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Un siciliano famoso: inventò cose da Guerre Stellari ma fu ucciso come Johnny Stecchino

Ha "operato" a Siracusa e ha avuto una vita ricca di successi: fra le tante ha supervisionato la costruzione della nave da guerra più potente che sia mai vista

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • 20 luglio 2020

"La morte di Archimede", dipinto di Thomas Degeorge

Andate al mare, belli come il sole, spaccate il minuto e non andate a sbagliare giorno? il bambino a forma di arancina che appartiene alla famiglia che vi ha montato la tendopoli accanto vi lancia l’ultimo sguardo da western di Sergio Leone. Lui lo sa, più sarà la rincorsa, più forte entrerà in acqua, più il suo corpo tornerà a galla velocemente; e con esso gli schizzi che sono destinati a voi.

Ecco, questo è il principio di Archimede. Lì per lì avrei voluto santiare, tuttavia mi limitai ad usare l’espressione che usò lo scienziato siracusano quando scoprì tale principio: “eureka!” Archimede nasce a Siracusa nel 287 a.C. e si dice fosse figlio di un astronomo di nome Fidia che gli trasmette l’amore per le scienze.

Campa una vita costellata di successi e muore durante il “sacco di Siracusa”, manco di vecchiaia ma per mano di un soldato romano che lo uccide. Pure la sua morte è un mistero, infatti ci sono tre aneddoti: a) Archimede si rifiuta di seguire il soldato romano che prende la spada e, per dirla alla Renato Pozzetto, “taac!” lo accoppa.



B) il soldato si presenta per ucciderlo e lui, come Johnny Stecchino nella scena in cui lo ammazzano al bagno pubblico, dice: “Bottana, e io che l’ho fatta studiare a Detroit… lasciatemi finire!”, solo che invece della pipì Archimede vuole terminare un’esposizione in pubblico.

C) Archimede fa la fine di Patrick Swayze in “Ghost”: il soldato romano lo segue perché crede abbia la borsa piena di oro e invece gli trova solo squadrette, meridiane, sfere e affari suoi: “taac!”, pure qua, e morto.

La migliore dote di Archimede era però quella di essere un grande inventore; e non si capisce se le invenzioni erano più geniali o stravaganti. Polibio, Tito Livio e Plutarco, che erano tre influencer del tempo, ci parlano della “manus ferra”, un braccio meccanico in grado di ribaltare imbarcazioni in battaglia. Un certo Luciano di Samostata invece ci racconta che durante l’assedio di Siracusa, Archimede sconfigge le navi nemiche con il fuoco: in pratica costruisce un sistema di specchi di rame che sfruttando la luce del sole riusciva ad incendiare le navi a distanza.

La cosa bella è che nel 1973 è stato riproposto come esperimento da uno scienziato in una base navale vicino Atene e pare abbia funzionato (ovviamente se quel giorno pioveva Archimede se la scippava nel frack). Poi, siccome è stanco di giocare con i “LEGO”, supervisiona la costruzione della nave da guerra più potente che sia mai vista: la Siracusia. In questo caso il contributo di Archimede fu un aggeggio di nome “cloclea” in grado di pompare l’acqua fuori dalle stive (troppo MacGyver si guardava Archimede).

Poi, dato che in Sicilia erano già ritardatari all’epoca, inventa un orologio ad acqua che funzionava tramite un sistema di valvola galleggiante: in pratica lo stesso della cassetta del cesso. Non fu tanto per la cassetta del cesso, quanto per il fatto che Archimede fu il primo a considerare il tempo come un qualcosa di misurabile con strumenti matematici.

Si parla inoltre di leve che permettevano ad un uomo solo di spostare una nave e di un marchingegno per l’irrigazione dei campi che permetteva di innaffiare attraverso un sistema di pompaggio che si chiamava “vite di Archimede”. Quella che però, secondo me, rimane fra le più belle di tutte ed è degna di Guerre Stellari è “l’architronito” (‘nkia! Già il nome fa arrizzare le carni).

Dell’Architronito ne parla pure Leonardo da Vinci ed era un cannone a vapore potentissimo che si dice fosse stato usato durante l’assedio di Siracusa. Insomma, per farla breve, ormai quando ascolto Lucio Battisti cantare “Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe come fare; con un cacciavite in mano fa miracoli”, se prima mi veniva in mente il mio meccanico, adesso non posso che pensare ad Archimede.

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