero esauriti i posti per le lauree magistrali scelte da loro».
Gli studenti che non riusciranno a superare neanche queste prove di “recupero” rischiano invece di rimanere totalmente fuori, non potendo recuperare o aver accesso ai corsi affini. Quello che però possono fare è “congelare” i crediti e le votazioni acquisite nei test e spenderle per l’anno successivo: «Tecnicamente, lo studente può recuperare questi insegnamenti.
Ad esempio se lo studente ha superato biologia e chimica, potrà reiscriversi al semestre filtro l'anno dopo, concentrando i suoi sforzi su fisica. In questo modo sostanzialmente si dovrebbe riuscire a recuperare. Ovviamente lo studente avrà comunque perso un anno della sua vita accademica».
Tutto questo, ha sicuramente delle forti ricadute sulla vita e sulla salute degli studenti. Chi è riuscito a entrare subito in graduatoria, lo ha fatto dopo mesi di sforzo, chi invece è entrato con la necessità di recuperare uno dei tre compiti, sta trascorrendo giorni nell'incertezza che li porta a vedere gli altri studenti non come alleati, ma come avversari da scavalcare, in un sistema di graduatorie che non si stabilizzerà probabilmente prima di marzo.
«Come ha già dimostrato ampiamente il modello francese, questo è un massacro generazionale. Perché certamente i sistemi di reclutamento non erano perfetti, ma questo si allontana veramente tanto dalla perfezione».
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