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Teatro, cinema, tv e ora anche la fotografia: Alessio, regista marsalese con il fuoco dell'arte

Ha fatto della critica sociale e dell’impegno civile la sua ragione d’esserell suo curriculum trabocca di esperienze e collaborazioni di prestigio: Emma Dante, Michele Perriera, Gabriele Lavia

Jana Cardinale
Giornalista
  • 29 ottobre 2021

Alessio Piazza

«Per molto tempo ho custodito con pudore i miei scatti, ma oggi il mio slancio creativo pulsa per questo nuovo progetto. È come se sfogliassi, con emozione, un album di famiglia: amici, colleghi, uomini e donne immortalati nella nostra condivisa quotidianità, in questi ultimi 25 anni. Vi aspetto, per “guardare” le identità di chi si è lasciato fotografare, diventando così un volto del mio tempo».

Parla così, del suo ultimo progetto artistico, l’attore e regista marsalese Alessio Piazza - formatosi giovanissimo alla scuola di Michele Perriera e che, negli anni, ha proseguito tra opere teatrali e fiction televisive - che nelle scorse settimane ha debuttato come fotografo con la mostra, allestita nella “Sala Cavarretta” del centro culturale di Piazza Carmine, dal titolo “Amici e Guardali”.

Mentre da attore ha studiato gli sguardi degli altri, ha letto sui volti i segni tracciati dalle storie personali, con questa mostra, visitabile fino a domenica 31 ottobre, sostenuta anche da partner privati e patrocinata dall’Amministrazione Comunale - Assessorati alle Politiche Culturali e al Turismo - ha testimoniato passioni, progetti e piccoli bilanci di chi si è lasciato fotografare.



Cresciuto a Marsala, Alessio Piazza ha compreso ben presto che ci si doveva preparare, e bene, per ricavarsi quegli spazi che i bravi professionisti meritano. E così è stato. Con la sua città ha un legame che lo commuove e che, quando vive lontano per impegni professionali, è quotidianamente rinnovato tramite mail, messaggi sui social network e incontri personali.

Il suo curriculum trabocca di esperienze e collaborazioni di prestigio: Emma Dante, Michele Perriera, Gabriele Lavia, e poi teatro, cinema, televisione.

Per il cinema, tra le tante cose da annoverare, nel 2009 c’è stato ‘Baaria’, di Giuseppe Tornatore, per la televisione “Il giovane Montalbano” e “Il giovane Montalbano 2”, e innumerevoli regie, a partire dal 2002 e fino al 2020, con l’ultima per “Il Teatro è la mia Chiesa” di Giovanni Gulino (ex leader e già voce della band siciliana Marta Sui Tubi) e Andrea Scanzi; e poi ancora “Sono Emanuela Loi”, produzione dell’Assemblea Regionale Siciliana – Fondazione Federico II, “Grazie” di Daniel Pennac e tante altre.

Lo spettacolo “Sono Emanuela Loi”, di Eleonora Lo Curto e con Anna Clara Giampino, è andato in scena alle Orestiadi di GIbellina per il XXIX anniversario della strage di Via D’Amelio, il 19 luglio scorso al Baglio di Stefano.

Per il nuovo singolo discografico di Gulino, invece, ha spiegato: «Ci addentriamo con uno sguardo endoscopico, nelle viscere della suggestiva area di Santa Maria della Grotta a Marsala, già inserito nei percorsi de “Le Vie dei Tesori”, ricordando con la potenza della musica, con la forza evocativa del testo e delle linee coreografiche, il suo originale splendore, oggi dimenticato e scorticato dal tempo, come spesso accade all’arte a cui siamo devoti».

L’estate scorsa è stato protagonista di una delle più seguite manifestazioni culturali organizzate alla storica Salina Genna, nella Laguna dello Stagnone, andando in scena nel suggestivo “Teatro a Mare Pellegrino 1880”, ospite della rassegna “La Scurata”, dove ha letto due racconti di Leonardo Sciascia: “Il Lungo viaggio” e “Un caso di coscienza”.

Un reading omaggio allo scrittore di Racalmuto nel centenario della sua morte, con i racconti tratti da “Il mare colore del vino”. “Uno spazio così onirico – aveva detto Alessio - ha bisogno di uno spettacolo adatto. Ho scelto questi due racconti per non perderci di vista, per stare allerta. Ricorderemo che tutti siamo stati migranti, ma indagheremo anche nel mondo del dubbio e del pettegolezzo…

L’intento è far godere al pubblico di cittadini e turisti, le parole di uno spirito libero, di uno scrittore coraggioso e anticonformista, che ha fatto della critica sociale e dell’impegno civile la sua ragione d’essere. Una lettura fondamentale per comprendere meglio non solo il recente passato del nostro Paese, ma anche la complessità della società d’oggi».

Tra i suoi progetti per il futuro c’è la ripresa dello spettacolo “L’operazione”, con la regia di Rosario Lisma, al Teatro Fontana di Milano nel 2022: irriverente e divertente, e che smaschera le ipocrisie del mestiere dell'attore. Intanto è attivissimo nel territorio con i progetti teatrali nelle scuole: diversi progetti PON che interessano molte scuole sia elementari che medie che superiori di Marsala. «E ovviamente – aggiunge - anche poter proporre la mostra fotografica in altre città italiane come Roma, Milano, Firenze»

Emozionante un suo progetto di alcuni mesi fa: il testo caustico e corrosivo di ‘This is racism’, il video diretto da Francesco Imperato scritto da Mati Blu e magistralmente interpretato da lui, sul tema del razzismo, vasto, sotterraneo, liberamente ispirato a un articolo di Alessandro Giglioli, pubblicato su L'Espresso nel giugno 2015.

Dopo il diploma al Liceo Classico di Marsala, nel 1993 Alessio si è formato nel 1995 al C.T.U. (Centro Teatro Universitario) di Ferrara diretto da Horacio Czertof, passando tra il 1997 e il 1999 al progetto “Teatro Scuola” Cooperativa “Teatès” diretto da Michele Perriera, e negli anni 2003-2007 alla Compagnia “Sud Costa Occidentale” diretta da Emma Dante.

Della sua professione, e della passione che lo anima da sempre, ricordando il grande artista che fu Gigi Proietti, racconta: «A 16 anni lo vidi al Teatro Dante di Palermo in “Leggero Leggero”. Tornato a casa, invasato dal sacro fuoco dell’arte, decisi di chiamarlo al telefono, per ringraziarlo delle emozioni che mi aveva regalato. Sull’elenco telefonico di Roma trovai il suo numero. Dopo giorni di prove per riuscire a gestire l’emozione, la respirazione, la frustrazione per non sembrare uno sciocco, mi decisi ad alzare la cornetta e a comporre il numero.

Mi rispose la sua voce profonda, bellissima, e io mi lanciai in apnea. Terminato il mio monologo disse: «Io ti ringrazio, mi chiamo Luigi Proietti, ma lavoro alle Poste!». Scusi, ma non poteva dirmelo subito?!, risposi, e l’estraneo: «Aò e chi te fermava, sei partito come un treno!». A parte la mia folle ingenuità adolescenziale di considerarlo raggiungibile su un elenco telefonico, crescendo non ho avuto la fortuna di lavorarci, ma ho continuato ad ammirarlo da nano davanti al suo “irraggiungibile” talento da gigante».
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