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Un'arte preziosa nata grazie alle nonne: come cambia (e resiste) il ricamo siciliano

Un antico mestiere che oggi viene mantenuto in vita da alcune realtà imprenditoriali che fanno del ricamo "made in Sicily” un esempio di qualità universalmente conosciuto

Balarm
La redazione
  • 29 giugno 2021

Giuseppe Ciuro

Un mestiere antico, testimonianza viva di un'arte tipica siciliana che viene tramandata da decenni da generazione in generazione e che oggi trova posto anche nell'alta moda.

Stiamo parlando del ricamo, quell'arte preziosa riconosciuta come patrimonio Unesco e inserita dal 2007 nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana.

Prima ancora di essere uno dei mestieri più antichi e nobili dell’isola, infatti, il ricamo è un vero e proprio tesoro di straordinario valore che, grazie alle tecniche e alle forme nate dall’abilità e dall’ingegno delle donne siciliane, ha arricchito di merletti e corredi le nostre case.

Un antico mestiere che resiste al tempo e che oggi viene mantenuto in vita non solo dalle produzioni familiari ma anche da alcune aziende che fanno del ricamo "made in Sicily” un esempio di qualità universalmente riconosciuto.

Ne è un esempio l'azienda palermitana fondata ormai quasi 25 anni fa da Giuseppe Ciuro. Nei laboratori della sua azienzda - By Ciuro - il filo continua correre, l’ago a pungere, in un tripudio di stoffa, carta calcante, velina, ma anche ritmo, precisione e tantissima pazienza.



«Sentiamo la responsabilità di essere testimoni di un patrimonio storico e culturale - spiega l'imprenditore - per questo motivo, su ogni capo lavorato mettiamo tutta la cura dell’artigiano e la passione dell’artista».

Ovviamente le dotazioni tecnologiche sono cambiate, non ci sono più le "nonne" con il tombolo, ma tanti giovani professionisti, fra cui molte donne, che si sono formate e hanno studiato per acquisire competenze in un ambito che ormai strizza l’occhio all’alta moda.

«Qui alla By Ciuro siamo una famiglia – aggiunge Ciuro mentre indica le foto appese al muro che raccontano la storia di un’azienda nata e cresciuto in città. - Credo che sia insito nella natura del nostro lavoro la necessità di creare un ambiente familiare, perché la competenza è importante ma da sola non basta.

Ci vuole anche la cura, quella che ciascuno di noi mette nelle cose che più ci interessano. È questo il segreto del nostro successo: la passione e la dedizione che ciascuno di noi, anche i più giovani, mettono nel loro lavoro».

Nascono così personalizzazioni uniche per abiti, arredi e strumenti di lavoro, con una particolare attenzione al mondo del food and beverage ma anche al mondo dello sport, senza trascurare l’edilizia e l’artigianato.

«L’inclinazione verso l’arte, il senso estetico del bello, oggi come ieri è nel dna di ogni buon ricamatore. Basti pensare ai ricami dei ricchi paliotti degli arredi sacri, dei paramenti del clero o ancora la straordinaria arte degli arazzi siciliani.

Tradizioni che, in punta di piedi e con un grande senso di rispetto cerchiamo di portare avanti lavorando con attenzione quasi maniacale per diversi enti ed istituzioni.

L’anno scorso, ad esempio, abbiamo avuto l’onore di realizzare la nuova bandiera del Cristo Pantocreatore che viene posta ogni anno sulla torre della Cattedrale di Cefalù in occasione della festa del Santissimo Salvatore».

«Proprio nel senso estetico del bello si esprime la vicinanza con il settore dell’alta moda. Abbiamo già diverse collaborazioni con importanti griffe – aggiunge Ciuro – e non nascondo che l’intenzione è quella di rafforzare questo asset, non solo per ragioni di ordine economico, ma per completare un percorso ed offrire alla nuova arte del ricamo la possibilità di portare nell’alta moda il testimone di una storia che si è evoluta nel tempo e che in Sicilia ha ancora tanto da raccontare».

Così, alla soglia dei 25 anni dal giorno in cui è entrata in funzione la prima macchina, l'imprenditore ci tiene a ringraziare tutti coloro che hanno creduto e credono ancora in questa azienda.

«Più di tutti però – conclude - voglio ringraziare mia moglie Angela. Senza di lei, senza i suoi consigli e la sua pazienza, il piccolo miracolo che abbiamo compiuto in un settore sicuramente difficile non sarebbe stato possibile».
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