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Tra i vicoli a luci rosse di Catania: gli scatti che svelano il lato "glamour" di San Berillo

Uno tra i quartieri hot più chiacchierati e antichi d’Europa diventa il set per un progetto fotografico che mette insieme le storie della gente, i luoghi e la voglia di riscatto

  • 20 gennaio 2020

Si racconta che per conoscere la nera Catania non si può omettere di conoscere la storia di uno dei suoi quartieri storici: San Berillo.

Salvatore Di Gregorio, classe 1979, originario di Caltagirone in provincia di Catania, è la firma che sta dietro il progetto fotografico che vuole mostrare un lato diverso del quartiere a luci rosse di Catania.

Uno tra i quartieri hot più chiacchierati e antichi d’Europa già agli inizi dei mitici anni ’80, nel cuore della città vulcanica, a pochi metri dal Teatro Massimo, lungo una strada che taglia in due la città di Catania, da via San Giuliano verso Corso Sicilia.

"Taliami e te fazzu petra", che in siciliano significa “Guardami che ti faccio diventare pietra” è il nome del reportage che Salvatore ha realizzato all’interno di San Berillo dopo un mese e mezzo di intenso lavoro a contatto con le persone del luogo.

«Dopo molti anni passati all’estero ho voluto riscoprire un po' le mie origini siciliane raccontando una storia che uscisse fuori dai classici stereotipi siciliani, così ho scelto di immortalare la gente del quartiere di San Berillo​», dice.



Un quartiere che tutti conoscono ma che, il più delle volte, è invisibile agli occhi dei catanesi che, se possono, lo evitano e girano attorno. Volti intensi e sguardi penetranti, ognuno dei quali nasconde però una storia di vita. Infatti, Il titolo del progetto richiama la mitologia di Medusa che t’impietrisce con un solo sguardo.

«Gli sguardi di queste persone sono talmente intensi che ti immobilizzano - continua. Con l’aiuto di abiti di alta moda volevo raccontare la storia di questo quartiere che molti fanno finta non esista e mostrare in maniera divertente una San Berillo un po’ più colorata e fantasy​», aggiunge.

Il quartiere è stato oggetto ad un vero e proprio “sventramento” sociale causato da un piano di risanamento urbanistico mai messo in atto che lo ha portato al degrado e che ha fatto presto a farlo diventare terra di nessuno e ad essere sfruttato dalla malavita come base di spaccio e prostituzione, causando anche una vera e propria deportazione dei vecchi abitanti in un altro quartiere poco distante, chiamato “il nuovo San Berillo”.

«Non mi interessava raccontare la prostituzione in Sicilia, ma volevo dare una luce diversa ad un quartiere che ha una storia cupa e salace, raccontandolo in modo da accompagnare il lettore ad una prospettiva differente, quasi in maniera fantasiosa e un po’ più glamour, sulla storia delle persone che invece lavorano nel quartiere, giocando con la loro vanità e creando dei caratteri che escono fuori dal contesto prostituzione​​».

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