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“U’mminnaddunavu”: lo sapevi che se parli siciliano, parli anche spagnolo e francese?

Non solo verbi, ma ache tanti sostantivi di uso comune: l’influenza spagnola in Sicilia ha creato un mix di assonanze linguistiche tra diverse parole che si usano ancora oggi

  • 13 maggio 2020

Probabilmente molti siciliani non lo sanno, ma alcuni tra i termini più usati nel comune parlare dialettale quotidiano trovano origine, in realtà, nel lessico di altre lingue europee, come ad esempio lo spagnolo o il francese.

Che la Sicilia sia stata storicamente terra di dominazioni e conquiste, che hanno provocato una eterogenea contaminazione di usi, costumi, architettura, riversandosi anche nei vocaboli della lingua siciliana, non è certo una novità: tra conquistatori greci e latini, arabi e normanni, anche l’egemonia spagnola ha segnato l’Isola e la sua lingua.

Il dominio spagnolo nel Regno di Sicilia iniziò nel 1516, con l'ascesa al trono di Spagna di Carlo V d'Asburgo, e si concluse nel 1713 con la firma della pace di Utrecht, che sancì il passaggio dell'isola da Filippo V a Vittorio Amedeo II di Savoia. L’influenza spagnola in Sicilia ha quindi creato un mix di assonanze linguistiche tra diverse parole della lingua spagnola, o catalana, e quelle ancora oggi in uso nella lingua siciliana.



Così ad esempio è stato per alcuni verbi, come “adddunarsi” (accorgersi) deriva da “adonarse”, “arriminare” (mescolare) deriva da “remenar”, e “accurdarisi” (accordarsi, accontentarsi) da “acordar” o “abbuccrasi” (cadere) da “abocar”.

E così anche per alcuni sostantivi come: “la cucchiara”, cioè il cucchiaio, che deriva da “cuchara”, “a palumma”, ossia la colomba da “paloma”, "l'anciova" (acciuga) da "anchoa", e poi i sette giorni in Sicilia fanno la nostra “simana” (settimana) che deriva dal termine spagnolo “semana”.

Oltre 300 invece sono le parole siciliane di uso comune che derivano dall’influenza araba sull’Isola, la maggior parte delle quali si riferiscono all'agricoltura e all’attività di irrigazione dei campi (ne abbiamo parlato in questo articolo) - come la càlia ossia i ceci abbrustoliti che derivano dall’aggettivo arabo "qaliyya" - mentre tanti altri vocaboli siciliani sono stati presi in prestito dalla lingua greca (ne abbiamo parlato in questo articolo), come la rossa "cirasa" o la carne di "crastu", la carne del montone, che origina dalla parola greca kràstos.

Insomma una miscela di culture in cui, ad aver lasciato la sua impronta sull’Isola, non è da meno l’influenza franco-normanna: la nostra “buatta”, ad esempio, in italiano “lattina” o contenitore per alimenti, deriva dal francese “boîte”, “u mustazzu”, il baffo, trae origine dal termine “moustache”, e poi la voce del verbo “travagghiare” (lavorare) che deriva da “travailler” e “accattari” (comprare) deriva dal francese “acheter”.
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