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Un palazzo storto, la cassata siciliana e l'arte contemporanea: un progetto a Palermo

Tre artisti e un curatore hanno scelto un palazzo pendente in centro a Palermo per partire dalla decorazione della cassata e analizzare la società: l'idea è "Cassata Drone"

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 5 luglio 2018

Lo spazio pendente dell'edificio che ospita "Cassata Drone"

La scelta di mettere insieme una cassata siciliana e un drone potrebbe sembrare priva di senso, eppure nulla è lasciato al caso in questa mostra d'arte contemporanea, neanche il palazzo scelto come sede espositiva.

"Cassata Drone" si pone come obiettivo quello di analizzare la tradizione linguistica e culinaria siciliana (cassata, dall'Arabo quas'at) in relazione alla sua cultura geopolitica e militare dal dopoguerra ad oggi (per questo il drone).

Da un lato, la cassata siciliana diventa il punto focale per un'indagine visiva sui temi della decorazione, del gusto, delle tradizioni e del linguaggio.

Dall'altro lato, la parola "drone" apre uno spazio di elaborazione e critica in forme estetiche riguardo la presenza di dispositivi militari in Sicilia che hanno trasformano forzatamente l’Isola in una "portaerei" naturale e strategica (Frontex, Hawk Drone, Predator Drone, MUOS).

Il progetto ideato dall'artista g. olmo stuppia e curato da Giovanni Rendina sarà aperto al pubblico (con ingresso gratuito) fino al 20 settembre 2018, ed è fuori dalla biennale d'arte contemporanea Manifesta12.

L'appartamento, un attico in piazza Borsa (l'ingresso è in via Malta 21), è all'interno del "palazzo storto", così è conosciuto da molti residenti della zona, perché durante la seconda guerra mondiale (nel 1943) fu bombardato in un angolo, in seguito fu riparato ma all'interno non è regolare, pende.

Sono tre gli artisti scelti per dialogare con le loro istallazioni "immersive"con lo spazio espositivo e per affrontare la tematica: la Sicilia con le sue tradizioni e militarizzata come punto strategico nel Mediterraneo.

Gli artisti sono: Raqs Media Collective (un collettivo indiano interdisciplinare fondato nel 1992 a New Dehli), MDR (Maria D Rapicavoli nata a Catania ma vive e lavora a New York) e Stefano Cagol (artista italiano nato a Trento).

I Raqs Media Collective propongono "Cassata Subduction", un’installazione che occupa le due stanze d’ingresso dello spazio con l’interazione di un video con la carta da parati le cui testure si ispirano all'incontro delle placche tettoniche europea e africana e alla storia della città di Palermo.

Maria D Rapicavoli che ha realizzato un’opera che si basa sul senso di instabilità e disorientamento causato dall’irregolarità dell’edificio bombardato.

Portando avanti la sua ricerca sull’idea di spazio aereo, tramite elementi in porcellana e alabastro, l’artista interagirà con l'ambiente "incrinato" a causa degli eventi bellici creando un’installazione site-specific nella stanza centrale dello spazio.

Il progetto di Stefano Cagol si intitola "The Body of Energy" e affronta i temi della sostenibilità, della natura e della società attraverso una sequenza di performance partecipative e sull’utilizzo poetico di un mezzo tecnologico: la termocamera ad infrarossi.

La Flir camera impiegata è in grado di captare gli scambi di calore tra le persone e con l'ambiente. Quest’ultima viene infatti utilizzata dall'artista per tracciare simbolicamente l'energia, rendere visibile l'invisibile attraverso una serie di installazioni video.

La mostra è completamente autoprodotta e autofinanziata, il curatore Rendina e l'artista g. olmo sono le guide che accompagnano i visitatori in questo viaggio tra arte bellezza e drammaticità e che aiutano a cogliere tante piccole ma importanti sfaccettature sulle varie scelte stilistiche, di materiali e contenuti fatte dagli artisti per le loro istallazioni.

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