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Tutta l'Europa a Palermo per comprarlo: la storia di successo del "letto della nonna"

Intorno al 1830, grazie all’intuito del signor La Ferla, fece la sua prima apparizione a Palermo quello che ancor oggi viene definito il "letto della nonna"

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 29 gennaio 2019

Un tipico letto "della nonna"

Già nel 1827, tra le aziende industriali ed artigiane palermitane, primeggiavano quelle che costruivano letti: l’officina Panzera e quella dell’artigiano Dotti impiegavano circa 230 operai. Erano letti semplici, costruiti prevalentemente in ferro.

Intorno al 1830, grazie all’intuito del signor La Ferla, commerciante del settore, fece la sua prima apparizione quello che ancor oggi viene definito il "letto della nonna".

Il commerciante ritirò i primi modelli dall’Inghilterra. Questo tipo di letto, non era assolutamente paragonabile a quello che si usa oggi.

Era molto più alto, con duplice ordine di materassi ripieni di soffice lana. Alle spalle, troneggiava una mastodontica spalliera di rame oppure di ottone di colore giallo o bianco.

Qualsiasi fosse la lega che li componeva venivano chiamati "letti di rame". Il costo era elevatissimo, soltanto gli aristocratici ed i ricchi borghesi lo potevano acquistare.

Nel 1833, Giuseppe Naccari, artigiano del settore, costruì i primi "letti di rame" usando come materiale l’ottone ed il ferro. Ispirandosi al modello inglese, apportò alcune modifiche: le spalliere erano a colonne lisce ed i barroni schiacciati.

Sulla scia di questo artigiano, altri costruttori incominciarono a costruire e vendere letti di rame. Essi furono i signori: Nicosia, Manfrè, Cavallari e Segreto.

L’artigiano Giuseppe Porcasi, cognato del Manfrè, fu colui che diede un impulso alla vendita dei letti di rame: in breve tempo trasformò la sua officina artigiana in una vera e propria industria.

Introdusse anche alcune modifiche: i barroni cilindrici, la saldatura dei singoli pezzi in argento e sviluppò disegni eleganti che abbellivano notevolmente l’aspetto del letto.

Nel 1837, si riunì a Palermo la Commissione d’inchiesta sull’Industria siciliana si scoprì che una delle maggiori industrie della città era quella che produceva letti di rame e di ottone.

Nel 1851, sorsero altre industrie, tanto che nel 1873, in Città operavano circa trenta fabbriche che davano lavoro a circa 200 operai.

I letti costruiti a Palermo, ben presto furono richiesti in tutta Europa, tanto che nel 1867, all’Esposizione Mondiale di Parigi riscossero un notevole successo.

Da allora in poi aumentò l’esportazione. I letti di rame palermitani erano solidi come quelli inglesi ma più eleganti nella forma. Il prezzo di mercato, inoltre, era inferiore.

La produzione di questi letti durò sino ai primi anni del Novecento quando furono costruiti i modelli in ferro smaltato che mantenevano le stesse caratteristiche ma erano più economici.

Proprio in quegli anni a Palermo sorsero alcune fabbriche di mobili, tra esse primeggio la Ducrot (lo stabilimento si trovava dove oggi sorgono i Cantieri Culturali alla Zisa).

Il letto di rame incominciò la sua parabola discendente, dapprima non fu più richiesto tra i palermitani ma continuò ad essere richiesto nei paesi dell’entroterra.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il nuovo modo di arredare la casa escluse l’uso del letto di rame che diventò un pezzo d’antiquariato.

Negli anni Sessanta e Settanta la gente se ne disfaceva ed era facile trovarli accantonati e smontati al Mercato delle pulci (leggine la curiosa storia qui) o in qualche rigattiere.

In quegli anni, per additare una famiglia con idee conservatrici si diceva: figuratevi che hanno ancora il letto di rame.

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