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Un lavoro "magico" e gli adesivi storici di Palermo: 40 anni di successi di Francesco Scimemi

Basterebbe raccontare il suo approccio alla magia per comprendere bene che per Francesco Scimemi, prestigiatore e attore palermitano, non è mai stata un gioco

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 8 marzo 2021

Francesco Scimemi e i suoi libri di magia

Basterebbe raccontare il suo approccio alla magia per comprendere bene che per Francesco Scimemi, prestigiatore e attore palermitano, non è mai stata un gioco, semmai una passione che da subito ha definito la sua vita.

«Andai ad una festa di amichetti, avevo otto anni e c’era lì un mago ad intrattenerci. Era Gaspare Lombardo, in arte Goldin; tornando a casa dissi a mia madre che volevo fare il mago e da lì a poco lo contattai e inizia a studiare».

Siamo sul finire degli anni ’70 e Scimemi debutta, all’età di undici anni, al Teatro Dante di Palermo con uno spettacolo di magia classica: niente gioco, dunque, con serietà e professionalità iniziò un percorso che, da oltre 40 anni, lo porta in giro con la sua arte.

Uno spettacolo dopo l’altro, tra convention ed esibizioni dal vivo, nell’84 Scimemi salta pure gli esami del diploma al Liceo Classico Garibaldi (ripetendo di nuovo l’anno scolastico) pur di partecipare ad importanti appuntamenti.



Seguono i Mondiali di magia all’Aia e la magia, non per magia, incontra l’arte drammaturgica.

«Tra una performance e l’altra avevo lavorato ad uno spettacolo, chiamato dall’INDA (Istituto Nazionale di Arte Drammatica), dove interpretavo il corifeo ne Le nuvole di Aristofane all’interno delle rappresentazioni classiche.
Era come dire che iniziavi a giocare a calcio e ti chiamavano per andare a San Siro. Fu più o meno questa l’impressione che ebbi».

Nel 1988 viene a mancare il padre e la scelta di andare a Roma diventa sempre più reale.

«Avevo pochi soldi e andai quasi per scommessa. Decisi di prendere una stanza in un albergo discreto dicendomi che appena avrei finito i soldi sarei tornato a Palermo».

A Palermo, Scimemi era già molto conosciuto: per tre anni si era esibito al Teatro Madison, con Gianni Nanfa, realizzando circa 300 repliche del suo spettacolo.

Insomma da Roma non tornò più a Palermo stabilmente perché, in brevissimo tempo, si fece conoscere ed apprezzare.

«Giocai la carta di presentarmi ad un teatro a Roma, mi dissero che avrei potuto esibirmi per pochi minuti e dopo un po’ di trattativa misi in scena uno spettacolo in piena regola. Il resto lo dicono i numeri: parlo delle 434 repliche del mio spettacolo “Magicomio” (oggi lo stesso spettacolo vanta circa 4000 aperture di sipario).

Durante quel periodo feci anche il mio primo film; fui chiamato per dei quadri in cui avrei dovuto usare solo le mani e poi alla fine sostituii l’attore».

Oltre al talento, alla passione e alla perseveranza ci vuole anche un pizzico di fortuna e trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

In uno degli spettacoli a Roma andarono gli autori di Pippo Baudo che, vedendolo, gli chiesero di prendere parte al programma Tv "Gran Premio".

«Quella si che era televisione. Si facevano le prove, ci si confrontava con gli autori e gli ascolti erano eccezionali e quando uscivo pure le pietre mi riconoscevano. Poi feci oltre cento produzioni che mi portarono in giro per il mondo tra Cile, Spagna, Grecia e Portogallo».

Nel percorso professionale di Scimemi ogni passaggio ha sempre un perché.

«Sono sempre stato un collezionista compulsivo e ho raccolto negli anni una quantità di materiale che poi mi è stato utile nei 14 anni di programmazione di Stracult. Ogni locandina o cimelio era il lancio per un ricordo o un racconto dei nostri ospiti (negli anni Scimemi è stato pure autore del programma Rai).

Proprio in questi giorni poi è arrivata da Palermo la mia collezione di adesivi che un’amica custodiva in soffitta. È stato sorprendente scoprire il potere evocativo di questi adesivi che tra i 10 e i 14 anni raccoglievo in tutta la città. Mi ha riportato indietro nel tempo come una vecchia canzone».

Un crescendo di attività che si è protratto, a ritmi importanti, fino agli inizi del 2000, portando Scimemi a lavorare con Daniele Ciprì, Stefano Bollani e Roberto Cavosi, tra gli altri, oltre alla partecipazione a sei film.

«Tra gli artisti con cui ho lavorato, che sono stati importantissimi, voglio citare Arturo Brachetti, che è come un fratello per me. Siamo stati in giro per l’Europa con lo spettacolo “Brachetti che sorpresa” realizzando 170 date (di cui 168 sold out). E poi Pippo Baudo, il mio fare televisione è cominciato con lui».

La pandemia, come per tutti gli artisti, ha interrotto tournée e programmi di Scimemi che, comunque, durante questi mesi non è stato fermo.

«Ho scritto un libro sul mio spettacolo più famoso “Magicomio” e attendo tempi migliori in cui riprendere la nostra vita normale. Senza il fiato del pubblico non si può andare in scena o pensare di fare spettacoli dal vivo.

Non potrei fare altro lavoro, a parte quello che faccio da quarant’anni. Finché mi diverto sarà questa la mia vita, ogni volta si può trovare una sfaccettatura diversa e mi posso reinventare. Il mio è un lavoro magico».
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