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Un gioiello che fu (anche) il set de La Piovra: una perla del barocco al centro della Sicilia

Sarebbe stato un centro indigeno ellenizzato con il nome di Maktorium o Maktorion, dal quale ne sarebbe derivato il termine Mazzara, poi mutato nel nome attuale. Ecco qual è

Roberta Barba
Storico dell'arte
  • 22 aprile 2021

Il castello - u cannuni - di Mazzarino (foto di Carmelo Sergio Geraci)

Proprio al centro della Sicilia, su una collina interna nell'entroterra della piana di Gela, a est del fiume Salso, si trova la perla del barocco siciliano della provincia nissena: Mazzarino.

Mazzarinu – come la chiamano i siciliani nel loro dialetto – sarebbe stato, secondo alcune fonti, un centro indigeno ellenizzato con il nome di Maktorium o Maktorion, dal quale ne sarebbe derivato il termine Mazzara, poi mutato nell’attuale Mazzarino.

Il centro indigeno, infatti, sarebbe stato identificato con i resti venuti alla luce nei pressi di Monte Bubbonia, nel territorio di Mazzarino, appunto, scavati da Paolo Orsi nei primi anni del Novecento. L’attuale centro, invece, si è formato in epoca medievale attorno ad un castello di origine araba, del quale oggi non vi sono che i resti.

Mazzarino è uno dei centri storici più interessanti della Sicilia centrale tanto da essere stata inclusa tra i centri del Val di Noto patrimonio dell’Unesco.



Inoltre, per la bellezza delle sue chiese e dei suoi monumenti è stata definita la perla del barocco siciliano della provincia nissena ed è stata dichiarata centro d’arte (DDG 1254/5S del 28.05.2007).

Il turista, arrivato a Mazzarino, sicuramente verrà attratto in primis da u cannuni ovvero il castello di cui resta un’unica torre cilindrica che si staglia verso il cielo ed è stato anche il set della serie tv La Piovra, ma anche dai palazzi storici di bellissima fattura, come Palazzo Alberti uno degli edifici di maggiore valore architettonico, per non parlare delle chiese, come ad esempio la Chiesa di Sant'Ignazio con il suo bellissimo organo privo di canne conservato nella cantoria completata nel 1734 e con annesso il Collegio dei Gesuiti.

A proposito di chiese, è interessante anche dal punto di vista antropologico la chiesa del SS. Crocifisso dell’Olmo. Questa chiesa, infatti, risale al V secolo d.C.; è stata restaurata dai Normanni tra il X e XI secolo e dedicata alla Madonna dell’Itria; distrutta in seguito al terremoto del 1693 e ricostruita ad opera del marchese Filippo Bivona.

Pare che già esistesse un Crocifisso, denominato il Crocifisso delle Grazie.

Oggi, invece, si venera il SS. Crocifisso montato sopra una pesantissima bara di ferro battuto che viene portato a spalla dalla confraternita, ovvero uomini scalzi e nudi coperti soltanto da un saio bianco, per alcune vie del paese la seconda domenica di maggio, per questo motivo viene anche chiamato U Signuri di maiu.

Il nome “Signore dell’Olmo” deriva da una leggenda.

Si racconta, infatti, che in un’epoca imprecisata il Crocifisso fu oggetto di attenzioni da parte di un gruppo di ladri provenienti dalla vicina Piazza Armerina. Uno di questi, poco prima di entrare, piantò una verga di legno di olmo davanti la porta della chiesa, ma questo poco dopo iniziò a germogliare, quasi per miracolo, diventando albero.

I malavitosi, uscendo dalla chiesa, pensarono di trovarsi da tutt’altra parte poiché davanti alla chiesa, entrando, non avevano visto alcun albero, così, spaventati, lasciarono la refurtiva e si diedero alla fuga.

Con il passare del tempo, l’albero crebbe ancora fino a quando nel 1880 l’allora rettore della chiesa, il canonico Don Luigi Farinello, lo fece estirpare per rendere la chiesa più areata. La consuetudine di portare in processione il Crocifisso in legno, di origine Normanna, custodito all’interno di un fercolo di ferro battuto e tutto colorato fu introdotta quando il terribile terremoto dell’11 gennaio 1693, che devastò gran parte della Sicilia, risparmiò il paese da gravi disastri.

Da allora il Crocifisso delle Grazie, oggi dell’Olmo, viene portato ogni anno in processione proprio per continuare quel voto solenne che il popolo di Mazzarino fece al SS. Crocifisso in occasione del terremoto.

Durante la processione, al passaggio del SS Crocifisso, i fedeli, ma soprattutto i bambini dai balconi, lanciano sul fercolo vere e proprie collane di margherite gialle, "sciuri di maiu", appunto. Molte persone seguono la processione a piedi scalzi, per devozione o per grazie ricevute.

La festa si celebra a maggio, in riferimento all’antico uso della Chiesa cattolica di festeggiare l’Inventio Crucis, cioè il ritrovamento della croce di Cristo, avvenuta a Gerusalemme il 3 maggio del 326 d.C. Con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II (1962 -1965) la festività di maggio è stata rimossa, ma le processioni e le feste popolari con il Crocifisso, che si svolgevano in tanti paesi della Sicilia, sono rimaste.

Proprio a maggio, inoltre, la terra torna a rivivere grazie ai fiori che sbocciano e ai nuovi frutti che nascono, dunque, proprio il fiore, quale simbolo della primavera e di rinascita, accompagna la festa del Signore dell’Olmo e i mazzarinesi sono soliti allestire con fiori balconi e strade.

È proprio una grande festa accompagnata da un tripudio di profumi, colori e da una forte devozione religiosa che contraddistingue la cultura popolare mazzarinese e che ogni anno attira numerosi visitatori.
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