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Siamo andati a vedere le donne nude al palazzo Reale: ecco che cosa ne pensiamo

La mostra "Animal Farm" di Max Papeschi allestita a Palermo porta in scena la leggerezza del mondo della moda associandola con la pratica degli allevamenti intensivi

Danilo Lo Piccolo
Critico d'arte e curatore
  • 1 giugno 2019

"Chanel White" di Max Papeschi

Da poco conclusa la bipersonale “Pyongyang Rhapsody, The Summit of Love" con Max Ferrigno, ai Cantieri Culturali alla Zisa, Max Papeschi, irriverente, goliardico e provocatorio, torna a colpire a Palermo con un nuovo e inedito progetto dal titolo "Animal Farm", visitabile dal 22 maggio al 9 giugno 2019 (informazioni e orari li trovi qui).

L’intervento è inserito all’interno della manifestazione Palermo delle Donne, ideata e curata da Stefania Morici, in cui l’universo femminile viene raccontato e rappresentato dalle protagoniste che hanno avuto un ruolo attivo e positivo nella società, nella cultura, nell’arte, nella moda, in architettura, nel design, ma anche in politica, in economia, in imprenditoria, nel sociale, nel volontariato, nello sport e in campo medico, donne che hanno cambiato il corso della storia di questi ultimi cinquant’anni in Sicilia.

Composta da otto wall paper, l’installazione, che si staglia sotto un grande ficus dei giardini del Palazzo Reale, viene realizzata non tanto con le note immagini dissacranti che Papeschi utilizza per burlarsi dei rappresentanti della scena polita di oggi o ironizzare su dittatori di diverse epoche, "Animal Farm" porta in scena la leggerezza disarmante e l’apparenza dissoluta del mondo della moda associandone i lati oscuri del mondo patinato con la pratica quotidiana e di estrema sofferenza degli allevamenti intensivi, marcando e sottolineando l’eccessivo consumo di animali che periodicamente condanniamo alla morte.

Non la donna ma il suo corpo diventa soggetto/oggetto di questo progetto di denuncia in cui l’artista pone il corpo nudo di modelle dalle forme generose in posizioni sensuali e ammiccanti, come prodotto da mercificare e acquistare, marchiate dal logo di griffe dell’alta moda in cui i brand dell’Haute Couture diventano quasi parametro di qualità per un corpo in vendita.

I corpi nudi e generosi di bellissime donne sono sormontati dal capo di animali da fattoria che guardano con occhi vuoti lo spettatore, ponendo, grazie a questa operazione di denuncia, l’accento sull’uso/mercificazione del corpo femminile sia in quanto corpo oggetto sia in quanto immagine canonizzata di una bellezza “ideale” talvolta ingannevole.

Un progetto espositivo voluto per una manifestazione all’insegna delle donne, che assume con questa installazione connotati confusi e approssimativi, priva di una vera volontà nel comunicare la vera provocazione di Papeschi.

Il ficus, sotto il quale sono posizionati gli otto wall paper, conquista elegantemente l’attenzione del pubblico vagante per i giardini, che accompagnati da un sottofondo di musica classica, vengono avvolti dall’atmosfera di fasti regno passato, questo a discapito di "Animal Farm".

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