Tra il castello, il lago, i pipi e i cavateddi atturrati: il borgo nel cuore della Sicilia
Una giornata fuori porta nel paese di eroici abitanti, del fervore sacro, delle battaglie storiche e dei sapori autentici di un'Isola che sa stupirti ancora a ogni passo
Il borgo di Cerami (Wikipedia)
Entriamo nell’abitato di un borgo incastonato nello straordinario paesaggio naturale del Parco dei Monti Nebrodi vicino al Lago Ancipa, un centro ricco di atmosfera, tradizioni e storia. Secondo alcuni ritrovamenti le origini risalirebbero ad un villaggio preistorico dell'età del bronzo, successivamente abitato da Sicani e Siculi, fino all’arrivo dei Greci che gli diedero il nome di Keramos o keramion che tradotto significa terracotta, oppure, altra versione, dalla città di Kerme nell'Asia Minore da cui provenivano i primi colonizzatori tra il IV e il V secolo a C.
Siamo in un uno dei tanti cuori della Sicilia incastonato nello straordinario paesaggio naturale di boschi e macchia mediterranea delle “Caronie”, uno dei piccoli comuni siciliani popolati da pochi abitanti che vivono immersi in un centro storico che ancora oggi richiama l’epoca medievale, con una storia che si racconta nei libri quando fu lo scenario della famosa battaglia che segnò la vittoria dei Normanni sui Saraceni ai quali si deve la costruzione di un castello e del Villaggio Rahal.
Passato sotto il controllo del nipote di Ruggero, il famoso Serlone al quale è intitolata una delle vie del borgo, il paese si trasformò in uno degli avamposti militari più importanti della dominazione normanna, la cui memoria è ancora viva e si respira passeggiando per i vicoli e in occasione della festa di San Sebastiano con la "processione dell'alloro" durante la quale viene rievocato l’ingresso dei nuovi conquistatori, così come testimoniato dalle due chiese erette all’epoca, di San Giorgio e San Michele.
Quello che rimane del Castello diventato simbolo dell'epopea normanna costruito intorno al IX secolo e il Pontevecchio in epoca medievale uno dei crocevia più importanti della Sicilia (menzionato da Cicerone e fuori dal centro abitato) sono due dei luoghi iconici, tracce di un passato ancora visibile, nel piccolo centro storico che conta diverse chiese, luoghi di culto a cui i ceramesi sono particolarmente legati. Uno scorcio tra natura e paesaggio che ricade nel comprensorio del Parco dei Nebrodi, nel territorio Ennese, da dove si può accedere per immergersi dentro boschi secolari e arrivare fino allo scenario suggestivo del Lago Ancipa, dove la natura e è popolata da una fauna che vive ai bordi del bacino che è anche il più alto della Sicilia a 944 m. slm. Come anticipato prima, paese è famoso per la storica "Battaglia di Cerami" del 1063, che vide la vittoria dei Normanni guidati dal Conte Ruggero contro i Saraceni, cambiando per sempre le sorti della Sicilia.
A proposito di questo storico episodio, una curiosità: sembra che i primi luoghi sacri normanni intesi come “chiese” siano state edificate in onore dei Santi che secondo la leggenda aiutarono i normanni nella battaglia combattuta contro i Saraceni portandoli alla vittoria, ovvero San Giorgio e San Michele, cui i conquistatori franchi erano particolarmente devoti. Ad avvalorare questa tesi, è proprio la processione dell'alloro – in dialetto a 'ntrata u lauru - che ricorda la vittoria con l’ ingresso dei normanni nel paese liberatori dal dominio arabo.
La presenza delle origini della popolazione come greca, è sancita da uno scritto medievale che risale al 1170, dove si evince la convivenza di due etnie, i latini e il greci. Anche la struttura del paese come i nomi dei quartieri e delle chiese, è un misto tra i due popoli, così come la conformazione del castrum e del borgo.
Altra curiosità legata a un paese decisamente "eroico" è quella sui famosi “Vespri siciliani” cui Cerami partecipò alla rivoluzione con l'assedio contro Sperlinga, dichiarando esplicitamente di essere contro i feudatari dei reali angioini. Il carattere rivoluzionario è l’intraprendenza dei Ceramesi di riaccende nel 1848 quando il popolo entra in rivolta contro la tassa sul macinato e ancora nel 1860 abbracciando gli ideali proposti negli anni risorgimentali, con l'eco delle vicende mazzinianiane. La bellezza degli scorci del cento storico si deve ad una lunga tradizione artigianale di esperti muratori, scalpellini, falegnami, veri e propri artisti che formavano raffinate e ambite maestranze, che hanno dato il volto stilistico dell'abitato.
Un borgo dove resiste il sentimento religioso ereditato con una notevole presenza di luoghi di culto: visitabili sono la matrice, dedicata a sant'Ambrogio, Sant'Antonio Abate, Madonna del Carmelo, San Sebastiano, San Benedetto, San Giuseppe delle anime del Purgatorio, San Biagio, ed il santuario della Madonna della Lavina, fuori dal paese. Nella Chiesa della Madonna del Carmelo datata intorno al 1530 si può ammirare, particolarmente bello ed originale, il gruppo del portale barocco, e all’interno uno dei trentatré crocifissi lignei scolpiti da frate Umile da Petralia, un gioiello d’arte sacra simbolo della forza artistica del frate francescano, famoso in tutta Italia per la sua caratteristica e unica manifattura.
La Chiesa di San Benedetto è legata al santuario della Madonna della Lavina, quando le suore benedettine, trovarono il dipinto della Madonna che miracolosamente emerse dopo una tempesta, così come la stessa Madonna aveva annunciato ad una suora qualche notte prima. Belli gli stucchi conservati in questa chiesa con la preziosa pala trecentesca della Madonna della Lavina ed una raffinata tela di Giuseppe Rapisardi raffigurante l'Assunta.
Il ventotto agosto si festeggia San Sebastiano, che ha la particolarità di essere preceduta il giorno prima dalla N'trata u lauru, l'entrata dell'alloro alla quale abbiamo accennato prima, una sfilata di bandiere di alloro che i credenti portano di peso sulla testa. Per Sant'Antonio Abate, la festa e preceduta idalla "Cavalcata" e si caratterizza per la trionfale Nisciuta del santo, posto sull'artistica e scenografica vara. Molto suggestive sono le sere che anticipano i giorni delle festività religiose, grazie alla presenza delle confraternite che annunciano gli eventi sacri con rulli di tamburi, portando in processione le vare e le reliquie dei rispettivi santi fino all’arrivo dell'ora dei vespri rientrando nelle chiese dedicate.
Due i piatti tipici più noti da assaggiare cui è dedicata proprio una manifestazione gastronomica: la Sagra dei Pipi e del Cavatìeddu Atturratu, due specialità uniche che sono rispettivamente, la prima un biscotto ovale che nella tradizione veniva cotto a legna e poi ricoperto di mandorle tostate, zucchero e cannella, e la seconda i pipi ciramisi, un peperone locale molto saporito preparato in umido, oppure consumato con la pasta, arrostito sulla brace e condito con olio, sale e origano, accompagnato dal pane casareccio.
Cerami è un luogo perfetto per fare una immersione tra storia, cultura, arte e tradizioni che raccontano la Sicilia inedita da scoprire, da assaporare.
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